Il Mos sarà parte civile nel processo contro i seguaci di Adinolfi: «Non risparmiano nessuno, nemmeno una dodicenne che si deve misurare con l'odio e la violenza del loro fanatismo»



«A Simona e Stefania i seguaci del Popolo della Famiglia hanno augurato persino la fucilazione immediata, questa non è libertà d'opinione ma solo una campagna d'odio inaccettabile e immorale». Così il Movimento omosessuale sardo (Mos) ha deciso di schierarsi con le due donne sarde che hanno raccontato la loro unione civile nella trasmissione "Stato Civile" di Rai 3 e che sono state vittime di una violenta aggressione capitanata da Mario Adinolfi e dal suo gruppo di seguaci. Non solo, la presidente Barbara Tetti, di volersi costituire parte civile nel processo contro chi ha preso di mira le due domme e le ha vergognosamente «insultate, minacciate e derise».
«Non siamo più disponibili a subire in silenzio le bugie e le minacce di questi esaltati, ci tuteleremo pubblicamente e legalmente -spiega Tetti- Le due donne si sono trovate sotto il fuoco incrociato di centinaia di integralisti cattolici che hanno risposto all'appello alla mobilitazione contro il programma di Rai3 del loro leader Mario Adinolfi. I cattolici del Popolo della Famiglia non risparmiano nessuno, nemmeno la piccola Desirè, la figlia naturale di Stefania, che a soli dodici anni si deve misurare con l'odio e la violenza del loro fanatismo». È dunque in difesa dei bambini che si cercherà di fermare la promozione all'odio che Adinolfi.
Barbara Tetti ha anche osservato come «chiunque le abbia viste in TV o le conosca personalmente, non ha dubbi: la loro è una vera famiglia, con tanto amore, rispetto, riconoscimento reciproco. Tutto quello che manca alle molte famiglie degli 'odiatori professionisti' del Family Day, a cominciare dal suo capo: divorziato, risposato a Las Vegas e padre di due bambine da madri diverse». «Tutto ciò non è più tollerabile, per questo ci tuteleremo pubblicamente e legalmente».
2 commenti