Femminicidio. Silvana De Mari invita le donne a restare con chi le maltratta: «Meglio mal accompagnate che sole»



Secondo i dati Istat, nel 2015 il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza. La matrice pare ancor oggi legata alla disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne, anche se tale evidenza pare dare molto fastidio a chi promuove quella disuguaglianza.
Ed è così che durante il comizio di Silvana De Mari organizzato dall'organizzazione di estrema destra Provita Onlus in un albergo della Brianza, la donna ha speso molte energie per cercare di negare l'entità del fenomeno. L'ex redattrice di Mario Adinolfi ha dichiarato:

L'emergenza non è il femminicidio. Abbiamo 130 femminicidi in Italia tutti gli anni a fronte di 1.400 omicidi, quindi i maschi muoiono di più. Loro uccidono anche perché hanno il testosterone, ma fanno anche altro. Quanti sono gli uomini che muoiono per le donne? Sul Titanic, su quelle fottute scialuppe sono saliti gli uomini o le donne? Son salite le donne. Quindi i maschi sono rimasti lì. Che gli avrebbero fatto se avessero buttato a mare le donne per salire loro? Gli davano sei pence di multa? Nelle catastrofi muoiono gli uomini perché ci salvano.
La regola che è saltata due anni fa , con un traghetto che veniva dalla Garcia e ha preso fuoco e molti uomini si son salvati loro perché se siamo uguali a loro dobbiamo arrangiarci. Quindi è tutto qua. Ogni anno abbiamo 4.000 suicidi, 800 donne e 3.200 maschi. Perché gli uomini uccidono le donne ma noi donne che abbiamo un'aggressività verbale contro la loro aggressività fisica, spesso li spingiamo al suicidio. I 3.200 suicidi maschili sono falsi, sono approssimati per difetto perché l'uomo non vuole che si sappia in giro dato che siamo noi donne le vittime, quindi molto spesso sono camuffati da incidenti stradali. Quindi quando vanno dritti, o è stato un colpo di sonno o è stato un suicidio camuffato. Si suicidano perché le loro donne li hanno lasciati o perché hanno perso il loro ruolo. E delle donne, due terzi si suicidano perché sono sole. Quindi 600 donne che si suicidano perché sono sole, 130 femminicidi, quindi meglio mal accompagnate che sole.

Ovviamente il discorso non regge. Se avesse ragione lei e se davvero la violenza fosse un fatto di testosterone, come ci spiegheremmo che ci sono uomini che picchiano quotidianamente la moglie mentre altri la rispettano per l'intera vita? Tale fenomeno risulta compatibile solo con un dato comportamentale o culturale, non certo con un fenomeno chimico che per sua natura dovrebbe manifestarsi in maniera pressoché simile in tutte le persone.
E che dire di numeri in cui si cerca di sostenere che tutte le vittime di omicidio siano uomini o che gli incidenti stradali siano conseguenze di suicidi causati delle donne? Come si può paragonare l'illazione con la negazione dell'altra realtà, magari facendo finta di credere davvero ad una donna che all'ospedale racconta di essere caduta dalle scale anche se riporta segni di violenza?
La morte non è che l'iceberg di un fenomeno che vede nell'omicidio la sua conseguenza più estrema di maltrattamenti che troppo spesso vengono vissuti nell'omertà e senza alcuna denuncia che possa confluire nei suoi presunti dati statistici. E la signora De Mari pare saperlo, dato che il suo agghiacciante consiglio è quello di sopportare le botte pur di non rimanere sole.

Si tratta di una posizione ribadita più volte durante il suo convegno, nel quale una donna che viene proposta nelle librerie come autrice di storie per bambini si è preoccupata anche di lanciarsi in una strenua difesa delle fiabe sessiste sostenendo che servano a «far capire ai bambini il loro ruolo». Ed opinabile è anche il suo asserire che un padre debba imporsi ai figli mediante la violenza, basando la sua asserzione sul sostenere che le femmine (da lei definite «mezze seghe») abbiano tolto l'autorità agli uomini e che questi non sarebbero più in grado di «sbattere il pugno sul tavolo e dire che si fa come dicono loro». L'esempio da lei stesso riportato quale modello a cui ambire è quello di un padre che minaccia il figlio dicendogli testualmente: «Se ti trovo a fumarti un altro spinello, ti massacro».
E curiosa appare anche la sua idea di famiglia, a fronte del suo attacco alle unioni gay basato sul sostenere che «il matrimonio non è basato sull'amore. Non è necessario amarsi. Non c'è la parola "amore" nell'articolo che lo stabilisce. Perché così si fanno i bambini che sono quelli che mi pagheranno le pensioni. Quindi a noi serve il bambino e chi se ne frega se Andrea e Giacomo si amano». E vien da sé che se l'obiettivo ultimo è la produzione di bambini, poco le importa se donna-incubatrice viene rispettata o maltrattata, l'importante è che produca.

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