Gay e spogliatoi di calcio: Giovanni Licchello racconta la sua esperienza



«L'Italia e il calcio italiano non sono ancora pronti a rendere sereno l'outing di un calciatore». È quanto dichiarato da Giovanni Licchello, attuale Mister Gay ed ex-calciatore, nel corso di un'intervista rilasciata a Sky.
Parlando degli anni in cui militava in serie D e Lega Pro, Licchello racconta: «Ricordo le uscite durante la settimana. Quando qualche mio compagno organizzava una serata a quattro con la ragazza e una sua amica, inventavo sempre impegni urgenti». Ed il motivo di tante bugie viene presto spiegato: «In Italia un omosessuale non vive bene all'interno di uno spogliatoio di calcio, e in generale in qualsiasi sport. Parlo della mia esperienza e posso dire che si recita un ruolo non proprio, cioè quello che soddisfa le pretese d'immagine di un ambiente molto maschilista».
I motivi di fondo, invece, sarebbero quelli già raccontati da atleti di mezzo mondo: «Purtroppo interessi economici muovono grosse fette di questo sport. Gli sponsor finanziano una certa immagine di calciatore e forse, uso il condizionale, i media sarebbero più alla ricerca del gossip che delle gesta professionali. È un fatto di cultura».
Nonostante abbia premesso che «non ho mai preso in considerazione l'idea di fare outing nelle squadre in cui ho giocato, non ne sarei stato capace e non ero pronto nel mio percorso di vita», Licchello afferma che alcuni calciatori si serie A sarebbero «anche pronti a dichiararsi. Non dovrebbe essere il gesto di un singolo, ma dell'intera collettività. Ecco cosa frena i calciatori a dichiararsi».
Riguardo alla possibile reazione dei tifosi ha aggiunto: «Loro vedono nei giocatori l'espressione della virilità e della forza. Anche per questo non mi sono mai dichiarato nelle squadre in cui ho giocato. Naturalmente, nulla preclude a un gay di rappresentare quei valori».
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