Provita bolla come "bestie" le madri che regalano la vita ai figli dei gay



Pare sempre più inaccettabile il livello di violenza verbale che l'associazione "Provita onlus" riserva a quei bambini che loro non vorrebbero fossero mai nati, in quella perversa logica che porta la loro associazione a tentare di imporre parti a chi non vuole figli e divieti a chi è pronto a donare loro amore. E se è lecito avere opinioni divergenti sulla gpa, non lo è l'altrettanto la strenua ricerca di vocaboli inappropriati al fine di sostenere che i figli dei gay non debbano avere le medesime tutele previste per i loro coetanei (compresi quelli nati da coppie etero in Russia dove il loro amato Putin garantisce persino il completo anonimato della madre naturale). Con brutale violenza, il gruppo integralista si è scagliato contro la sentenza con cui i giudici di appello di Milano hanno riconosciuto il supremo interesse dei minori a veder riconosciuta la parentela sancita dalla legge canadese, scrivendo:

Due Italiani sono andati in California a comprare due bambini col metodo dell’utero in affitto.
Hanno assoldato la stessa “breeder” (bestia da riproduzione), cioè la stessa schiava che ha partorito i due piccoli, nella quale sono stati impiantati gli embrioni (e non veniteci a dire che le donne che danno l’utero in affitto lo fanno per spirito di liberalità…).

Interessante è come Provita possa anche solo sostenere che una libera scelta di una donna sia una firma di schiavitù o che ciò possa legittimarli a definirla «una bestia». Ancor più se si considera come il loro gruppo si batta per impedire qualunque decisione alle donne per imporre il parto sulla base di scelte altrui (a cominciare da quei sedicenti "medici obiettori" che tanto amano lodare) per poi fingersi femministi nel loro dirsi fieramente convinti che siano loro a dover scegliere come una donna debba usare il proprio utero.

Ed è sempre con toni degli della peggior propaganda di regime che aggiungono:

Gli embrioni erano stati ottenuti dagli ovociti comprati da un’altra donna (chissà se si sono chiesti di quali sintomi della iperstimolazione ovarica abbia sofferto quest’ultima).
Il seme però appartiene ai due padri. Quindi questi bambini, in California, risultano fratelli, entrambi con i cognomi dei due padri, ma senza una madre, anche se – tecnicamente – condividono anche le due madri che hanno cooperato per metterli al mondo.
La legge italiana vieta espressamente questo indecoroso uso e abuso di esseri umani. Il popolo italiano in ogni circostanza ha mostrato d’essere in stragrande maggioranza contrario.
Ma i giudici della Corte d’Appello di Milano se ne infischiano e consentono alla registrazione dell’atto di nascita dei bambini all’anagrafe italiana: essi risultano gemelli, figli di due padri quindi e di nessuna madre, ma non fratelli, per la legge italiana.

Insomma, in virtù di come l'associazione ami sfruttare la gpa per creare disprezzo verso i gay (caso vuole che non si curino di quella stragrande maggioranza di bambini nati mediante gpa da coppie eterosessuali), sostengono che i due minori sarebbero dovuti essere resi orfani per gratificare la loro sete di odio. Ed è poi spergiurando che l'interesse di quei bambini sarebbe quello di essere ritenuti legati ad una madre che non li ha riconosciuti piuttosto che a chi si occupa di loro, spergiurano:

Abbiamo già spiegato che è falso: ciascuno è figlio di uno dei due uomini, e di due donne. Ma della realtà, ormai, neanche i giudici si preoccupano più di tanto. Sono votati a farci digerire l’ignobile pratica dell’utero in affitto a forza di sentenze.

Secondo tale logica, dunque, anche un bambino non riconosciuto in ospedale dovrebbe essere reso non adottabile dato che ha una madre, così come i figli di Gandolfini non dovrebbero avere tutele giuridiche dato che lui e sua moglie non hanno provveduto a procreateli ma, secondo il gergo di Provita, se li sarebbero "procurati" con altri mezzi.

Intenzionati anche a sostenere che quei bambini non devono avere diritti né tutele in virtù di quanto siano sgraditi agli integralisti, Provita cita Avvenire per asserire:

Il tutto in nome dell’«interesse superiore del minore»: secondo la sentenza «le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo» sono tali che la legge italiana non conta.
Ancora la Morresi: “Per analogia, ci chiediamo quanto si tarderà a trascrivere atti di matrimoni poligamici, in nome del rispetto dei diritti fondamentali di chi quei matrimoni li ha consapevolmente contratti, in un altro Paese, rispettando antichissime tradizioni locali”.

Insomma, quei bambini devono essere puniti nel nome di Dio. E dinnanzi ad una simile promozione della violenza sui minori, c'è da rimanere sbigottiti dinnanzi a chi dice di promuovere l'omofobia "in difesa dei bambini" per poi sostenere che la loto ideologia debba privare dei minori dal loro diritto alle tutele giuridiche. Con tanto di vescovi pronti ad avallare quella bestiale ritorsione che mira a colpire dei minori indifesi.
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