Provita: «Non è omofobia voler curare gli omosessuali o ritenere inaccettabile che possano far sesso»



L'organizzazione di estrema destra "Provita onlus" ha fatto dell'omofobia la sua fonte di reddito. Quotidianamente vomita odio contro un integro gruppo sociale, incitando i suoi proseliti a dare libero sfogo ad ogni loro più perverso pregiudizio come contributo alla completa esaltazione di un nuovo fascismo. Ed è in quel contesto che l'organizzazione non si è astenuta dal calpestare la Giornata internazionale contro l'Omofobia per promuovere quell'odio a cui hanno immolato la loro vita. La solita Francesca Romana Poleggi, notoriamente aggressiva e isterica contro la vita di quei gay che lei ama disprezzare nel nome di quella che lei reputi sia una nuova razza ariana basata sull'eterosessualità, scrive:

ProVita Onlus non è un’associazione confessionale, ma molti di noi sono credenti e volentieri, anche noi, vogliamo pregare e invitare tutti a pregare per le vittime dell’omofobia. Oggi sembra cominci ad andare di moda: una dozzina di parrocchie in Italia hanno organizzato veglie in occasione dell’odierna Giornata internazionale contro l’omofobia.
Speriamo che però i Lettori avranno la pazienza di leggere questo post, perché prima dobbiamo chiarirci su che cosa è questa omofobia. Perché la parola “omofobia” è cosa nuova, è stata coniata una dozzina d’anni fa, circa. Certamente quando Luchino Visconti vinceva premi internazionali, o quando Renato Zero riempiva le piazze di Sorcini, o Elton John riempiva il Colosseo (ancora nel 2005), di omofobia non si parlava.

La premessa è dunque chiara: la donna è pronta ad offendere il sentimento religioso per sostenere che il cristianesimo legittimi la violenza a danno dei gay, ovviamente senza sottrarsi dal cercare di modificare il senso delle veglie di preghiere organizzate dai veri cristiani (e non da chi usa Dio come strumento di offesa) pur di far credere ai suoi lettori che la religione sia odio e che il disprezzo del prossimo sia il più importante fra i comandamenti.
Falsa è anche la loro ricostruzione sull'etimologia del termine "omofobia", dato che basterebbe anche solo leggere Wikipedia per scoprire che a coniarlo è stato lo psicologo George Weinberg nel 1971.

In quel costante tentativo di modificare la natura a vantaggio delle propri ideologia e di ridefinire i termini per piegarli al proprio profitto, l'organizzazione politica di estrema destra si lancia anche in curiose e fantasiose definizione dei termini sostenendo che:

Se per omofobia si intende l’odio per gli omosessuali, i transessuali e tutta la brigata di generi e tendenze racchiuse nell’acronimo infinito LGBTQIA(…), noi di ProVita diciamo forte e chiaro che l’omofobia non ci appartiene. L’odio non ci appartiene: l’odio, in generale, può essere un sentimento istintivo, ma noi riteniamo sia un sentimento incivile che ogni persona –
per elevare la propria dignità– deve reprimere e controllare se vuole vivere in un contesto sociale e –soprattutto– se vuole stare bene con se stessa. Questo, con l’esempio, va insegnato ai bambini, per il bene della collettività, ma soprattutto, ripetiamo, per il loro stesso bene.

A sostenerlo è quella stessa gente che invita i genitori dei ragazzi transessuali a non accettare i propri figli, fregandosene palesemente di come i dati indichino come quei suggerimenti aumentano solo il rischio di spingere gli adolescenti al suicidio. Sostenere che il contribuire alla morte di un ragazzo non debba essere ritenuta violenza dato che non è la Poleggi in persona a spingerlo dal tetto di un palazzo, è una contraddizione in termini oltre che un vergognoso tentativo di negare la realtà dei fatti.

L'articolo passa poi a sostenere che del cristianesimo debbano occuparsene i preti (anche se poi è la loro organizzazione a usare il pretesto di presunte "offese al sentimento religioso" per sporgere decine e decine di denunce contro i loro nemici politici) e si passa a negare che l'omofobia esista:

Perciò ha ragione don Cugini (un parroco di Reggio Emilia impegnato nella preghiera in questione) quando dice che bisogna pregare per le vittime dell’odio, affinché esse pure non rispondano all’odio con l’odio. E qui il discorso si fa “tecnicamente” religioso: il “porgi l’altra guancia“ è roba da Cristiani e da preti e noi, laicamente, lasciamo trattare l’argomento a loro.
Certo, dati reali alla mano (vedere anche qui, i dati dell’OCSE e dell’UNAR), le vittime vere dell’omofobia sono pochine: anche nel caso dei ragazzi picchiati a Milano lo scorso gennaio, ci sono buoni motivi per ritenere che gli aggressori, ladri e rapinatori, violenti a prescindere dagli orientamenti sessuali, abbiano per soprammercato insultato gli aggrediti chiamandoli “froci”, ma l’aggressione probabilmente non è stata scatenata dall’omofobia 1. Forse.

