La Chiesa Cattolica cilena convoca Gianfranco Amato per promuovere il loro candidato ultraconservatore



Verrebbe da ridere dinnanzi all'immagine di un avvocato che va in giro a raccontare che la Madonna gli sarebbe apparsa su un convoglio di Trenitalia per nominarlo "generale" di un esercito incaricato di contrastare la natura umana ed imporre l'eterosessualità ai bambini quale unico modo "giusto" di poter essere. Ma è ben difficile ridere dinnanzi a chi è stato convocato dalla Chiesa Cattolica cilena a spargere disinformazione e odio anche oltreocano.
L'integralista è noto per le sue posizioni contro i diritti di gay e transessuali. Lavora come allied attorney dell'organizzazione statunitense Alliance Defending Freedom, l'organizzazione classificata come gruppo d'odio che è attiva nel tentare di sostenere che religione debba prevalere sui diritti umani e che sia lecito discriminare se si pronuncia il nome di Dio invano. Ed è tra i principali ideologi di quella fantomatica "ideologia gender" che è stata inventata dalle organizzazioni di estrema destra quale scudo ad ogni forma di omofobia e transofobia.
Ora, per volontà del vescovo di San Bernardo, Juan Ignacio González Errázuriz, l'integralista Amato terrà corsi di omofobia in sei università cattoliche cilene: la Universidad del Desarrollo, la Universidad de San Sebastián, la Universidad de Santo Tomás, la Universidad Católica, la Universidad Finis Terrae e il Duoc de San Bernardo.

Amato, che ha diritto di passo in tutte le chiese cattoliche del mondo in virtù di come le sue donazioni alla curia gli abbiano permesso di acquistare il titolo di cavaliere dell'Ordine Equestre del santo Sepolcro di Gerusalemme, racconta i propri proseliti quanto siano bravi tutti quei preti che avvalorano la sua crociata. Dalle pagine del suo sito, scrive:

Occorre aggiungere che in Cile esiste una Chiesa militante e soprattutto Pastori coraggiosi che non temono di denunciare pubblicamente tutti i falsi miti di progresso che noi ben conosciamo su vita, famiglia ed educazione. Uno di questi è S.E. mons. Juan Ignacio Gonzales, Vescovo di San Bernardo, che non solo si è dichiarato felicissimo di potermi incontrare ma che ha voluto organizzare nella sua diocesi una mia conferenza. A complicare ulteriormente le cose si è aggiunto il fatto che il prossimo 19 novembre si svolgeranno in Cile le elezioni presidenziali. Si tratta di una partita molto importante che, peraltro, rende ancora più evidente l’aspetto provvidenziale –e inizialmente sconosciuto– del mio viaggio.

Annunciato come il suo contributo omofobo avrà risvolti politici, l'integralista spiega anche come il suo principale nemico saranno le sinistre e i progressisti. Nulla di nuovo a fronte di chi ha partecipato a convegni organizzato dai neonazisti di Libertà e Azione che si cimentarono nel vergognoso saluto romano al Cimitero Maggiore di Milano. Ed è così che ai suoi proseliti racconta:

Come qualcuno di voi saprà, in Cile si sta concludendo la parabola discendente della presidente Michelle Bachelet. Una meteora che si è ormai praticamente spenta. La Bachelet esordì con un consenso plebiscitario (62%) e fu subito incoronata come un’icona della nuova sinistra liberal. Moderna, progressista, radical-chic, squisitamente politically correct. Insomma, il peggio che possiamo immaginare. Come tutte le esperienze che si fondano sulla fuffa – vedi il renzismo a casa nostra – anche quella della Bachelet, alla prova di governo, si è dimostrata disastrosa. Un vero e proprio flop.

Il tutto per arrivare a sostenere:

Ma la sinistra liberal quando si trova alle corde ricorre sempre all’ultima carta della disperazione, ossia il tentativo di risollevare gradimento e sondaggi attraverso la bandierina ideologia relativa a tutti i temi cari al politically correct. Proprio come è accaduto da noi con Renzi e la Legge Cirinnà.Solo che la Bachelet, trovandosi in una situazione un po’ più disperata del nostro ex premier, le ha volute giocare proprio tutte le carte. A ridosso della scadenza del suo mandato, infatti, ha messo sul piatto aborto, “matrimonio” gay e, soprattutto il gender. Sì, proprio quello che da noi dicono che non esiste. Ebbene in Cile si è miracolosamente materializzato nella proposta di legge 8924-07 (riconoscimento e protezione del diritto all’identità di genere) approvata il 14 giugno scorso al Senato e ora in discussione alla Camera. Che io mi trovi in Cile proprio in questa contingenza per spiegare cosa sia la teoria gender, non si può certo liquidare come una “coincidenza”.

A quel punto Amato inizia  a spiegare che l'odio verso i gay sarebbe l'unico elemento che deve essere tenuto in considerazione quando si vota. Critica il candidato Piñera dicendo che sia «un moderato di centro destra, paragonabile, dal punto di vista valoriale, ai liberal di Forza Italia, all’area Parisi», aggiungendo poi che si tratterebbe di «uno, tanto per intenderci, che si è dichiarato disponibile a discutere dell’adozione di minori alle coppie gay».
Ed ancora, spiega che il suo compito sarà quello di promuovere José Antonio Kast, ossia quello che lui definisce «la vera novità politica alle prossime elezioni cilene». Non senza dimenticare di cercare un risvolto politico in ogni sua affermazione, precisa che «Kast gioca la partita da indipendente, avendo ormai lasciato il partito in cui era politicamente nato, ovvero la Democrazia Cristiana, che in Cile ha ampiamente superato la deriva alfaniana, riducendosi ad una caricatura del PD italiano».
La sua tesi è che «il nostro José Antonio in poco tempo ha quadruplicato le percentuali dei sondaggi e raddoppiato la candidata democristiana Carolina Goic. E continua incredibilmente a salire. La stampa di sinistra e massonica comincia a temerlo è già lo ha bollato come “ultraconservador”. