Damascelli (FI): «La Rai discrimina gli etero finanziando film gay-friendly al posto di incoraggiare la natalità»



Libero è un giornale che basa il suo intero fatturato sulla legittimazione dei pregiudizi, confezionando articoli che siano costantemente orientati a raccontare ai loro lettori che è lecito e doveroso odiare chiunque non sia fatto a loro immagine e somiglianza. Ed è così che su quelle pagine troviamo una strenua promozione della xenofobia, del razzismo e dell'omofobia, così come non manca neppure una difesa di chi va a prostitute o di chi considera la donna come un oggetto utile al solo proprio piacere sessuale.
In tale clima non stupisce come Libero abbia potuto pubblicare un articolo di rara banalità firmato da Gianluca Veneziani, dal titolo "Soldi pubblici ai film sui gay. Rai e Regione puglia finanziano pellicole su gender e adozioni per le coppie omo". Si tratta si un pezzo eticamente contestabile sin dall'introduzione, dove il giornalista si permette di dire al lettore che cosa debba pensare (sia mai che possa formulare una qualche opinione che non sia utile all'azione politica e propagandistica della testata):

Dovrebbe suscitare indignazione l'impiego di soldi pubblici per finanziare film sul gender. Non solo perché è un tentativo di utilizzare cinema e tv per una propaganda ideologica, ma anche perché è un esborso di denari da noi non voluto, deciso dalle cosiddette agenzie educative del Paese e da enti di promozione del territorio.

Ovviamente andrebbe spiegato che cosa sarebbe quel fantomatico "gender" che l'integralismo religioso ha coniato per nascondere tutto ciò che un tempo era comunemente chiamato odio omofobico, così come il fatto che quelle storie sarebbero "ideologiche" è un'asserzione non dimostrata che viene vergognosamente e presentata come un dogma di fede quasi si voglia evitare di dover argomentare ciò che forse Veneziani non saprebbe motivare.
L'impressione è che il problema (e tutta questa farse del gender") non si altro che un enorme giro di parole dietro a cui nascondere argomentazioni che non possono essere pronunciate ad alta voce. Ci fosse un briciolo di onestà intellettuale, forse si ammetterebbe che il problema è che alcuni uomini sono convinti che il solo fatto di avere un pene li legittimi ad esercitare forme di oppressione e dominazioni delle donne. Ma se esistono uomini che non si sentono minacciati nella loro virilità nonostante facciano sesso con altri uomini, ecco che la loro certezza inizia a vaneggiare e c'è una corsa al cercare di sostenere che loro si comportino così perché sono "sbagliati" o perché il gay non sarebbe un uomo ma una "donna mancata".

Andrebbe notato anche come Libero paia voler giocare sporco nel sostenere che la produzione dei film che raccontano la vita di famiglie gay sia fatto con i soldi degli etero. Non serve particolare acume ad osservare che anche i gay paghino il canone e non si spiega perché mai i soldi delle minoranze dovrebbero essere investiti a celebrare le maggioranze. Stando alla sua teoria, dunque, i gay dovrebbero indignarsi quando del denaro pubblico rappresenta realtà che non siano la loro...

L'articolo parte poi con i soliti attacchi:

Il caso più clamoroso è il film Basta un palo di baffi [...]  che racconta la storia di una donna che si traveste da uomo per ottenere un posto da chef e, nelle vesti di maschio, fa innamorare il suo capo, fino ad allora maschilista convinto. E tutto questo con valuto del promesso sposo di lei, che intanto si dichiara gay. [...] Questa celebrazione dell'ideologia gender vedrà la luce su Rai Uno il prossimo autunno o inverno. Per la prima volta, insomma, la questione della mancata distinzione tra maschio e femmina e del genere sessuale come fatto culturale e non biologico troverà consacrazione sul servizio pubblico. 

Sostenuto che quella storia non debba essere raccontata dato che loro preferiscono le famiglie tradizionali alla Salvini (un uomo che ha sposato una donna, ha avuto una figlia fuori dal matrimonio, ha collezionato varie ragazze e pure un paio di corna spuntate dalle pagine di un tabloid), si passa ad attaccare la fecondazione assistita:

Ma, non paghe, Rai e Puglia stanno partorendo un'altra creatura, il film La bambina sintetica, storia di due donne che si amano e desiderano avere un figlio e pretendono pure che sia femmina. E, visto che l'Italia non lo consente, saranno «costrette» a prodursi la loro figlia in laboratorio in Spagna. 

Usato ogni termine potesse essere offensivo (si sa che loro esigono che i figli siano prodotti in Italia perché altrimenti bisogna privarli da ogni diritto dicendo che possano inquinare la "razza"), nuovo odio viene alimentato dicendo:

Mai confini nazionali stanno stretti ai registi filo-lgbt. E allora guarda al Nord Europa come Eldorado della libertà un terzo film. La vita ti arriva addosso, co-prodotto da Italia e Islanda in collaborazione con Rai Cinema e sempre con il contributo di Mibact, Apulia Film Commission e Regione Puglia che ha già stanziato 115.880 euro, tramite l'Apulla Film Fund 2016. Si tratta del racconto di due emigrati pugliesi che fuggono in Olanda e poi in Islanda, dove troveranno la felicità, vincendo le inibizioni e mettendo su insieme a una donna stravagante «una famiglia moderna, bizzarra e rassicurante». Massi, evviva la celebrazione dell'amore senza confini, in tutti i sensi.

In realtà pare evidente che si stia criticando ciò che è perfettamente legittimo, ossia la rappresentazione di realtà che esistono e che spesso non sono conosciute. Un vero e proprio rischio per chi vive di pregiudizi e può legittimamente temere che la gente possa abbandonarli se li si informa e se si racconta loro storie che probabilmente non hanno mai visto o toccato con mano.

Sul finale arriva la solita rivendicazione partitica, spiegando che è fondamentale votare Forza Italia se si vuole che la Rai produca solo film in cui il maschio ostenti la sua sessualità, magari organizzando pure delle belle "cena elegante" con prostitute e minorenni come il loro capo:

Il triplice progetto suscita le perplessità del consigliere regionale pugliese Domenico Damascelli (FI): «I1 finanziamento è coerente all'adesione della Puglia alla rete lgbt Ready», commenta. «Non ho nulla», spiega, «contro gli omosessuali, ma avrei gradito che quei soldi pubblici venissero investiti per promuovere la bellezza del matrimonio e per incoraggiare la natalità». E invece il contributo a favore di film gay-frlendly conferma che il metro di giudizio usato per garantire un finanziamento non è la qualità dell'opera, ma la capacità di trattare temi in chiave «polltigay-mente» corretta. Chi non si attiene alle direttive viene scartato. E poi ti chiedi chi siano i discriminati».

Se pare ovvio che a determinare la qualità dei film non sia l'orientamento sessuale dei protagonisti (checché ne dica Damascelli) e sinceramente pare superfluo anche solo il voler commentare il suo dirsi discriminato.
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