Praticamente la totalità dei gay ha sperimentato forme di omofobia ma la Poleggi, da eterosessuale, spergiura che i casi di omofobia sarebbero solo «poche decine». Anche solo a voler contare gli articoli di promozione pubblicati dal suo organo di propaganda politica, il numero supererebbe già quanto da lei dichiarato.
Ed immancabile è anche il sostenere che ci siano altre vittime di bullismo che meriterebbero molta più attenzione dei gay, a cominciare da quei cristiani di cui loro sostengono di far parte. Come sempre l'obiettivo è il sostenere che loro debbano avere la priorità sugli altri, anche se non pare che in Italia ci siano organizzazioni come Provita che vogliono negare il diritto alla vita delle famiglie cristiane o non risulta che ci siano persone in sovrappeso che rischiano di essere spediti nei centri di tortura psicologica per gay che Provita è solita promuovere. Ma loro scrivono:

Già che ci siamo, poi, vorremmo pregare anche per le altre vittime del bullismo: i ciccioni, i secchioni, quelli con gli occhiali, gli anziani, e persino per i Cristiani. Dobbiamo riconoscere che oggi come oggi in una classe qualsiasi di una scuola qualsiasi in Italia ci vuole molto più coraggio a dire “Vado a Messa” che a dire “Sono gay“…

L'articolo passa così al capitolo più violento, sostenendo che esista una "ideologia omosessualista" così come ama sostenere Forza Nuova. Senza alcuna vergogna, scrivono:

Quindi, dicevamo, l’Italia non è un paese omofobo, anche secondo i dati dell’ILGA. E ce ne vantiamo.
Ma c’è un secondo significato di omofobia che – invece – andrebbe abolito. E’ il significato dato dall’ideologia omosessualista, per cui chi non ritiene accettabile e naturale il rapporto carnale tra persone dello stesso sesso è omofobo.

Esatto, la Poleggi sostiene che i gay debbano essere accettai solo se a lui viene permesso di impedire loro di fare sesso. Lei che va in giro a strillare per le piazze quanto gli piaccia essere penetrata vaginalmente da uomini (rigorosamente senza preservativo, ama ripetere) e che esige di poter impedire ad altri di poter vivere la loro sessualità al solo fine di compiacere il suo pregiudizio. Ed ancora, scrive:

Su questo campo, cercare di far ragionare certa gente accecata dall’ideologia è praticamente impossibile. Ma la realtà oggettiva, biologica, fisiologica e anatomica del corpo umano non si può negare. La dottoressa De Mari ha spiegato in modo esplicito (davvero molto esplicito) certe cose. A noi basta dire che il dover fare il clistere prima di “fare all’amore” non ci sembra normale.
Come non ci sembrano normali tutti i rapporti carnali “contronatura”: la fantasia degli esseri umani (sia maschi che femmine, accoppiati in qualsiasi modo) se ne è inventate a centinaia, di perversioni. L’ansia di provare l’eccitazione e il piacere fisico, l’ansia dell’orgasmo appagante, sempre più appagante (ma quando è fine a se stesso non sarà mai davvero appagante…) si esprime in tanti modi. Potranno essere, per alcuni, anche “giochi” divertenti e diciamo pure che ognuno in camera da letto fa quel che vuole (a suo rischio e pericolo), ma non diciamo che sono “normali“: lo fanno “tutti”? Resta anormale.
Perciò resta anormale il “matrimonio” gay e tutti i suoi derivati. E ai bambini non si deve e non si può insegnare che è normale ciò che normale non è (e questo è invece l’insegnamento che, per esempio, dà a tutti la legge Cirinnà).

Il proclamo omofobo dell'organizzazione omofoba rilanciato in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia passa così a sostenere che la violenza contro i gay debba essere identificata come "omofobia 1" mentre il sostenere giustamente che i gay siano dei luridi esseri schifosi a cui bisogna rigorosamente vietare di poter far sesso (tanto a Brandi piacciono le donne, quindi lui continuerà a portarsele a letto) debba essere identificata come "omofobia 2" . E a detta dell'omofoba Poleggi, "l’omofobia 2 fa più vittime dell’omofobia 1". Il tutto per affermare:

Questa omofobia 2, ideologica, è la scusa per imporre l’ideologia gender nel suo risvolto omosessualista. Ideologia che si impone in modo violento e autoritario e che miete molte più vittime dell’ omofobia 1.
Le vittime dell’omofobia 2, perseguitate dalla Gaystapo
Anzi tutto i perseguitati dalla Gaystapo nazionale e internazionale, come da ultimo il dott. Ricci, psicologo e professionista integerrimo, colpevole di aver detto che i bambini hanno bisogno della mamma e del papà.
Di esempi analoghi ne potremmo fare molti. Troppi. Ne sa qualcosa anche la summenzionata dottoressa De Mari.

