Anche nelle Filippine la Chiesa Cattolica lancia la sua offensiva contro il matrrimonio egualitario



Secondo un copione già visto, la Chiesa Cattolica è scesa in trincea per dichiarare guerra alla pari dignità delle minoranze attraverso una guerriglia urbana contro la possibile introduzione del matrimonio egualitario nelle Filippine.
Il presidente della Camera dei Rappresentanti, Pantaleon Alvarez, ha annunciato che è sua intenzione proporre un disegno di legge sulle unioni civili, ma i vescovi hanno prontamente replicato che la Chiesa non premetterà mai che si possano garantire dei diritti civili a quelle minoranze che sono da tempo vittime della loro sanguinosa persecuzione. Come sempre, l'arma di morte che viene utilizzata è una strumentalizzazione politica di Dio, al punto che monsignor Honesto Ongtioco si è persino lanciato nel sostenere che «Agli occhi di Dio una coppia sposata è composta da un uomo e da una donna». Non è dato di sapere come lui pretenda di voler conoscere il pensiero di Dio, anche se appare evidente che è a Dio che lui attribuisce la sua volontà solo per cercare di imporre i suoi diktat al pari di un mafioso che cita il nome del padrino per impedire che qualcuno osi controbattergli e negargli una qualche raccomandazione.
Ma non è finita qui. L'offensiva della Conferenza episcopale filippina si è spinta ad istituire in ogni diocesi un "Ministero per la famiglia" che dica ai fedeli cosa devono pensare in tema di famiglia contro il riconoscimento di quelle famiglie che la Chiesa non vuole riconoscere e che vorrebbe veder discriminati per legge. Già nel 2015 l’episcopato filippino aveva pubblicato una lettera pastorale critica verso le unioni civili, sancendo che la loro posizione si basa sul sostenere che gli eterosessuali stiano agli omosessuali come la razza ariana stava agli ebrei che vennero poi sterminati nei campi di sterminio.
Dal canto suo Radio Vaticana ha già avviato la sua macchina del fango, lamentando come il Presidente, Rodrigo Duterte sia da loro ritenuto troppo gay-friendly perché «è stato il primo sindaco filippino ad avere firmato nel 2012 un un’ordinanza anti-discriminazioni a favore delle minoranze nella città di Davao, tra le quali la comunità Lgbt». Insomma, siamo dinnanzi a gente che sostiene che persino la discriminazione sia cristianamente dovuta se a danno di quei figli di Dio che loro reputano inferiori a loro in virtù di ciò che loro fanno tra le lenzuola.
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