Calciatori gay: nessun problema negli spogliatoi



Il mondo omofobo è solito che gli eterosessuali non possano condividere con i gay spazi come gli spogliatoi o i bagni (forse ricorderete quando Elisabetta Gardini di Forza Italia tentò di creare un "caso" politico per impedire a Vladimir Luxuria di usare i servizi delle donne, ndr). Il dramma di questi mantra è che vengono ripetuti all'infinito e rischiano di essere assimilati quasi come una verità. Ad esempio è questo il motivo che spinse Robbie Rogers (il primo calciatore di Serie A dichiaratamente gay) ad abbandonare il mondo del calcio dopo il suo coming out: «Uno dei motivi che mi fecero decidere di mollare tutto fu la paura -disse- avevo paura di affrontare lo spogliatoio».
Convinto dai LA Galaxy a proseguire la carriera, oggi Rogers racconta che quelle paure erano del tutto infondate: «C'è un buono scambio di battute -ha raccontato- capita che i miei compagni scherzino quando siamo sotto la doccia. Se c'è poca luce mi dicono "Scommetto che Robbie sta andando a farsi la doccia"». Ma quel che è più importante è come abbia chiarito che il clima sia tutt'altro che ostile: «Ho sentito che mi sostenevano e le cose sono cambiate. I ragazzi del Galaxy sono così solidali con me».
Insomma, un lieto fine per quella che pareva destinata ad essere la triste storia di un ragazzo costretto ad abbandonare il proprio sogno perché diverso da come gli omofobi lo avrebbero voluto.
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