Adinolfi aggiunge anche Carlo Conti e Tiziano Ferro alla sua lista di proscrizione



Alla disperata ricerca di un briciolo di visibilità, pare che Mario Adinolfi abbia ormai compreso che per finire sui giornali gli basta insultare qualcuno. E dato che il suo fatturato si basa esclusivamente sulla promozione dell'odio contro gay e lesbiche, ecco che il mercenario dell'odio si è subito affrettato a sostenere che Tiziano Ferro non abbia alcun diritto di essere invitato a Sanremo. Tra un isulto alla Fedeli e una minaccia alla Bignardi, l'integrslista scrive su Facebook:

Anno scorso Elton John e Nicole Kidman. Quest'anno Tiziano Ferro. Se non sei uno che affitta uteri Carlo Conti non ti fa fare il superospite a Sanremo.

Ed è così che anche Carlo Conti è finito nel libro nero di Adinolfi, insieme ai nomi di chiunque non inneggi alla sua ideologia e non lo riconosca come signore e padrone. E se pare ovvio che Tiziano Ferro sia un cantante che si è guadagnato il successo e cha ha tutte le carte in regola per calcare il palco dell'Ariston, fa ridere che a volerlo giudicare e condannare sia un tizio che sperava di far soldi cantando testi dello spessore di: «Me dicono ciccione, eppure me rimbalza, perché quando magno, non lascio rimanenza».

Evidente è dunque la violenza di un tizio che vorrebbe imporre la sua ideologia attraverso la censura di chiunque osi avere un'opinione diversa dalla sua. Preoccupante è anche come ogni anno si riproponga nel suo aggressivo atteggiamento di insulto degli ospiti di Sanremo e alla loro storia professionale. Il tutto aggravato dal suo amore per un costante ricorso ad offese, insulti e un blasfemo uso dei simboli sacri quali strumenti di offesa.
Non stupisce dunque come i suoi seguaci, ben indittrinati al disprezzo, facciano a gara nel citare Dio quale "gistificazione" dei loro pregiudizi o per dirsi pronti a «pregare» contro i genitori a loro sgraditi, tramutando persino la preghiera in uno strumento di offesa.

Volessimo abbassarci ai loro livello, potremmo augurarci che Dio possa avere pietà di Adinolfi e che la Madonna possa proteggere le sue figlie dalla sua violenza, ancor più dopo che nei suoi comizi le ha pubblicamente minacciate di volerle sottoporre a torture psicologica qualora non dovessero avere l'orientamento sessuale che lui ha deciso per loro. Ed è dunque un padre che pare pronto a rischiare di spingere al suicidio le sue figlie pur di proteggere il suo pregiudizio a dispensare giudizi di condanna contro genitori che manco conosce (e neppure vuole conoscere, altrimenti non si spiegherebbe il suo pretendere che le loro storie non possano essere raccontate). E questo senza osservare come poche figlie gradirebbero vedere che loro padre ha così poco rispetto di loro madre da presentarsi al matrimonio in tuta e scarpe da ginnastica... e il bello è che, tra un insulto e l'altri, sostiene pure che lui e i suoi due matrimoni siano l'emblema dell'unica famiglia che lui non tenterà di attaccare e di distruggere.
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