Gli stati Uniti negarono l'accesso come rifugiata anche ad Anna Frank



Dinnanzi alla decisione di Donald Trump di vietare l'accesso ai Paese ai rifugiati provenienti da determinati Paesi del mondo in virtù della situazione geopolitica delle loro terre, su Internet si è iniziato ad osservare come una simile presa di posizione non sia dissimile da quella che l'ingresso negli Stati Uniti come rifugiati ai perseguitati del regime fascista.
Anna Frank è forse uno dei nomi più noti di quel periodo grazie al diario che la ragazza scrisse durante le persecuzioni naziste. Eppure la e la sua famiglia -tra cui il padre Otto, la madre Edith e la sorella Margot- tentarono di ottenere dei visti per poter fuggire negli Stati Uniti. Richard Breitman, un professore di storia presso l'American University, ha raccolto vari documenti che mostravano come le loro molteplici richieste siano state sistematicamente rifiutate.
«Tutti gli sforzi di Otto Frank per ottenere un visto per la sua famiglia negli Stati Uniti non andarono a buon fine a causa delle politiche restrittive sull'immigrazione con cui il governo americano sosteneva di voler proteggere la sicurezza nazionale e la protezione da un afflusso di stranieri durante il tempo di guerra», afferma Breitman. «Oggi Anna Frank potrebbe essere una scrittrice di 77 anni che vive a Boston».
Otto tentò anche la via della corruzione, pagando 5.000 dollari ad un amico perché provasse a cercare di far accettare le sue richieste. Ma tale gesto arrivò solo dopo che gli Stati Uniti bloccarono del tutto l'immigrazione sostenendo che tra di loro potessero esserci delle spie.
Le persone lgbt che chiedono asilo per scappare alla persecuzioni nel loro Paese è aumento di oltre il 400% in cinque anni. Sono state 1.115 le persone che nel 2014 hanno chiesto un visto per poter scappare dalle violenze e dal pericolo di morte.
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