Maroni sottrae 23 milioni di euro dalle tasche dei lombardi per il suo inutile referendum



In Lombardia la qualità della vita è sempre più scadente. Per una visita medica specialistica il centralino della Regione pare non provare vergogna nel proporre anche undici mesi di attesa. Lunedì scorso i dipendenti di Trenord hanno scioperato perché Maroni ha disatteso tutte le promesse con cui diceva di voler garantire la sicurezza sui convogli. C'è da aver paura anche solo a camminare per strada dato che non si vede nemmeno l'ombra di un poliziotto mentre l'assessore Cristina Cappellini è quotidianamente impegnata nel fomentare e incentivare l'odio contro interi gruppi sociali.
Eppure non pare che i soldi manchino. Roberto Maroni non si è fatto problemi a pagare i mega-cartelloni con cui la sua gran sacerdotessa Cappellini ha sfruttato un bambino sofferente come strumento di promozione per i gruppi integralisti per cui lavora (a spese della collettività), così come non mancano i fondi per esporre la madonna pellegrina di Medjugorje all'interno della sede regionale.
Pare altresì ovvio che Maroni disponesse di ingenti quantitativi di denaro per poter promuovere con così tanti mesi d'anticipo il suo inutile referendum sull'autonomia che suona solo come uno spot elettorale per la Lega Nord. Sui social network, per le strade, nelle stazioni, sui treni ci sono pubblicità pagate con denaro pubblico volte a promuovere un referendum che non deciderà assolutamente nulla: l'articolo 116 della Costituzione stabiliste infatti che a dover decidere un eventuale statuto speciale siano Camera e Senato attraverso un voto di assoluta maggioranza. Un dettaglio che guarda-caso non viene mai spiegato nelle sue costosissime campagne pubblicitarie (tutte rigorosamente pagate dai cittadini anche se a beneficio del suo partito).
Ma non è finita qui. Ora Roberto Maroni ha annunciato di aver speso ingenti somme pubbliche per acquistare 24mila tablet che userà per il suo referendum. La spesa complessiva prevista per l'acquisto e la messa in funzione del voto elettronico supera i 23 milioni di euro. C'è anche da temere che tutto ciò sia avvenuto solo con finalità propagandistiche, magari nella speranza che la curiosità su quei tablet porti gente ai seggi del suo referendum.
Ttra cartelloni pubblicitari, promozioni sulla carta stampata e spot su televisivi, sono già 3,4 i milioni di euro già stanziati, anche se poi mancano fondi per garantire che i pendolari possano tornare a casa senza essere accoltellati su un vagone delle ferrovie (la giunta aveva promesso l'istallazione di telecamere sui vagoni, ma non l'hanno fatto. E pare evidente anche che non abbiano trovato il modo di rinnovare i contratti a quei vigilantes ferroviari che hanno lavorato giusto il tempo necessario a scattare quattro foto da mandare alla stampa).
E questa è la stessa gente che sbraita e che si traccia le vesti per le reversibilità dell unioni civili o per qualche migliaio di euro invertito in progetti di contrasto all'odio integralista.
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