In realtà sappiamo bene che la signora De Mari spaccia per "scienza" ciò che scienza non è, così come il loro amato signor Ricci va in giro a sostenere che i gay devono essere "curati". Evidente è come la Poleggi difenda personaggi di cui pare vergognarsi a riportare le parole, dato che il suo unico obiettivo è fomentare l'odio negando l'evidenza delle cose. Sarebbe come pretendere di scagionare un assassino dopo aver omesso di raccontare agli interlocutori di quel crimine. E questo uso politico della violenza a danno delle loro vittime emerge chiaramente con il loro aggiungere:

C’è un lavorio continuo di penetrazione nei luoghi del potere da parte delle ricche lobby LGBTQIA(…) che in mille modi pretendono che si discrimini ingiustamente chi ritiene che i rapporti omosessuali siano innaturali e immorali: abbiamo pubblicato negli ultimi anni decine e decine di notizie relative alla persecuzione intentata, spesso con conseguenze legali gravi, contro persone che rivendicano – in fin dei conti – solo la libertà di pensiero e di parola. E le leggi contro l’omofobia ne sono l’espressione più pericolosa.
Il diktat omosessualista, l’omoeresia [come è stata definita dal teologo polacco don Darius Oko], è arrivato persino dentro le gerarchie ecclesiastiche: anche i sacerdoti, come Don Pusceddu, devono temere di predicare San Paolo o di insegnare il Catechismo della Chiesa Cattolica: la longa manus della Gaystapo arriva ovunque.

Ed immancabile è anche il tentativo di sostener che i gay sarebbero contagiosi, in quella folle ideologia in cui Brandi pare sostenere che non è lui ad essere omofobo, sono i gay a meritare l'omofobia! Scrive l'organizzazione:

Gli omosessuali sono le più numerose e indifese vittime dell’omofobia 2 Ma poi, le vittime più numerose e più vulnerabili e più indifese dell’omofobia 2 sono gli stessi omosessuali, ingannati, illusi, esposti a rischi psico-fisici gravi, ai quali si insegna che se provano essi stessi disagio per la loro condizione è per colpa dell’omofobia interiorizzata. Perché le notizie e i dati sulla salute molto precaria di chi intrattiene rapporti omoerotici hanno sempre poca risonanza? Omofobia 1 dei mass media! Qui qualche link a notizie pregresse: suicidi, anche tra “sposi” gay, anche in Paesi non omofobi come la Svezia, infezioni ed epidemie, AIDS: i dati del Governo americano dicono che il 92% delle infezioni da HIV rilevate tra gli adolescenti si riscontrano nella popolazione omosessuale; e anche in Italia, l’allarme in tal senso, circa il contagio da epatite A, lo lancia lo stesso Arcigay.

Ed è sempre sostenendo che quei quattro personaggi che militano nell'ultra destra e che promuovono l'odio debbano essere visti come la verità assoluta, immancabile è il loro spergiurare che le fantomatiche "terapie riparative" siano un atto dovuto contro quei gay che osano avere una sessualità diversa da quella dell'ariana coppia formata da Brandi e dalla Poleggi, due dittatori che vorrebbero imporre agli altri come debbano nascere, con chi si debbano sposare, come debbano morire e con chi debbano fare sesso:

Nonostante ciò, si ostracizzano e si tenta di tacitare le testimonianze di coloro che ci sono passati e ne sono usciti, come i ragazzi del gruppo Lot o di Courage, e si cerca di mettere al bando le terapie riparative – assolutamente volontarie e liberamente chieste – perché “omofobe”.
Anche il summenzionato don Cugini biasima quelli che vogliono curare gli omosessuali: strano da parte di chi di mestiere dovrebbe “curare” le anime (di tutti, quindi anche degli omosessuali). Ma gli omosessuali no, non si devono curare perché non sono malati. Quando qualcuno manifesta il male di vivere, può chiedere aiuto e “guarigione” (anche a un prete, se ci crede). Gli omosessuali no. Questa ci sembra un’ingiusta discriminazione contro gli omosessuali: questa è omofobia vera (omofobia 1).

Il proclamo non poteva mancare di concludersi con il vittimismo di chi dice che i gay non devono avere diritto di opinione e che qualunque commento negativo al totalitarismo neofascista delle loro organizzazione debba essere inteso come una lesa maestà.
Interessante è osservare anche come la signora Poleggi spergiuri che le "terapie riparative" siano volontarie, nonostante strilli come un'indemoniata se qualcuno osa vietarle ai minorenni. E se davvero dovessimo ritenere che atti di autolesionismo siano accettabili dinnanzi a chi non è in grado di accettarsi a causa del pregiudizio che lei ama propagandare, come si spiega come la Poleggi voglia impedire il fine vita di chi vorrebbe spegnersi secondo natura per poi imporre la morte spirituale (se non fisica) a chi potrebbe vivere ma lei condanna in virtù di una natura che lei ama perseguitare?
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