La seconda moglie di Adinolfi si dichiara più integralista del marito



Nei suoi convegni Mario Adinolfi ama sostenere che il praticare sesso vaginale debba conferire maggiori diritti civili e maggiori tutele giuridiche in virtù di quella che lui sostiene sia una "legge" voluta da Dio. Peccato che quei precetti ci porterebbero dover constatare che lui risulti tutt'oggi sposato con la sua prima prima moglie in virtù di quella indissolubile unione che ha celebrato al cospetto di Dio, facendo figurare Silvia Pardolesisia come una tizia che semplicemente dorme nel suo letto.
Eppure i sue si sono "sposati" in un casinò di Las Vegas con due testimoni di fortuna ed oggi vanno in giro a dire di essere "marito" e "moglie". Ovviamente l'uso delle virgolette non vuole mancare di rispetto alle persone per bene che si sono risposate, ma sembrano opportune per riservare alla loro unione lo stesso trattamento che l'integralismo riserva ai matrimoni gay. Perché se Mario Adinolfi e Silvia Pardolesi si sono visti trascrivere dallo stato italiano il loro matrimonio californiano, lo stesso non avviene se a chiedere la trascrizione del medesimo documento sono due uomini o due donne con i due che si vantano di essere in prima fila nella difesa di quella discriminazione. Tutto ciò nonostante di tratti del medesimo documento, stampato sulla medesima carta da parte dal medesimo funzionario civile.

Intervistata da Radio Cusano Campus, la "moglie" di Adinolfi ha dichiarato di essere più integralista di lui. Dice: «Le unioni civili ce le vogliono spacciare come matrimonio, ma matrimonio non è. E trovo scandalosa la cosa della reversibilità. Un uomo e una donna che si uniscono tramite unione civile non hanno diritto alla reversibilità, se si uniscono due gay o due lesbiche sì. Per me non è giusto».
Ovviamente pare superfluo ricordarle che un uomo e una donna si possono sposare mentre è proprio suo "marito" a battersi strenuamente per impedire i gay e le lesbiche possano accedere al medesimo istituto civile. Se poi lei non condivide che gay e lesbiche  possano ottenere pari diritti a fronte di uguali doveri, forse dovrebbe tenere a mente che qualcun altro potrebbe non condividere l'ipotesi che la sua reversibilità debba essere pagata anche con le tasse versate di quelle persone che lei vorrebbe sfruttare a proprio vantaggio in quella che ha tutta l'aria di una nuova forma di schiavitù

Nell'intervista la donna si è anche scagliata contro la ragazza nigeriana che ha vinto il titolo di miss Finaldia, sostenendo che «Non mi sembra un granché. Non perché nera…Non mi sembra particolarmente carina, ce ne erano altre meglio, la sua vittoria sembra un po’ forzata, una mossa politicamente corretta». Insomma, che si tratti di gay o di persone di colore, si arriva sempre a sostenere che qualunque conquista venga ottenuta dagli altri possa essere criticata e condannata accusando di buonismo chiunque abbia opinioni diverse dalle sue. Ed ancora, ricalcando il facile vittimismo del "marito", la donna ha pure dichiarato che «le persone salutano Adinolfi facendogli i complimenti. Il problema è più sul web. L’unico problema ci fu quando gli fecero delle foto per metterle poi su una pagina Facebook, ma lui era con la nostra bambina. Se siamo io e lui è un conto, se di mezzo ci va la nostra bambina è un’altra cosa».
E dinnanzi ad una simile affermazione, viene legittimo domandarsi se quella frase fosse riferita proprio a suo "marito" dato che il suo profilo è ricolmo di immagini che mostrano sua figlia, forniscono l'indirizzo del parco giochi dove va a giocare o la sfruttano per promuovere il suo sito. E dinnanzi ad una pagina pubblica come quella, si ha davvero l'impressione di essere dinnanzi a chi usa i figli come pretesto per lanciare accuse promozionali, dato che appare ovvio che se la preoccupazione fosse una doverosa privacy dei propri figli, probabilmente non li si porterebbero sul palco di una manifestazione integralista pubblica come il Family day per poi condividere quegli scatti sui social network.
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