La NuovaBQ lamenta che l'accettazione dei gay ci farà perdere prestigio agli occhi di Iran ed Arabia Saudita



Pare inquietante e indicativo si una certa abitudine a rimestare i fatti la presa di posizione pubblicata da La Nuova Bussola Quotidiana di Riccardo Cascioli contro l'approvazione del matrimonio egualitario in Germania. A poche ore dal voto, il sito integralista scriveva:

Con un gesto che richiama alla memoria il “Parigi val bene una messa” di Enrico IV di Navarra, la cancelliera Angela Merkel si è inaspettatamente schierata a Berlino lunedì scorso a favore del cosiddetto matrimonio omosessuale, cui finora il suo partito ufficialmente si opponeva. Dato dai sondaggi in continuo declino, alla ricerca di nuovi consensi il Partito socialista tedesco, Spd, aveva giocato la carta del pieno riconoscimento in Germania del cosiddetto matrimonio omosessuale. Con questa mossa la cancelliera Merkel gliel’ha tolta di mano con destrezza schierandosi inaspettatamente dalla stessa parte. Nelle elezioni politiche del prossimo autunno l’Spd è già comunque avviato alla sconfitta, ma pur di travolgerlo la cancelliera non esita insomma a gettare alle ortiche quanto ancora resta della cultura originaria sua e dei partiti dei quali è leader.

Sono bastate poche righe perché il sito integralista si sia lanciato nel sostenere che la cancelliera si sia detta favorevole al matrimonio egualitario e che abbi tradito un partito che Cascioli assicura sia destinato alla sconfitta. Peccato che si sappia con certezza che la Merkel ha votato contro quella norma ed ha semplicemente concesso libertà di coscienza a membri del partito che sono stati eletti democraticamente alle urne e che sono chiamati a rappresentare quella popolazione che invocava a gran voce un simile passo.
Forse Cascioli ambirà ad atteggiamenti totalitari che neghino al Paese qualunque diritto sia sgradito ad un qualche dittatore che possa porsi alla stregua di quel Putin che gli piace così tanto, ma in democrazia è il popolo a dover decidere per il popolo, anche se lui farebbe qualunque cosa pur di sostenere che le sue eiaculazioni debbano essere ritenuto motivo di maggiori diritti civili e sociali.

Agghiacciante è come il firmatario del pezzo, un tale Robi Ronza, scriva anche:

Al di là dell’impatto, peraltro sinora non del tutto misurabile, che tale svolta avrà sulla scena della vita pubblica della Germania, l’episodio merita più ampie considerazioni. In primo luogo, come sempre ad ogni passo avanti sulla via della normalizzazione dell’omosessualità in Occidente, sarebbe importante accorgersi che si determina per contraccolpo un ulteriore isolamento e un’ulteriore perdita di prestigio della nostra cultura agli occhi del resto del mondo.

La sua tesi è quasi aberrante e parrebbe volta a guardare con ammirazione la modalità con cui l'Iran o l'Arabia Saudita impongono i loro dogmi religiosi alla popolazione. Afferma:

Pochi infatti lo sanno, dal momento che il grosso del circo massmediatico occidentale si guarda bene dal parlarne, ma tutto quanto attiene alla cosiddetta “rivoluzione sessuale” è un fenomeno sostanzialmente nord-atlantico. Salvo alcune “isole” di cultura occidentale come la Nuova Zelanda, l’Australia e simili, al di là dell’Europa occidentale e del Nordamerica la rivoluzione sessuale, e in genere il nichilismo di massa che l’accompagna, vengono per lo più considerati (e a ragione) come una forma di decadenza umana da non imitare. In sede Onu i tentativi di promuoverla vengono sistematicamente fermati nell’Assemblea generale da maggioranze formate da blocchi di Paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina. Lo stesso accade nell’assemblea dell’Organizzazione degli Stati Americani. C’è molta presunzione neo-coloniale nella pretesa che la rivoluzione sessuale sia ipso facto un fenomeno di avanguardia. Agli occhi della maggior parte del resto del mondo è piuttosto qualcosa che ci squalifica.

Anche se l'articolo non li nomina, basta una semplice verifica dei riferimenti per individuare come si stia parlando di Paesi come l'Arabia Saudita, l'Iran, l'Indonesia, il Sudan e l'Uganda.
Qualcuno dovrebbe forse ricordare a questa gente che tra quei Paesi da loro indicati c'è chi reputa che la loro fede religiosa sia inaccettabile al pari di qualunque orientamento sessuale non porti alal sottomissione di una donna, motivo per cui ci vuole un certo coraggio per sostenere che abbiano «regione» nelle loro posizioni. E se davvero i seguaci di Cascioli si sentono così tanto a disagio nel fare una brutta figura dinnanzi ad Iran ed Arabia Saudita, forse una qualche domanda sulla loro matrice integralista se la dovrebbero anche fare.
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