L'organizzazione di Cascioli attacca i giudici: «I tre ragazzi del Cassero sono checche blasfeme, la loro libertà di espressione va punita»



I casi sono due: o accettiamo chi sostiene che basti appendere un qualche quadretto della Madonna per potersi dire "cristiani" o chiediamo che la propria vita sia espressione del credo che si professa. E di certo non pare esserci nulla di cristiano in chi nomina il nome di Dio invano per giustificare ogni forma di violenza contro qualunque minoranza, si tratti di gay, immigrati o persone con un colore della pelle diverso.
Per questo motivo fa sorridere che l'organizzazione di Riccardo Casioli, da anni impegnato nella promozione di una cultura del disprezzo, possa lanciarsi nelle sue solite reazioni isteriche contro chi ha sottolineato come la denuncia di un abuso del sentimento religioso non possa essere accusata del rato di villipendio alla religione.
Basterebbe mezzo neurone funzionante per comprendere che la critica del cassero non era verso Gesù ma verso chi usa Gesù per promuovere odio, eppure è dalle pagine del La Nuova Bussola Quotidiana che l'organizzazione di Cascioli sbraita:

I blasfemi sono categorie protette: purché si dichiarino gay, laici e rispettosi dei diritti umani e civili. Per quelli religiosi si può tranquillamente metterci una pietra sopra. A Bologna nel 2015 il circolo gay il Cassero, coccolato e lautamente finanziato dal Comune e dallo Stato aveva fatto discutere. Aveva organizzato una serata ad alto tasso gay trasgressivo chiamata “venerdì credici”. L’immagine utilizzata su Facebook per promuovere la serata faceva letteralmente schifo e non stiamo esprimendo un giudizio solo estetico. Tre bellimbusti in pose “da checca” si trastullavano una croce della quale si servivano per mimare immonde scene di sesso anale o orale. Schifo a parte, era la motivazione a dare al tutto un non so che di orridamente diabolico: “notte eretica e scaramantica” con tanto di “sbattezzo point”.

Se l'etichettare come "checche" tre ragazzi dimostra quanta malvagità e quanto pregiudizio scorrano nelle vene avvelenate dal disprezzo di Cascioli, potremmo forse rassicurarlo su quanto faccia assai più schifo vedere lui con crocefissi e madonne a promuovere odio. Fa schifo vederlo bestemmiare il nome di Dio mentre sostiene di essere "migliore" di loro per diritto di nascita e fa schifo vederlo seduto al fianco di Luca Di Tolve per suggerire a dei genitori di ragazzi in età scolare il ricorso a fantomatiche "terapie riparateve" qualora l'orientamento sessuali dei figli non sia loro gradito. Il tutto, ovviamente, fregandosene di come quel suggerimento potrebbe spingere alcuni ragazzi al suicidio.

Ed è così che quella stessa gente che da anni sostiene che l'odio omofobico debba essere ritenuto una lecita "libertà di espressione", scrive:

Già. In effetti stando alle motivazioni del pm di cose da dire ce ne sarebbero. Nel dispositivo di archiviazione infatti, che la Nuova BQ ha potuto visionare, il magistrato dice che “le condotte stigmatizzate non sono rivolte a manifestare spregio e vilipendio del credo cristiano cattolico quanto espressione, in forme certo criticabili per la qualità dei contenuti umorisico/satirici, delle istanze culturali e sociali promosse dall’associazione che ha come scopo il rispetto e la promozione dei diritti umani e civili”.
Detta così per il pm utilizzare una croce come un simbolo fallico rappresenta un’istanza umoristica giustificata dal fatto che il Cassero si occupa “meritoriamente” di promuovere il rispetto de diritti umani. Ora, che cosa ci trovi la Plazzi di umoristico è cosa tra il grottesco e lo scandaloso. Quale sia poi il diritto umano che si promuove quando si calpesta un altro diritto, quello che nasce dal sentimento religioso, è un sillogismo che proprio non riusciamo ad afferrare.

La Plazzi considera poi che le azioni e le finalità del Cassero “trovano un importante spazio nelle iniziative di carattere ludico come quella pubblicizzata dalla pagina Facebook dell’associazione che, stante la libertà di espressione riconosciuta a tutti i cittadini, possono ben includere espressioni di satira nei confronti degli apparati e delle icone religiose senza per questo individuare in essere l’obiettivo di azioni denigratorie”.

