Ricky Martin all’Onu per parlare di omofobia



Tra i relatori di una conferenza sull'omofobia organizzata dall'Onu c'era anche Ricky Martin. Dal palco, affiancato dal segretario generale Ban Ki-moon, ha raccontato le sue difficoltà nell'accettarsi («Per molti anni ho vissuto nella paura perché ero cresciuto con un concetto distorto: "Sei gay quindi appartieni all'inferno"») ma oggi dice che volentieri un secondo coming out per poter essere d'esempio a quanti si trovano in difficoltà con il proprio orientamento sessuale. Secondo il cantante, infatti, è importante fare coming out perché «è bello trovare l'amore».
Ma i temi da lui trattati non si sono certo limitati alla sua vita privata. Ricky Martin ha anche ribadito che «gay, lesbiche, bisessuali e transgender hanno gli stessi diritti di tutti gli altri [...] Anche loro sono nati liberi e uguali, ed io sono al loro fianco nella battaglia dei diritti umani [...] Sono qui per denunciare ancora una volta la violenza e per richiedere una parità vera».
Concetti che parrebbero semplici ma che purtroppo non lo sono, soprattutto se si considera che sono ancora 76 gli stati in cui l'omosessualità viene tutt'oggi criminalizzata.
Il cantante ha parlato anche delle critiche ricevute per il suo impegno: «Trovo molto triste che sia su Twitter che su Facebook, ma anche tra i media o tra i miei fan, mi chiedano di smettere di parlare del problema [...] Attualmente sono circondato da persone che stanno combattendo per la stessa causa: uguaglianza, amore e giustizia sociale. Chiediamo solo e soltanto gli stessi diritti. Né più né meno. Siamo uguali».
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