L'Olocausto e quella situazione sociale così simile a quella odierna



Ogni anno, il 27 gennaio, in occasione dell'anniversario della liberazione del campo di Auschwitz, si celebra la giornata della memoria, e si tenta di ravvivare il ricordo di uno dei periodi più oscuri della storia, durante il quale furono sterminati milioni e milioni di persone. Il termine Olocausto deriva dal greco "bruciare interamente", e indicava in origine il tipo di sacrificio più retto nel Giudaismo, per cui l'offerta deve essere divorata dalle fiamme in ogni sua parte. La parola richiama direttamente alla volontà nazista di cancellare del tutto la presenza ebraica in Europa, ma è carica di un significato ancora più profondo e tetro, perché nella furia del regime furono invischiate tutte le categorie che corrompevano l'immagine del superuomo ariano: popoli Zigani e omosessuali furono prima perseguitati e poi massacrati a migliaia. Ci si chiede se una mostruosità tanto grande da risultare, al giorno d'oggi, lontana e difficile da immaginare sia in qualche maniera attualizzabile, o non costituisca un "unicum" dal quale possiamo sentirci al sicuro. La memoria è solo commemorazione delle vittime o anche riflessione sulla carneficina? La Storia si potrà mai ripetere? La risposta è meno univoca di quanto si possa pensare.
La situazione sociale degli anni venti non era poi così lontana da quella dell'Europa odierna, anzi fra di esse vi sono somiglianze inaspettate; allora come ora esistevano delle associazioni che promuovevano i diritti degli omosessuali e la loro inclusione nella società civile, tanto che proprio nel 1929 una coalizione di centrosinistra era riuscita a far approvare ad una commissione del parlamento federale tedesco l'abrogazione del paragrafo 175, che puniva con il carcere ogni rapporto omosessuale, anche avuto in privato. A Berlino come a Parigi la vita gay era una consuetudine florida e in evidenza, e istituti scientifici di alto profilo studiavano apertamente la condizione omosessuale. In quel periodo nacquero gli antenati dei movimenti di liberazione che in questi anni hanno dato un forte impulso proprio alla realizzazione delle leggi sulle unioni civili, approvate anch'esse da coalizioni di centro sinistra. Così come allora rimane intenso il dibattito sulla natura della omoaffettività e delle questioni di genere, anche se con strumenti diversi, e senza il discorso di patologia che caratterizzava gli studi di quegli anni. Contenuti diversi, ma una forma che rimane costante e che si smarca dal percorso storico: la paura di ciò che esula da una normalità idealizzata, e la tentazione di escludere e allontanare parti intere della società, fanno parte della psicologia dell'uomo, sono pericoli che dobbiamo sempre tenere ben presenti, per evitare di ricadere, seppur con modalità meno violente, negli stessi errori che hanno macchiato il nostro passato.
il 6 maggio 1933 la gioventù Hitleriana diede fuoco all'"Istituto per la ricerca sessuale" di Berlino, cancellando per sempre il risultato di 14 anni di studi, e requesendo i registri che riportavano le identità di migliaia di omosessuali dichiarati. Quelle stesse fiamme che avevano raso al suolo il Reichstag cancellarono, negli anni successivi, la dignità, poi la vita, infine la memoria di milioni di persone, compreso un numero che varia da 10000 a 600000 uomini omosessuali.

* Testo di GrandaQueer e Agedo Cuneo.
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