Massimo Gandolfini si auto-proclama vincitore del referendum e chiede di poter dominare l'Italia



Dietro all'odio anti-gay ci sono sempre gli stessi nomi: un manipolo di integralisti che ambisce a creare un mondo in cui tutto sia fatto a loro immagine e somiglianza. Dicono che le loro fantasie sessuali debbano essere ritenuti motivo di supremazia e di dominio in quella che appare come una versione moderna delle "teorie sulla razza" di Hitler, attribuendo valore civile e giuridico all'uso che amano fare del loro pene o della vagina, magari lanciandosi pure nello spergiurare che la loro eiaculazione sia un volere di Dio.
Ma se dietro a rivendicazioni tanto stupide c'è solo la volontà di ottenere potere politico attraverso la legittimazione dei più bassi pregiudizi di una porzione della popolazione,  la loro battaglia si è ora spostata a cercare di screditare e insultare la senatrice Fedeli.
Ad aprire le danze è il solito Mario Adinolfi, il quale chiede le dimissioni del ministro e lamenta che quella donna osa mettere in dubbio le sue teorie. Un inaccettabile affronto per un uomo che basa i suoi introito economici sul commercio dell'odio e sulla promozione di "terapie" che rischiano di causare la morte di un qualche gay (la cui vita è evidentemente sacrificabile se si può trarne un profitto). Ed è ricorrendo alla sua proverbiale macchina del fango che l'integralista afferma: «La spacciatrice di menzogne sul gender evidentemente è abituata a dire bugie. Il problema non è neanche che non è laureata, è che mente spudoratamente. Per un atto del genere in qualsiasi paese del mondo dovrebbe dimettersi seduta stante o essere costretta a farlo».
Inutile a dirsi, l'unico spacciatore di menzogna pare proprio l'accusatore, artefice di un vero e proprio business basato sul commercio dell'odio. Ma a mostraci la violenza e l'intolleranza dei sedicenti gruppi "cattolici" sono anche gli altri esponenti del Family Day , pronti a mettersi in fila per cercare i termini che potessero garantire loro un minimo di visibilità mediatica. C'è chi parla di «una dichiarazione di guerra»,  chi di «una vendetta» o chi sostiene che la senatrice sia «una minaccia» per bambini che rischiano di crescere senza essere divorati dall'odio verso il loro prossimo.
Il gran maestro Massimo Gandolfini ha poi aggiunto che «questa scelta ha chiaramente i toni della provocazione, se non della vendetta, verso le Famiglie del Comitato per il No, colpevoli di aver vinto il referendum». Ovviamente potremmo ricordare che non è lui ad aver vinto e che non basta salire sul carro dei vincitori per poter rivendicare le più perverse ideologie, soprattutto se ci si vuole arrogare il diritto di modificare il quesito che è stato sottoposto agli italiani. Basta un minimo di buonsenso per comprendere che l'essere contrari all'abbattimento del bicameralismo non indica una cieca adesione alla sua ideologia, anche se è con fini politici evidenti che il documentatale cerca di distorcere la realtà per auto-attribuirsi potere senza passare dalle urne.
In questo teatrino dell'integralismo non poteva mancare neppure la solita Manif pour tous, doveil solito Filippo Savarese parla di «una dichiarazione di guerra» e propone iniziative per impedire al ministro di poter lavorare a beneficio della comunità.
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