Tesi curiose per chi sosteneva che sia sua «umoristico» rappresentare i gay come nazisti. E cvhe dire di come l'organizzazione politica Provita, vicina a Cascioli, cercò di archiviare alcune accuse di promozione dell'odio appellandosi proprio al diritto di satira. Toni Brandi dichiarò: «Vogliamo anche sperare che l’uso del termine “Gaystapo” rientri nel diritto di satira che dovrebbe essere garantito in ogni paese civile: non si prende di mira una persona o un gruppo di persone, ma una mentalità». Ma, come sempre, pare che questa gente ami sostenere che i loro diritti siano superiori a quelli degli altri e che le loro azioni debbano essere valutate in modo diverso a prescindere.
Ma l'univa vera domanda è il chiedersi se sia più blasfemo ironizzare su un suo politico della religione o il macchiarsi di atti blasfemi e violenti come il nominare il nome di Dio quale giustificazione a politiche naziste e a discriminazioni istituzionalizzate verso interi gruppi. L'evidenza è che non è colpa di Gesù se c'è chi si allontana dalla religione e prova astio verso i simboli sacri, la colpa è tutta di quei personaggi alla Cascioli che cercano di far credere che le loro parole d'odio abbiano qualche attinenza con Gesù e che la loro violenza contro l'esistenza altruisti sia la conseguenza di una religione.

Sostenendo che i gay siano persone che attaccano una presunta fede di cui lui si dichiara massimo esponente, aggiunge:

Niente male. Ecco servito con tanto di timbro della Procura un lasciapassare per gli omosessualisti militanti, che con la scusa della “promozione della cultura gay-lesbica in tutte le sue forme artistico culturali” potranno d’ora in avanti rovesciare tonnellate di sterco in quella che a tutti gli effetti è una crociata contro la fede e la Chiesa, garantita dai loro statuti. Il pm infatti, per giustificare quelle immagini parte proprio dalla “mission” del Cassero per sollevare così il circolo da ogni responsabilità penale. In pratica, un magistrato italiano ha certificato che nella promozione della causa gay rientra anche la guerra culturale alla Chiesa cattolica, con tanto di sgambetti e immagini irriverenti del sentimento religioso, quindi tutto è permesso.

Non pago di affermazioni ideologiche che risultano patetici tentativi vi creare iodio contro interi gruppi attraverso nuove bestemmie a Dio nel nome di un integralista che si crede migliore di Dio nel suo insaziabile tentato di modificare il creato in un'ottica in cui lui possa essere ritenuto il metro di paragone ultimo per condannare tutto e tutti, l'integralista Cascioli prosegue con il suo sostenere che:

E’ evidente che i movimenti gay possono così portare avanti tutte le istanze dal momento che vengono protetti con giustificazioni culturali che nessuno potrà mai mettere in discussione, pena l’accusa di omofobia, reato tra l’altro inesistente ma ormai mediaticamente accertato. In futuro potremmo avere le più dissacranti scene in chiave Lgbt e doverle accettare, mentre magari una critica ragionata e motivata a quella che è sempre più evidente come una dittatura del pensiero omosessualista, diventare di colpo una bella accusa di omofobia.
E questa come la spieghiamo? Forse con le parole che l’allora arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra utilizzò per commentare quella scenata: “Quando si invoca la libertà di espressione a giustificazione della libertà di insulto, c’è da chiedersi se sia prossima la fine della democrazia”. Come dargli torto? Ecco servito il passaggio dalla democrazia alla gaycrazia.

Ovviamente sotto accusa si sono solo i gay, anche se basta uscire di casa per trovare flotte di eterosessuali che bestemmiano da mattina a sera senza che ciò lo infastidisca. E pare ovvio anche che simili articoli servano solo a creare comntrapposizioni inutili, ma in fondo sappiamo anche che Casioli è il primo ad odiare Gesù e il Vaticano, così come si può facilmente evincere dai continui attacchi che devitaminizzano il pontificato per inneggiare a quei bravi preti ortodossi che benedicono il fosforo bianco che brucerà vivi i bambini islamici.

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Nella foto: Riccardo Cascioli in compagnia di Carlo Caffarra.
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