Wille Gomez torna a posare per Teamm8

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Wille Gomez è il volto scelto da Teamm8 anche per la promozione della sua linea basic di intimo maschile. Nelle immagini incontriamo il modello che posa su uno sfondo ligneo volto a sottolineare la solidità e la robustezza del suo fisico. Così come abitudine del brand, infatti, la scelta è caduta su un ragazzo che vanta un corpo particolarmente muscoloso e lineamenti duri.
Difficile è non notare anche come lo sfondo si sposi alla perfezione con la pelle abbronzata di Wille, permettendo agli slip bianchi di brillare e risaltare in un contesto di colori caldi.
Il sodalizio con la casa di moda non è certo nuovo e Wille è stato il protagonista anche di altre campagne. Proprio recentemente ha omaggiato il mondo del football americano in un servizio fotografico anch'esso caratterizzato da sfondi quasi neutri in grado di esaltare il suo corpo e i suoi muscoli scolpiti.

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Ecco i finalisti di Mister Gay Italia 2014

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Tutto è già pronto per la finale di Mister Gay Italia 2014 che si terrà domani, venerdì 22 agosto, presso il Mamamia di Torre del Lago. A contendersi l'agognata fascia fascia ci saranno undici ragazzi selezionati in tutta Italia. Sul palco incontreremo così Francesco De Carlo (Puglia), Simone Saverna (Emilia-Romagna), Nicola Bertoli (Toscana), Gianluca Perazzi Boato (Friuli-Venezia Giulia), Mirko Mirto (Lombardia), Marco Porcelli (Campania), Alessandro Dei Agnoli (Veneto), Fabio Panzarella (Emilia-Romagna), Matteo Alciati (Piemonte), Arziom Cristofaro (Puglia) e Marco Fantini (Liguria).
I ragazzi dovranno sfidarsi attraverso cinque prove: tre sfilate (in costume, casual ed eleganti), una prova di abilità in cui, suddivisi in squadre, dovranno montare un mobile in un tempo stabilito e una prova di cultura generale che li vedrà chiamati a conoscere i maggiori personaggi della storia del movimento omosessuale italiano e internazionale.
Nel corso della serata ci sarà anche l’elezione di Mister Gay Italia Social(e), un premio attribuito al finalista che dimostrerà più di altri consapevolezza e partecipazione alle battaglie per i diritti delle persone lgbt.
La giuria sarà composta da Carlo Gabardini, Franco Grillini, Gianmarco Romanini (vice sindaco di Viareggio) e Alessio Cuvello (Mister Gay Italia 2012). La serata sarà presentata da Paolo Tuci e dalla drag La Wanda Gastrica.

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] - Via: Gay.it


I cristiani europei si sentono discriminati perché non possono discriminare

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L'Osservatorio sull'Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani è una realtà che annualmente redirige un report sui casi di discriminazione a cui i cristiani europei sarebbero sottoposti in Europa.
Nella premessa del report 2013 si precisa come «una comunità religiosa è in possesso di privilegi per ragioni storiche, ma ciò non significa che gli altri siano discriminati finché i loro diritti sanciti siano protetti. In una certa misura il ritiro dei privilegi dal cristianesimo costituisce una rottura innaturale con la storia e l'identità, rappresentando un'espressione di ostilità. Questa ostilità non finisce con la rimozione dei privilegi, ma provoca emarginazione ed esclusione sociale e conduce alla negazione dei diritti dei cristiani. È in gioco la parità dei diritti per i cristiani». Ed ancora: «Alcuni governi e attori della società civile lavorano nel senso dell'esclusione anziché dell'accoglienza».
Interessante è che a dirlo siano gli stessi gruppi che stanno conducendo una strenua lotta nei confronti del riconoscimento dei diritti gay, spesso accusando la comunità lgbt di vittimismo o lamentando una presunta volontà di avere dei privilegi attraverso l'approvazione di leggi contro l'omofobia. Ma l'impressione che ci siano due pesi e due misure non finisce certo qui. Ad esempio nell'elenco dei «crimini d'odio commessi contro i cristiani» compare anche una voce in cui si lamenta che «Nell'edizione di gennaio del giornale diocesano, il vescovo di Triste ha pubblicato un articolo sugli insegnamenti della Chiesa riguardo all'omosessualità. A causa di questo il 12 di gennaio circa duecento attivisti omosessuali hanno manifestato davanti alla sua casa costringendolo a non uscire per tutto il pomeriggio». Fermo restando che è facile presumere non si sia trattato di sequestro di persona e che la decisione di non uscire dalla sede vescovile fosse del religioso, pare che il diritto all'opinione e alla manifestazione valga solo per una parte. Così come ribadito anche più avanti quando il documento sostiene che «sui temi moralmente controversi come l'aborto o l'omosessualità, dev'essere sempre rispettata la libertà di coscienza». Inutile a dirsi, a rendere «moralmente controversi» tali temi sono i medesimi che vorrebbero diritto di poter esimersi dal rispetto delle leggi sulla base del propri convincimenti (ovviamente mentre le opinioni opposte non avrebbero il medesimo diritto, considerato come ci si propaga come giudici e beneficiari delle proprie scelte).


