È flop per il pulmino transofobico di Savarese ed Arsuaga



Pare che l'autobus transofobico organizzato da CitizenGo e dalla Manif pour tous (che guardacaso sono entrambe gestite da Filippo Savarese) sia un flop. Disinteresse è stato riscosso a Roma ed una ventina di simpatizzanti è il massimo risultato riscosso a Brescia nonostante la preannunciata presenza di quel Massimo Gandolfini che avrebbe affiancato la sua Rachele Ruiu (sua collaboratrice e, guardacaso, anche lei assunta insieme a Filippo Savarese dallo spagnolo Ignazio Arsuaga nel team della CitizenGO). A raccontarci il flop di Milano è un articolo di Vice, il quale sottolinea la presenza di una ventina di integralisti e una curiosa insistenza del team omofobo nel negare qualunque collegamento con l'estrema destra nonostante abbiano spesso collaborato con l'organizzazione forzanovista "Provita onlus". Già in passato Gandolfini negò qualunque collegamento tra il Family Day e i partiti di estrema destra, nonostante tra gli organizzatori della manifestazione ci fosse pure il figlio del leader di Forza Nuova.
Di contro, molte sono state le proteste per un tour d'odio che cerca di fomentare paura contro interi gruppi sociali per meri fini politici. Insomma, per un po' c'è chi c'è cascato, ma alla fine pare che la stragrande maggioranza degli italiani si sia stufata di chi continua a gridare «al lupo! al lupo!» parlando di inesistenti «ideologia gender» o sostenendo che il rispetto possa «confondere i bambini». Anche perché tale tesi sarebbe ammissibile solo se Savarese si dicesse fermamente convinto che a lui piacciono le ragazze solo perché a scuola nessuno gli ha detto che non c'è nulla di sbagliato nell'essere gay e che, nel caso contrario, sarebbe stato indeciso se cambiare sesso o fare sesso con altri uomini. Vien da sé che se lui è convinto del suo orientamento sessuale e della sua identità di genere quale parte innata di sé, allora non si capisce come possa sostenere che la medesima regola non debba valere anche per gli altri solo perché lui pretende di essere ritenuto il metro di paragone per condannare chiunque non sia tale e quale a lui.
E se le premesse sono a dir poco squallide, potenzialmente mortali risultano le conseguenze di chi vorrebbe impedire alle scuole di poter fornire rassicurazioni agli studenti gay che avessero la sfortuna di avere genitori omofobi. Savarese ama sostenere che i pregiudizi dei genitori debbano prevalere sui diritti del minore, in un'ottica in cui i bambini debbano essere visti come beni privati di cui poter disporre a proprio piacimento. Peccato che un limite debba esserci, altrimenti Savarese dovrebbe difendere il diritto di priorità dei genitori anche quando un padre fa prostituire la figlia minorenne. E se lui non vuole che i suoi figli sappiano che l'omosessualità è naturale o che il preservativo può salvargli la vita, chi viene messo a rischio è il minore, non certo lui. Quindi sarebbe forse ora che la smettesse di cercare di sostenere che lui voglia "difendere" i bambini quando tutto lascia intendere che vi sia un alto rischio che lui possa diventare il loro carnefice.
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