Il Pdf perde il suo esponente più rappresentativo in Campania: «Adinolfi non ha le palle e non è cristiano»



Dopo l'articolo in cui ipotizzavamo una rottura tra Mario Adinolfi e Luigi Mercogliano, immancabile è giunta la solita pioggia di insulti da parte degli adonolfiniani. C'è la fila di chi chiede che siano sporte denunce, chi usa parolacce  o chi la butta sulla più becera ideologia (come l'esponente del Pdf Nicola Pasqualato, ossia il tizio che ha fondato un'associazione per bambini autistici con cui promuovere fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità). Eppure tutto ciò che avevamo ipotizzato si è rivelato la verità. Lo conferma lo stesso Mercogliano che dalla sua pagina Facebook, tra un'immagine inneggiante a Mussolini e un insulto alla comunità lgbt, scrive:

All'insistenza di alcuni, ho detto la mia verità, perché non ho nulla da nascondere. Se Adinolfi avesse voluto, da leader quale sostiene di essere, avrebbe convocato tutto il pdf napoletano e avrebbe chiarito. Ma il suo silenzio dimostra che non ha le palle. E questo è.

L'ex leader campano di Adinolfi non usa mezzi termini nel sostenere che si sia dinnanzi ad un «partito senza regole e senza democrazia dove oggi si pensa.una cosa e domani se ne fa un'altra». Scrive anche: «Va bene, sono missino quindi fascista. L'inclusività del Popolo della famiglia. Ho parlato di dati e mi rispondi con altro. Al paese mio sai come diciamo? Non c'è più sordo di chi non vuol sentire. Alla faccia dei cristiani!». Ed ancora: «La risposta mi è già stata data via mail. Non la pubblico perché non voglio infierire e perché se la pubblico, siccome Gayburg e Arcigay visitano quotidianamente il mio profilo, esporrei tutto il PdF al ridicolo per quello che è il contenuto della risposta che mi è stata data. È più chiaro adesso?».

Ma per capire di che cosa realmente si stia parlando è necessario attendere il commento in cui Mercogliano risponde più esplicitamente alle contestazioni degli adonolfiniani e crive:

Comunque, giusto per essere più chiari e diretti, io e altri 99 dirigenti del Pdf Napoli abbiamo scritto il 3 marzo scorso una lettera molto dura ma sempre rispettosa nel modo di porsi ad Adinolfi, Amato e Di Matteo per rappresentare un problema su Napoli che dura dal 6 giugno scorso ed abbiamo comunicato la nostra autosospensione auspicando un chiarimento al più presto. Il 27 marzo, cioè ben.15 giorni dopo, abbiamo preso atto che.non sarebbe arrivata alcuna.risposta in perfetto disintetesse nei nostri confronti e soprattutto nei miei, che sono stato il primo candidato sindaco di Napoli per questo neonato movimento, ed abbiamo inviato una mail per comunicare, alla luce del palese disinteresse mostrato in modo sprezzante e per niente cristiano, la nostra uscita dal Pdf. A questa mail il buon Adinolfi, col quale sottolineo la mia.amicizia durata ben 11 anni, si è finalmente degnato di rispondere. Evito, come detto prima, di postare il contenuto di questa mail di Adinolfi perché voglio bene a Danilo Leonardi Massimiliano Esposito Marco Rapetti Arrigoni e tanti altri e non voglio infierire. Vi basti sapere che il.succo di questa.risposta è stato che faremmo bene ad evitare le "sceneggiate napoletane".
Devo continuare? Io credo, per il bene di quello che è stato il Movimento che ho contribuito a fondare e dal quale oggi grazie a Dio sono lontano un milione di anni luce e per il bene vostro che ci credete ancora, sia meglio che io non prosegua oltre. Infatti non troverete un post ufficiale sulla mia uscita dal Pdf. È chiaro che se mi stimolate, io non avendo nulla da nascondere e soprattutto avendo la coscienza apposto come Daniele Ricciardi, vi rispondo. Chiaro?

Insomma, è confermato che Adinolfi e Amato hanno perso il uomo più rappresentativo in Campania ed è Mercogliano stesso a dichiarare di sentirsi tradito dal suo mentore e amico al quale dice di aver regalato undici anni della sua vita, ossia sin dai tempi della candidatura di Afinolfi alla segreteria Pd fino ad oggi, passando per i circoli Voglio la Mamma e la rete dei Circoli La Croce. E il tutto sarebbe finito con una mail inviata da 100 persone, tra dirigenti e simpatizzanti del movimento a Napoli, a cui Adinolfi avrebbe risposto con un razzista: «smettetela di fare le sceneggiate napoletane».
Mercogliano scrive anche: «Ho difeso Adinolfi a Napoli quando lo ricordavano per quel disgraziato tweet sulla terra dei fuochi e sui napoletani popolo di merda e mi sono preso io al posto suo gli sputi in faccia e il risultato è stato che al momento opportuno non si è degnato di una sola risposta e quando lo ha fatto mi ha detto di non fare "sceneggiate napoletane". Se questo è un leader, aggiungo io!».

Tutto ci riporta al suo sostenere che il partito di Adinolfi non abbia regole, non abbia uno statuto e si basi solo sulle simpatie di Adinolfi: devi andargli a genio oppure te ne devi andare. Il leader integralista sarebbe dunque arrivato a silurare chi lo ha difeso in un territorio ostile e difficile come Napoli, dove per anni nessuno lo conosceva e chi lo conosceva lo ricordava solo perché è juventino e per il suo tweet sui napoletani.
Intanto Mercogliano ha subito ricevuto la solidarietà di Simone Pillon Filippo, Savarese, Jacopo Coghe e Maria Rachele Ruiu del comitato "difendiamo i nostri figli" che subito ne hanno approfittato per togliersi qualche sassolino dalle scarpe dopo che Adinolfi  spaccò il comitato e polemizzò con Gandolfini per inseguire il suo sogno di una poltrona.

Le voci ipotizzano che ora Mercogliano potrebbe star trattando un ingresso in Fratelli d'Italia della Meloni. Da perfetto sconosciuto, alle amministrative Mercogliano riuscì ad arrivare vicino al candidato sindaco della Meloni, il deputato Marcello Taglialatela, che fa politica da quarant'anni sul territorio ma che prese solo lo 0,7% in più di Mercogliano. Per questo la Meloni potrebbe guardare al leader integralista come ad un candidato che potrebbe fare il pieno di voti da parte degli ultracattolici, spazzando via quel partito di Adinolfi che è rimasto orfano del suo leader storico napoletano e dei suoi cento seguaci.
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