Il convegno integralista di Budapest progetta una crociata volta a ricreare una società anni '50



In Ungheria si è tenuto l'11° Congresso Mondiale delle Famiglie, la convention integralista che si batte contro i diritti dei gay e delle donne. Al summit hanno preso parte alcuni dei nomi noti dell'omofobia organizzata, dalla senatrice Eugenia Roccella al leghista Claudio D’Amico, dal nazionalista russo Alexey Komov all'esponente Udc Luca Volontè. Oltre ad una schiera di vescovi ungheresi e vari esponenti dei governi africani, erano presenti anche Brian Brown del Nom, Ignacio Arsuaga della HazteOir,
Austin Ruse del C-Fam, Adina Portaru e Sophia Kuby della Adf, Eszter Zaymus, Magdalena Korzekwa e Caroline Craddock della CitizenGo nonché la vicepresidente della Duma russa Olga Epifanova. Il tutto tra i saluti e gli interventi di vari esponenti politi ucraini.
Eugenia Roccella è stata relatrice all'iniziativa organizzata dall’IOF (International Organization for the Family) mentre D'Amico si è fatto carico di portare i saluti di Salvini al congresso di Budapest.
Negli Stati Uniti, il Congresso Mondiale delle Famiglie è classificato dal Southern Poverty Law Center come gruppo d'odio. Il tema del vertice "Costruire le nazioni amiche per la famiglia: rendere le famiglie ancora grandi" ha incluso un esplicito riferimento allo slogan "Make America Great Again" usata dal presidente statunitense Donald Trump nella sua campagna elettorale.

Gli interventi. Tra i vari interventi, l'ex producer di Fox News Jackex Hanic ha indicato gli anni '50 come età d'oro a cui bisognerebbe ambire perché «il padre era la figura centrale» e «la madre rimaneva a casa». L'uomo ha anche sostenuto un «ruolo della TV nella distruzione della famiglia tradizionale» ed ha invitato i presenti a battersi per impedire l'educazione sessuale, l'aborto, il matrimonio egualitario, il rispetto dell'identità di genere, la maternità surrogata e l'eutanasia.
Il delegato sudafricano ha preferito promuovere la segregazione razziale, asserendo che dopo la caduta dell'apartheid nel 1994, «le porte sono state aperte e ci hanno imposto una costituzione ultra-liberale... e ogni tipo di cattiveria è entrato in Sudafrica, compresa la pornografia». A suo dire, il «programma lgbt» sarebbe «un'ideologia che è ci è stata imposta... non fa parte della cultura africana, è importata da altre nazioni». «Questa è una guerra», ha insistito.
Molti oratori hanno sostenuto che «la famiglia» è una «causa comune» tra Russia e Stati Uniti, indipendentemente dalle altre tensioni. Uno di loro ha persino affermato esplicitamente che i partecipanti dovrebbero «appropriarsi» del linguaggio dei diritti umani per utilizzare messaggi positivi di amore, di gioia, di pace e di speranza in modo da attirare la gente.
Claudio D'Amico ha letto una dichiarazione di Matteo Salvini, leader della Lega Nord, in cui su esortava la collaborazione per difendere la «famiglia naturale» che suo sarebbe «costantemente minacciata». Un'assunzione decisamente ipocrita per chi si è sposato, ha avuto figli fuori dal matrimonio ed oggi ha storie con donne che finiscono sui giornali scandalistici mentre frequentano altri uomini. Il leghista D'Amico ha anche sostenuto che lo scorso anno ha contribuito ad organizzare un «pranzo di famiglia» con rappresentanti di paesi tra cui l'Azerbaigian, la Bielorussia, la Svezia e la Svizzera, al margine di un'assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).
Un rappresentante del partito Dveri in Serbia ha ottenuto applausi a scena aperta dopo aver dichiarato che il sostegno del Congresso Mondiale delle Famiglie è stato fondamentale per impedire lo svolgimento del Gay Pride nella capitale.
Sul sito ufficiale del Congresso Mondiale delle Famiglie viene affermato che l''Ungheria sarebbe «l'eroe dei leader pro-famiglia e pro-life di tutto il mondo» in virtù della politica «cristiana» di Oberdan. Lo stesso vertice si era aperto con un discorso del presidente ungherese Viktor Orban, in cui si sosteneva che l'Unione europea fosse dominata da una «ideologia liberale che è un insulto alle famiglie».

Il patto di Budapest. Il vertice del WCF si p chiuso con una dichiarazione d'intenti, ribattezzata "patto di Budapest". Nel documento si legge: «La famiglia naturale è il vero bacino della libertà e il fondamento di una democrazia efficace». Ovviamente viene specificato che la «famiglia naturale» da loro teorizzata debba necessariamente basarsi sull'unione di un uomo e una donna, sposata «allo scopo della procreazione».
Nel suo discorso, Hanick ha insistito sulla necessità di utilizzare la televisione come mezzo di propaganda. La sua idea è che l'opinione pubblica possa essere corrotta da uso ideologico della terminologia, sostenendo che sarà sua cura cercare di proporre «una storia positiva sulla famiglia naturale ogni tre mesi sulle tue TV locali». E promette: «L'opinione pubblica cambierà. I genitori singoli, i divorziati e non sposati, le comunità LGBT e i diritti riproduttivi delle donne verranno visti ovunque come un qualcosa di malvagio».
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