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Il presidente dell'Uganda ha formato una legge che criminalizza la trasmissione dell'HIV

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Dopo aver firmato il progetto di legge che aveva introdotto l'ergastolo per i gay (poi invalidata dalla Corte Costituzionale), il presidente ugandese Yoweri Museveni ha ora firmato una nuova legge che introduce la criminalizzare della trasmissione dell'HIV. La norma prevede una pena detentiva di dieci anni per la «trasmissione intenzionale del virus HIV» e cinque anni per la «tenta trasmissione del virus HIV». Sarà anche introdotto l'obbligo di sottoporsi a test decisi dai tribunali anche senza il consenso del diretto interessato.
Nonostante i documenti ufficiali riportino la data del 31 luglio, in Uganda non è raro che tali atti vengano retrodati e c'è da ipotizzare che la firma presidenziale sia stata apposta in questi giorni. La norma venne approvata dal Parlamento il 13 maggio scorso.
Gli attivisti temono che la normativa possa risultare controproducente, rendendo più difficile l'accesso alle cure da parte di persone affette da HIV.
Il coordinatore di US Global AIDS ha sottolineato come «negli ultimi 30 anni abbiamo più assistito allo stigma, alla discriminazione e alla paura, con tutte le politiche sbagliate che derivano da esse e che finiscono con l'alimentare ulteriormente l'epidemia attraverso la dissuasione di chi ha più necessità di accedere alle cure o alla prevenzione». La legge, infatti, assomiglia molte a leggi introdotte negli Stati Uniti in anni passate e poi abrogate una volta costatata la loro inefficacia. Asia Russell, un avvocato con l'organizzazione statunitense Gap Salute (con sede nella capitale ugandese di Kampala) ha aggiunto: «La criminalizzazione dell'HIV non funziona. Si spingono le persone lontano dai servizi e si contribuisce solo a far crescere discriminazione e paura».


A vent'anni dai fatti, la polizia australiana ha presentato le sue scuse per il raid del 7 agosto 1994

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Sarà pur vero che sia meglio tardi che mai, ma la polizia australiana ha presentato solo ora le sue scuse ufficiali per quanto accaduto il 7 agosto 1994.
Quella notte alcuni agenti armati fecero irruzione in nella discoteca gay Victoria Tasty e sequestrarono per ben sette ore i 463 avventori. Si arrivò anche a vere e proprie umiliazioni gratuite, come il sottoporli a perquisizioni rettali dinnanzi agli occhi degli altri clienti.
Ai tempi qualcuno avviò un'azione legale nei confronti della Polizia del Victoria (i danni appurati dai giudici superarono i 10 milioni dollari) anche se molte vittime preferirono rinunciare al risarcimento per paura di doversi ritrovare a fare pubblicamente outing.
Ora, a vent'anni dall'incidente, il commissario Lucinda Nolan ha dichiarato: «Gli eventi che hanno avuto luogo quella notte hanno causato sofferenza e hanno avuto un significativo impatto sul rapporto tra la Polizia di Victoria e la comunità lgbti. È pertanto opportuno rivolgere scuse sincere ai membri della comunità che sono state colpiti dagli eventi di quella notte e anche alla comunità lgbti più ampia per l'impatto che questo evento ha avuto sul nostro rapporto negli ultimi due decenni. Sappiamo che c'è ancora molto lavoro da fare. Sappiamo che ci sono troppi incidenti e reati legati ad omofobia e transfobia. Siamo consapevoli che la comunità lgbti ha bisogno di avere fiducia sul fatto che le loro segnalazioni saranno prese sul serio e che le loro denunce saranno trattate con rispetto».


Russia: condannati per propaganda gay i creatori di un gioco basato sul meccanismo di «obbligo o verità»

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Nella Russia di Putin può capitare che i creatori di un gioco di carte basato sul meccanismo di «obbligo o verità» possano essere condannati in nome della tristemente nota legge contro la «propaganda omosessuale sui minori».
Un tribunale di Smolensk, infatti, ha condannato i suoi creatori ad una multa di 45.000 rubli (circa 930 euro) ed ha disposto il ritiro dal mercato delle carte da gioco.
Sotto accusa ci sarebbero alcune azioni suggerite, come il far finta di essere in un qualche tipo di relazione con gli altri giocatori. Ma dato che le carta non poteva conoscere il loro sesso, si è sostenuto che azioni come il far finta di essere sposati con persone dello stesso sesso potesse incitare all'omosessualità. da qui la condanna.
Al processo non è mancato anche il parere di un non meglio specificato psicologo, pronto a dichiarare alla corte che il gioco avrebbe «un effetto negativo sullo sviluppo della personalità psicosessuale» dei bambini.