Gandolfini torna a promuovere sessismo e omofobia con la manipolazione e la disinformazione



C'è da mettersi le mani nei capelli dinnanzi alle falsità contenute nella propaganda di Massimo Gandolfini, un uomo che sta dedicando la sua esistenza alla legittimazione dell'odio alla promozione della violenza contro tutti quegli adolescenti che dovesseo avere un naturale orientamento sessuale a lui sgradito. E ci sarebbe persino da ridere dinnanzi alle forzature delle slide diffuse dal suo "comitato" se solo si considerassero i devastanti effetti del suo tentativo di inculcare paura nella fascia più ignorante della popolazione.
A promuovere la sua propaganda è ancora una volta Il Giornale, pronto
a spergiurare che a Bologna il 76% delle scuole insegni quella fantomatica "teoria gender" che non è mai stata manco teorizzata, tant'è che a parlatene e ad inventarsene di volta in volta i risvolti sono solo persone legate alla lobby dell'omofobia organizzata. Il quotidiano sostiene pure che «su 113 istituti, ben 86 presentano indizi di ideologia gender». Poi, proponendo le curiose letture dei fatti ideate dall'integralismo, racconta:

Due anni fa alcuni docenti delle scuole bolognesi si ribellarono all'imposizione di programmi realizzati basati sul manuale "W l'amore", una sorta di compendio dell'ideologia gender. All'interno si parlava di masturbazione, malattie veneree, sesso anale e di come ogni bimbo possa scegliere a piacimento la propria identità. Poi nel gennaio scorso scoppiò la bufera per la decisione di alcuni istituti di portare gli alunni (all'insaputa dei genitori) a vedere lo spettacolo teatrale Fa'affafine incentrato sulla storia di Alex, un bambino biologicamente maschio, ma che si "sente" anche femmina: nei giorni pari preferisce mettere le scarpe da calcetto, in quelli dispari il vestitino da principessa.

A spiegarci come lo scopo sia un attacco alle sinistre e la speranza di poter mettere a frutto l'omofobia come strumento di promozione per Salvini e per i suoi amici di estrema destra, si afferma che:

Tutto ruota attorno alla legge sulla Buona Scuola approvata dal governo Renzi per volere del ministro Stefania Giannini. Al comma 16 si legge: "Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni". Intento lodevole, ma che secondo molti osservatori apre a "storture applicative" che vanno al di là della sensibilizzazione contro la violenza e scadono nella somministrazione ai ragazzi della teoria gender. "Anche espressioni dall’apparenza innocua o tratte dalla legge sulla c.d. ”buona scuola” - spiega David Botti, referente provinciale del comitato - possono essere utilizzate come 'grimaldello' per aprire la strada ad attività di accettazione e/o sperimentazione dell’ideologia". Un esempio? Spesso il gender si insinua nei progetti di educazione sessuale (vedi "W l'Amore") oppure in quelli contro il bullismo.
Se dunque nei Ptof c'è un richiamo alla legge renziana, allora è probabile che vi saranno iniziative a rischio indottrinamento. E così gli istituti sono stati classificati in base al livello di attenzione che la famiglia deve porre una volta iscritto il figlio: verde, se non vi sono pericoli; giallo, se sono stati trovati indizi; rosso, se la normativa è indicata e applicata. Il dato che ne emerge fa impressione: su 113 scuole controllate, solo 18 sono da bollino verde, ben 41 contrassegnate in giallo e 45 con il rosso. A somme fatte significa che 86 istituti (il 76%) presenta gravi indizi sulla presenza della teoria gender tra i banchi.

Facendo capire che ad essere ritenuto "indottrinamento gender" è anche il semplice sostenere che la donna non sia inferiore all'uomo o che la femmina possa avere altri scopi nella vita diversi dall'essere ingravidata, asseriscono:

Facciamo ora qualche esempio. Accade che al Liceo Classico Minghetti, stando al dossier del comitato, nel Ptof sia indicata la possibilità per gli studenti "di trattare tematiche di genere in orario scolastico senza il preventivo consenso dei genitori". E sempre nella stessa scuola esistono oltre sei attività extracurricolari "filo-gender", tra cui alcune appaltate all'Arcigay e finalizzate alla "destrutturazione degli stereotipi di genere (...)" e ad "approfondire le questioni di genere, corporeità, orientamento sessuale". E ancora il corso di "Hip Hop condiviso" all'I.C.N di via Finelli per educare al senso "di una identità rispettosa delle differenze di genere"; oppure il progetto di "prevenzione contro il bullismo a sfondo omofobico" al PCE Turistico Aldovrandi-Rubbiani, gestito dal Comitato Provinciale Arcigay "Il Cassero". Lo stesso circolo - per dire - in cui venivano realizzati party in maschera con invitati vestiti da Gesù e che mimavano pratiche sessuali con una grossa croce. Alla faccia dell'educazione

Insomma, Gandolfini proprio non tollera che si possa dire ai ragazzi che l'omosessualità non è un male, così come non tollera che i propri figli possano ricevere le nozioni sufficienti a maturare un'opinione personale che rischia di essere diversa da quella che lui pretende di inculcare loro. Ed è davvero intollerabile il suo sostenere che non si possano affrontare determinati temi senza il consenso dei genitori (che nella sua accezione vengono intesi come sinonimo di padre-padrone) nella più totale noncuranza di come ad aver bisogno di un confronto sono soprattutto quegli adolescenti che rischiano di non essere accettati dalle loro stesse famiglie.

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