Tangentopoli nera: le carte segrete di Mussolini svelano la corruzione del Ventennio fascista



Altro che quando c'era Lui i treni arrivavano in orario e si poteva stare con la porta aperta! Gli studiosi Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella hanno esaminato le migliaia di carte custodite nei National Archives di Kew Gardens, a pochi chilometri da Londra, per scoprire come il regime fascista sia stato dominato dalla corruzione e da gerarchi dediti a traffici di ogni genere. Le loro scoperte sono state raccolte nel saggio "Tangentopoli nera", edito da Sperling e Kupfer.
Scopriamo così che il segretario federale del Fascio, Mario Giampaoli, e il podestà Ernesto Belloni sfruttarono la loro amicizia con il fratello del duce per arricchirsi grazie alle mazzette degli industriali e ai lavori pubblici per il restauro della Galleria di Milano. Oppure che il ras di Cremona, Roberto Farinacci, fece carriera grazie ad una rete occulta di banchieri, criminali e spie. Ed ancora, lo squadrista fiorentino Amerigo Dumini uccise Giacomo Matteotti per sottrargli carte che provano le tangenti pagate alle camicie nere dall'impresa petrolifera Sinclair Oil, con le quali si trovò nelle condizioni di tenere in scacco il governo.
Insomma, il mito dell'onestà che avrebbe dominato il Ventennio non sarebbe altro che il frutto di una disinformazione orientata a fornire un finto senso di sicurezza a chi semplicemente ignorava cosa accadeva al di fuori dalla porta di casa sua. Il tutto mentre erano in atto ruberie, estorsioni e scandali sui quali crebbe, in pochi anni, una vera e propria Tangentopoli.
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