Monsignor Sigalini attacca la Cassazione e chiede che sia il sesto senso della popolazione a decidere
Pubblicato il 11 gennaio 2013 |

A poche ore dalla sentenza della Cassazione che ha sancito come le famiglie gay non siano dannose per i figli, il Vaticano ha già lanciato una sua prima controffensiva.
«Non si può costruire una civiltà attraverso le sentenze dei Tribunali» ha tuonato monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente della Commissione Cei per il Laicato. Ignorando tutti gli studi scientifici che hanno sottolineato come i bambini possano crescere sani e forti anche all'interno delle famiglie omoparentali, ha asserito: «Ci sono studi precisi, dal punto di vista psicologico e filosofico, che debbono aiutare le persone. Non può essere la legge a stabilire quale sia il rapporto migliore con i genitori. Né tocca a un Tribunale dire quale sia la situazione ottimale per un bambino».
Ma a fronte di un'assenza di prove scientifiche, il religioso prova a dribblare il problema e suggerisce che si debba tener conto dell'opinione pubblica: «Se il senso della popolazione rifiuta l'adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali -afferma- è perché intuisce che il bambino sarà in difficoltà in una famiglia composta da due genitori entrambi uomini o entrambi donne».
Verrebbe da dire che la popolazione è portata a non accettare famiglie omoparentali più per per la campagna omofoba condotta dal Vaticano che per una sorta di sesto senso senso (non a caso anche sul fronte politico i cattolici stanno manifestando malumori per la candidatura di due gay nella lista politica appoggiata dalla Chiesa... anche in qual caso è il sesto senso a muoverli o è il «mero pregiudizio» ipotizzato dalla Corte Suprema?).
Ma non solo. Monsignor Sigalini arriva a parlare dell'omofobia come di un sentimento venuto da chissà dove (quasi come se l'atteggiamento del clero non ne fosse una delle cause) ed afferma: «Già un bambino adottato, o in affido, viene da situazioni di disagio, e non è certo la cosa migliore metterlo in un'altra condizione che possa apportargli ulteriori difficoltà, sia per quanto riguarda la crescita, sia il suo rapporto futuro con gli altri».








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