Si è conclusa alla Triennale di Milano la seconda edizione del Festival dei diritti umani



Si è conclusa alla Triennale di Milano la seconda edizione del Festival dei Diritti Umani, dedicata quest'anno alla libertà di espressione.
Se c’è una parola chiave che ha attraversato tutta questa edizione del Festival dei Diritti Umani, è "rispetto". L’hanno usata con diverse declinazioni molti ospiti, italiani e stranieri. Rispetto è quello che manca in Turchia, in Russia, in Cina verso i giornalisti che non accettano di essere dei semplici cantori del regime, hanno detto Ahmet Insel, Nadia Azhghikina e Angela Gui. Chi ha rispetto di tutti è l’esempio da seguire, non chi bullizza gli altri, è il consiglio che hanno dato tutte le associazioni che combattono questa piaga. I giornalisti devono avere rispetto per le persone di cui parlano nei loro articoli, hanno detto i giovani delle scuole di giornalismo che hanno proposto strategie contro l’hate-speech. Rispetto per le vittime del terrorismo, delle violenze, della migrazione vuol dire rivendicare verità e giustizia, hanno detto Ella Kesaeva, Assa Traoré e Padre Solalinde.

Agli spettatori sono state proposte 19 produzioni in concorso e 3 fuori concorso con il meglio del cinema del reale internazionale, selezionati fra gli oltre 400 pervenuti da tutto il mondo.
“La Giuria ha lavorato con grande impegno e professionalità –afferma Lucia Gotti Venturato- esprimendo un giudizio che è completamente condiviso dal gruppo selezionatore del SLDFF alla luce del tema principale trattato in questa seconda edizione del Festival dei Diritti Umani di Milano, la libertà di espressione. I tre premiati ben rappresentano alcuni dei temi cardine di SLDFF, e più in generale un sentimento che guida l’attenzione ai diritti e alla dignità umana. Ancora una volta l’esperienza al Festival dei Diritti Umani di Milano ci ha arricchito dal punto di vista umano e professionale. Sole Luna Doc Film Festival questa sera aggiungerà al premio della giuria del Festival dei Diritti Umani per il miglior documentario, una preziosa scultura disegnata da Tobia Scarpa”.

Oltre al premio della giuria per il miglior documentario e al premio Reset-Diritti Umani, i giurati hanno ritenuto di assegnare una menzione speciale.
Il Premio della Giuria al miglior documentario è stato assegnato a "Dead Ears" di Linas Mikuta (Lituania 2016, 42’) per l’essenzialità sontuosa con cui viene raccontata una storia universale di struggente difficoltà di dialogo, e per la delicatezza con cui riesce a descrivere un rapporto di amore che implode in tensione e rabbia, catturando con immagini potenti - e allo stesso tempo semplici e folgoranti - una realtà che acquista una dimensione sempre più simbolica e astratta.
Il Premio Reset-Diritti Umani è andato a "Dönüş-Return" di Valeria Mazzucchi (Italia 2017, 50’) per la capacità di trasmettere la trasformazione politica di un paese, la Turchia, attraverso lo sguardo e la vita professionale e privata di un corrispondente estero, in un film immerso nell’attualità più recente e il caso Gabriele Del Grande è solo uno degli oltre 100 giornalisti incarcerati sotto il governo di Erdogan.
La Menzione Speciale della giuria è stata assegnata a "P.E. Class" di Jabar Salehi (Iran 2015, 15’) per il tocco leggero che accarezza una realtà di confine - tra Iran e Iraq, tra desiderio e possibilità, tra passione e futuro - attraverso lo sguardo dei bambini e la loro innocente ma inarrestabile voglia di “giocare” che s’infrange sul “campo minato” degli assurdi e incomprensibili giochi di potere dei “grandi”.
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