È un insulto a George Michael l'obiettivo del becero populismo di Adinolfi?



Nel 2007 Mario Adinolfi ha dichiarato di non soffrire di alcuna disfunzione di essere così grasso solo perché gli piace magiare. Considerato che per ogni 15 kg in eccesso il rischio di morte aumenta del 30%, già si comprende il populismo e l'ipocrisia di un uomo che su Facebook scrive:

Tutti questi morti famosi che piangiamo nel 2016 si drogavano come matti. Forse la cosa ha contribuito alla loro prematura fine? No drugs.

Sinceramente sarebbe gentile da parte sua esplicitare quali e quanti dei morti celebri del 2016 facessero uso di droghe, perché il suo parlare di «tutti» dovrebbe farci presumere che Fidel Casto si fumasse gli spinelli o che madre Angelica si sfasciasse di crack.
Se a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, l'impressione è che l'ultra-integralista fosse alla ricerca di un qualunque pretesto che gli potesse permettere di scrivere qualcosa contro quel George Michael che a lui non piaceva perché gay e pure unito civilmente con un altro uomo. Populismo da quattro soldi, dunque, soprattutto se si considera come durante i suoi convegni lui ami promuovere quelle fantomatiche "terapie riparative" che l'Ordine degli Psicologi indica come dannose perché il tentativo di incutere dei sensi di colpa negli adolescenti rischia di spingerli verso un abuso di droghe se non proprio al suicidio. Scrivere "no drugs" mentre si promuove una situazione di disagio e di persecuzione che possa spingere dei minorenni a ricorrervi pare quantomeno irrispettoso e violento. Ma in fondo è di Mario Adinolfi che si sta parlando, quindi pare non c'è nulla di nuovo.

Preoccupante è anche il fanatismo dei suoi seguaci, dove un simile messaggio trova il favore di chi gli scrive: «Mario lo sai che quando si va in prima linea si ricevono schioppettate,non fa niente tu va e dici la verità, grazie per quello che fai per la famiglia cristiana». Una tizia che si presenta con un'immagine metà azzurra e metà rosa per indicare che se si è maschi si deve ingravidare una donna e che si si è femmina ci si deve sottomettere, dice: «George Michael non era un santo però provo pena per lui». E dinnanzi a chi dissente, uno sfegatato del partito di Adinofli invita i suoi compari a prendere un oggetto e «infilatelo lì dove a lui piace. servirà ad alleviare la tristezza della sua vuota esistenza». Insomma, da bravo seguace pare abbia imparato dal suo maestro come ci si debba dichiarare «cristiani» se poi si vuole impunemente insultare il prossimo mentre si inneggia ad una razza ariana come facevano i nazisti.
1 commento