Fa'afafine a Trento. I novanta ragazzi che applaudivano in sala coprono le proteste dei sei contestatori di Forza Nuova



Le proteste di Forza Nuova e le contestazioni dei consiglieri Claudio Cia e Rodolfo Borga non hanno fermato la messa in scena dello spettacolo "Fa'afafine" a Trento. E mentre novanta ragazzi applaudivano entusiasti, fuori dal teatro c'erano solo sei forzanovisti che protestavano. Su uno striscione avevano scritto "Come natura crea", su uno più piccolo il solito "2+2=4" insegnato loro dalla propaganda di Gianfranco Amato. Inoltre, nella notte, ignoti avevano agito come ladri nell'affiggere un ulteriore striscione con scritto "La favola del gender che non esiste".
«Spettacoli come questo –sostiene una nota ufficiale di Forza Nuova– altro non fanno che mettere in confusione i bambini in tenera età con lo scopo di portarli, da adulti, ad una succube accettazione di tutto questo. Questo spettacolo, i libri mirati per l’infanzia, il “gioco del rispetto” hanno un solo ed unico obbiettivo: insegnare una promiscua sessualità, una promiscuità di genere ponendo sullo stesso piano uomini e donne dimenticandosi della differenza biologica».
Eppure chi ha visto lo spettacolo non pare comprendere come tutto ciò possa riguardare ciò che è andato in scena, ossia la storia di un ragazzo che aveva paura di uscire dalla sua stanza perché veniva preso in giro dai suoi compagni. Ma Alex trova Anche il coraggio di parlarne con i suoi genitori, ottenendo una risposta ha commosso molti spettatori: «Te lo promettiamo, anche tu un giorno troverai chi ti ama per quello che sei».
Insomma, una rassicurazione e una promessa di felicità che potrebbero fare la differenza tra la vita e la morte per chi è vittima di bullismo e non vede la luce alla fine del tunnel in cui è stato rinchiuso.

Come osserva Il Dolomiti, chi era lì per protestare non aveva manco idea di quale fosse la trama: «No, nessuno di noi l'ha visto -dicono- Ma noi lo contestiamo perché fa passare il messaggio che ciascuno può decidere di essere ciò che vuole». Evidentemente pensano di saperlo per scienza infusa o, più probabilmente, perché la stampa integralista glielo ha fatto credere. Ed è con una puntualità ineccepibile che Il Dolomiti osserva quella sconcertante realtà:

Non l'hanno visto, lo hanno ammesso loro, e non sanno che Alex si è rinchiuso nella propria stanza per sfuggire alle battutine, alle risate di scherno, alle piccole e grandi violenze che subisce a scuola tutti i santi giorni. E non sanno che Alex non vuole uscire dalla cameretta per sottrarsi all'indice puntato che gli dice “tu sei strano”. Lui sogna di andare sull'isola di Samoa, dove quelli 'strani', quelli che non si sentono né maschi né femmina, hanno addirittura un nome, sono rispettati, nessuno li giudica e nessuno li condanna. L'ha letto su wikipedia che a Samoa esistono quelli come lui, i fa'afafine.
Ma non l'hanno visto nemmeno Claudio Cia e Rodolfo Borga, i consiglieri provinciali che tanto hanno detto e fatto contro lo spettacolo andato in scena oggi. Perché secondo loro di queste cose ai bambini non si deve mai parlare, e l'educazione spetta solo alla famiglia. La scuola deve insegnare solo a fare due più due, e spiegare bene bene che fa quattro. No hanno avuto neanche un briciolo di curiosità, quella intellettuale, quella che fa mettere il naso nelle cose per capirle meglio.
Non l'hanno visto quindi non sanno che Alex lì da solo nella sua stanzetta ha giocato con i suoi pupazzi creandosi un mondo tutto suo. Non lo sanno che i genitori erano fuori dalla porta indaffarati, senza tempo per capire il figlio, per parlare un po' con lui, con la fretta di chi deve correre al lavoro. Non lo sanno che la fantasia di quel ragazzo era così tanta da farlo uscire dalla stanza col pensiero per poter varcare la claustrofobia di quella somma che per forza deve dare quattro sempre e in ogni caso.

Quei novanta ragazzi che hanno assistito allo spettacolo paiono avere un'opinione assai diversa da chi la lanciato sterili polemiche per partito preso. Hanno vissuto il bullismo insieme ad Alex, hanno scoperto che non esiste un modo giusto di esser ed hanno persino riso quando il padre di Alex è svenuto alla notizia di suo figlio che voleva posare il suo amichetto della scuola. Ma c'è anche il lieto fine, con la consapevolezza che la famiglia non è ciò che stabilisce Gianfranco Amato attraverso una conta dei peni e delle vagine, ma è quel luogo in cui i genitori sanno capirti e in cui tutti si supportano a vicenda.

Il direttore del Centro culturale Santa Chiara non ha mancato di osservare come quelle polemiche siano state del tutto inutili e come abbiano portato a pratiche burocratiche eccessive a fronte di una giusta che pareva spaventata dalle minacce di quei giornali che vivono di propaganda d'odio, magari pubblicando pure filmati in cui si mostrano in compagnia del magnate russo che ha finanziato l'invasione dell'Ucraina o che vantano stetti legami con la lobby dei cavalieri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro.
Ma nonostante il gioco di specchi con cui cercano di fingersi più numero di quanti realmente siano, alla fine si presentano solo in sei a protestare...

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