Il Vaticano e il caso Edgardo Mortara



Pare che l'Italia non abbia più un ministro degli esteri dato che Angelino Alfano e la Farnesina hanno iniziato a lavorare per conto del Vaticano al fine di impedire il riconoscimento dei diritti umani di un neonato sanciti da ben quattro corti. Nonostante il nostro Angelino Alfano paia animato dalla gustosa possibilità di farsi campagna elettorale sulla pelle di un bambino, come potrà star dietro a tutto? Il poveretto doveva evidentemente essere già oberato di lavoro se stato l'unico ministro europeo a non aver trovato neppure cinque minuti liberi per poter dire due parole sui campi di concentramento per gay in Cecenia...
Intenzionati a dare una mano ad Alfano con la stessa buonafede con cui Trump dice di voler «voler dare una mano» a Charlie, in rete c'è chi offre suggerimenti per una rapida soluzione della vicenda. In fondo alle volte la soluzione è semplice ma non la si vede, un po' come quel Trump che oggi può offrire un accanimento terapeutico gratuito ad un bambino per cui non esistono cure solo perché lo scorso maggio ridusse le spese con l'abolizione dell'assistenza sanitaria per 23 milioni di cittadini.
Ad Alfano qualcuno suggerisce suggerisce che basterebbe battezzare di nascosto Charlie e rapirlo. A quel punto il Bambin Gesù risulterebbe libero di poterlo usare come cavia umana per qualunque esperimento voglia. Per chi non avesse colto la genialità della proposta, la risposta è tutta nel caso Edgardo Mortara.

I fatti ebbero inizio a Bologna, dove Edgardo Levi Mortara nacque il 27 agosto 1851. Nel suo primo anno di vita, il bimbo venne battezzato e all'insaputa dei suoi genitori da cameriera cattolica della famiglia che lo riteneva a rischio di morte imminente per malattia. Per effetto delle leggi vigenti nello Stato Pontificio, che prevedevano l'obbligo di impartire un'educazione cattolica a tutti i battezzati, i genitori del bambino persero la loro patria potestà.
La sera del 23 giugno 1858 la polizia dello Stato Pontificio, che a quei tempi comprendeva ancora Bologna, si presentò alla porta della famiglia ebraica di Salomone Momolo Mortara e di sua moglie Marianna Padovani per prelevare il sesto dei loro otto figli, Edgardo (che all'epoca aveva sei anni) al fine di trasportarlo a Roma dove sarebbe stato allevato dalla Chiesa. La polizia agiva su ordine della Santa Inquisizione avallato da papa Pio IX.
Edgardo Mortara venne così tradotto a Roma presso la Casa dei Catecumeni, un'istituzione nata a uso degli ebrei convertiti al cattolicesimo. Ai suoi genitori non fu permesso di vederlo per diverse settimane e, quando vi riuscirono, non poterono farlo da soli. In quei pochi istanti di visita il ragazzo riuscì a confidare alla madre che la sera recitava ancora lo Shemà Israel. Il Vaticano nego la possibilità di qualunque vita successiva e Pio IX respinse ogni appello per il ritorno del piccolo presso i suoi genitori.

Basandosi sul libro inchiesta scritto da David Kertzer, Prigioniero del Papa Re, il regista Steven Spielberg ha annunciato che girerà un film sul caso del rapimento di Edgardo Mortara. Le riprese avverranno presso la Reggia di Caserta e in altre località del centro Italia come Viterbo e Tuscania.
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