Unioni civili, il TAR sospende l’ordinanza discriminatoria del sindaco leghista Bitonci



La prima sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto ha sospeso la contestata ordinanza con cui il sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci, aveva tentato di introdurre un trattamento differenziato per le unioni civili che le rendesse meno dignitose rispetto ai matrimoni celebratori tra un uomo e una donna.
Sostenitore dell'omofobia in ogni sua forma, il sindaco aveva cercato di ottenere visibilità promuovendo i convegni omofobi dell'associazione Provita Onlus, patrocinando i comizi del nazionalista russo Alexey Komov o suggerendo roghi di libri a lui sgraditi perché promotori di una cultura del rispetto. In tale scenario appariva evidente la volontà discriminatoria insita nell'ordinanza in cui Bitonci annunciava che a Padova i gay si saperebbero potuti unire civilmente solo solo il mercoledì mattina. le giornate vennero poi estese al lunedì, al mercoledì e al giovedì, continuando a riservare ai soli eterosessuali il sabato (ossia la giornata in cui è più probabile che amici e parenti possano prendere parte alla cerimonia).
Arcigay Tralaltro di Padova fece ricorso e ora i giudici hanno deciso di sospendere in via cautelare il provvedimento comunale, fissando una nuova udienza per il 5 aprile 2017. Viene così dato dato al comma 20 della legge sulle unioni civili, nel quale si scandisce che qualunque disposizione introduca una differenziazione dal matrimonio sia da ritenersi discriminatoria e dunque illegittima.

Mattia Galdiolo, presidente di Arcigay Tralaltro Padova, ha commentato: «Le disposizioni date da Bitonci agli uffici preposti alle Unioni Civili erano totalmente illegittime e frutto di una palese volontà discriminatoria. Bitonci con queste indicazioni ha trascinato Padova nel ridicolo, per il puro gusto di strumentalizzare politicamente la vita dei suoi cittadini e delle sue cittadine. Arcigay Tralaltro Padova ha subito protestato, prima presso l’amministrazione e successivamente per vie legali: l’accoglimento della nostra richiesta nella giornata di ieri riporta la città di Padova in uno stato di legalità e consente finalmente a gay e lesbiche di usufruire appieno di una legge importante. Pertanto possiamo dire che i tempi delle Unioni Civili nelle mattine feriali sono solo un ricordo».
Gli ha fatto eco Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, che aggiunge: «Questa prima pronuncia del Tribunale amministrativo è già un segnale e deve essere raccolto in tutto il Paese", osserva . "Già dalle prime settimane successive all'approvazione della legge sulle unioni civili abbiamo iniziato ad assistere a una speculazione irricevibile da parte di diversi rappresentanti istituzionale che, a dispetto del valore e dell'autorevolezza dei loro ruoli e del rispetto che è dovuto alle leggi dello Stato, specie da chi di quello Stato è rappresentante, hanno deciso di giocare sulla pelle delle coppie di gay e lesbiche una partita squallida, disattendendo la corretta applicazione delle norme. Una battaglia a cui queste persone hanno cercato perfino di dare un valore politico, improvvisando argomenti da analfabeti della pubblica amministrazione, con il solo obiettivo di camuffare malamente la loro triviale omofobia. In attesa della pronuncia definitiva del Tar, ci auguriamo che già questo primo segnale sia sufficiente a richiamare al corretto svolgimento delle proprie funzioni tutti i sindaci, per fortuna non molti, che hanno deciso di imboccare questa deriva. E soprattutto ci auguriamo che il lavoro della magistratura porti a definire una volta per tutte il primato del principio della non discriminazione, sancito dall'articolo 3 della nostra Costituzione, e a svergognare definitivamente gli amministratori e le amministratrici che trasgrediscono il patto costituente».
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