Mario Adinolfi: «Pagherò le mamme togliendo la reversibilità dei gay». Ma poi spiega i suoi conti linkando a siti-bufala



Il povero Mario Adinolfi non sa più che inventarsi pur di far parlare di sé. L'ultima idea che gli è venuta è quella di proporsi come una sorta di Robin Hood che toglierà ai gay per dare agli etero. Ripetendo ad oltranza che la sua passione per le tette debba rendere le sue due famiglie più meritevoli di diritti civili rispetto a quelle di quei gay, afferma:

Il Popolo della Famiglia è nato per far sì che la politica torni a mettere al centro della propria azione il riconoscimento del ruolo della famiglia naturale, conformemente a quanto scritto nell'articolo 29 della Costituzione, dopo decenni di politiche familiari sostanzialmente inesistenti e un'ultima legislatura in cui si è passati addirittura ad una costante produzione di norme contro la famiglia approvate con il voto di gruppi politici di centrodestra e di centrosinistra, dal divorzio breve alle unioni gay con annesso rischio di cancellazione dell'istituto della pensione di reversibilità.

Ovviamente nessuno ha mai parlato di cancellazione della reversibilità, ma quello è lo spauracchio con cui Adinolfi sperava di poter creare paura ne

 sottrarre pari dignità ai gay in modo da potersi intascare i loro soldi. In fondo deve creare paura se vuole aizzare i suoi fedelissimi contro i gay al pari di rottweiler rabbiosi.
Poi, riprendendo una proposta che attribuisce a don Oreste Benzi, Adinofli, l'integralista dice che il suo partitino si batterà per introdurre quella che Gianfranco Amato chiama "reddito di maternità". E spiega:

Cos'è il reddito di maternità? Si tratta di una indennità di 1.000 euro al mese che la donna che intende dedicarsi alla crescita dei figli in via esclusiva può percepire se vive in un nucleo familiare dal reddito inferiore ai 60mila euro annui. L'indennità è vitalizia se la donna si dedica alla crescita dei figli in termini esclusivi, si perde ovviamente se la donna sceglie il lavoro esterno alla famiglia.

La proposta sarebbe ovviamente riservata solo alle donne perché l'ideologia di genere di Adinolfi ama sostenere che per natura la donna abbia il compito di curare i figli mentre l'uomo si occupa del testo. Se un uomo volesse stare a casa a fare il padre, verrebbe escluso perché i figli sono "cose da donne".

Sostenendo poi che il pagamento della produzione di bambini costerà pochissimo, Adinolfi si lancia in conti che paiono scollegati da qualunque logica:

E veniamo alla domanda cruciale: quanto costa il reddito di maternità? La risposta è: purtroppo, pochissimo. Quasi niente se rapportato alla proposta grillina di "reddito di cittadinanza" (780 euro mensili a tutti i milioni di cittadini italiani privi di occupazione) e meno ancora del "reddito minimo garantito", tradizionale proposta della sinistra italiana. Il reddito di maternità costa pochissimo perché pochissime sono le donne italiane che fanno figli: poco più di trecentomila persone l'anno. Una buona parte di questa platea, poi, ha o avrà rapporti lavorativi, insomma saranno donne che sceglieranno il lavoro (ad oggi il 90% delle mamme ha lavorato o lavorerà a pochi mesi dal parto). Quindi la scelta inizialmente potrà essere intrapresa da circa trentamila donne nel primo anno di applicazione della norma, con un costo per le casse dello stato di 360 milioni di euro.

Praticamente 16 volte il costo stimato per la reversibilità ai gay (che la Ragioneria di stato stima che a regime costerà 22 milioni e 700 mila euro). Siamo dunque dinnanzi ad un controsenso, con un uomo che prima sostiene che quei 22 milioni provocheranno un danno irreparabile all'Inps ma che poi dice che cifre sedici volte maggiori siano cifre irrisorie.

Tra i commenti una sua seguace plaude alla proposta e chiede se quei soldi promessi da Adinolfi non prevedano il versamento di contributi all'Inps. E il leader integralista risponde:

il costo è totalmente sostenibile dall'Inps, ma lo aiuteremo evitando le centinaia di milioni di euro che costeranno le reversibilità gay

Difficile è non osservare come il link fornito da Adinolfi non sia a Repubblica, ma a Repubblica24. Si tratta di uno di quei siti-bufala che sono stati creati per diffondere notizie false che possano ottenere facili condivisioni su Facebook e che possano plagiare l'opinione pubblica attraverso la promozione di razzismo, omofobia e xenofobia.
Giunto per capirsi, in questa immagine potete vedere la pagina che Adinolfi cita come "autorevole" fonte dei suoi conti. Ed in mezzo a quel mare di pubblicità, troverete anche l'articolo con una dichiarazione falsa e un commento palesemente ideologico:

«C’è un impatto sui conti, ed è inevitabile che ci sia, ma è nell'ordine di qualche centinaio di milioni di euro ed è quindi sostenibile». Lo ha sottolineato il presidente dell’Inps Tito Boeri rispondendo ad una domanda sull’impatto delle nuove norme della legge sulla marchetta di Renzi ai gay in merito alla reversibilità delle pensioni per le ‘coppie’ .
‘Diverse centinaia di milioni’. Finanziamo la sterilità della società, anzi: la sua sterilizzazione. In sostanza è un altro mezzo per accelerare il suicidio della nostra ‘razza’ – termine improprio ma che rende l’idea. In realtà, l’impatto sarà molto più elevato e di difficile previsione: basti pensare ai ‘ricongiungimenti gay’.

L'idea che si usino informazioni palesemente false per cercare di comprare consensi  è grave, così come è grave che si cerchi di promettere un guadagno personale a fronte di una discriminazione. Pare anche che Adinolfi dimentichi che anche i gay pagano i contributi e non è chiaro perché pretenda di avere maggiori diritti a fronte di uguali doveri.
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