Facebook torna a bloccare Gayburg e rimuove il post sul libro di Mocciola contro le parole dell'omofobia



Siamo al terzo blocco inflitto da Facebook alla pagina di Gayburg nell'arco di una sola settimana. Dopo la totale sospensione della distribuzione dei contenuti sulle bacheche degli utenti che prosegue da oltre otto giorni, si somma una sospensione di 24 ore inflittaci lunedì a causa di un qualche post che non ci è stato comunicato e una nuova sospensione di tre ore giunta oggi per un altro post che ancora una volta viene tenuto segreto. In pratica Zuckerberg ci sta dicendo che dobbiamo essere puniti senza che ci sia fornita una qualsiasi motivazione del perché.
Fa riflette come tutto ciò avvenga mentre è attraverso Facebook che Filippo Savarese sta lanciando e raccogliendo soldi per la più vergognosa campagna transofobica dell'ultimo secolo o mentre l'organizzazione forzanovista Provita onlus parla tranquillamente di «disinfestazione» dei gay dalla sua pagina. E questo per non parlare di come negli ultimi giorni si sia scoperto che Facebook permetteva di acquistare spazi pubblicitari dedicati agli antisemiti.
Nonostante ci piacerebbe poter argomentare i motivi di tali blocchi e nonostante ci tocchi constare che Facebook non ha mai argomentato ufficialmente alcuna sua azione contro di noi, una verifica sulla pagina ci permette di osservare che ad essere scomparso è l'articolo in cui parlavamo della censura inflitta dal social network contro il libro di Mocciola. Si tratta di un volume dedicato alle parole dell'omofobia, rappresentato da un uomo che sulla sua pelle aveva scritto la vergognosa frase «meglio fascisti che fr*ci» pronunciata da Alessandra Mussolini. Par dunque che non ci siano conseguenze per chi insulta i gay ma che ci siano punizioni per chi denuncia chi pronuncia simili frasi.
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