La Cassazione conferma la condanna di Roberto Formigoni per diffamazione aggravata



La Cassazione ha confermato la condanna di Roberto Formigoni per diffamazione aggravata nei confronti di Cappato, Lipparini e della lista Pannella.
Nel 2010 l'ex presidente della Lombardia, ora senatore di Alternativa popolare, dichiarò a vari giornali che i radicali avrebbero ordito «una macchinazione» per escludere il centro destra dalle elezioni regionali e che avrebbero avuto la possibilità di «manipolare» le liste perché lasciati soli «per dodici ore» nell'Ufficio centrale. Inoltre, sempre a detta di Formigoni, i radicali avrebbero fatto sparire 51 certificati elettorali.
La Suprema Corte ha rigettato la tesi difensiva del leader ciellino, volta a sostenere che quelle affermazioni fossero una lecita critica politica, osservando come «nel caso in esame non ci troviamo di fronte all’espressione di opinioni o critiche o alla strumentalizzazione, a fini politici, di un fatto vero nel suo nucleo essenziale, bensì di fronte ad accuse gravi (la manipolazione e la sottrazione di schede allegate alla presentazione delle liste) totalmente e consapevolmente false rivolte ad un avversario politico».
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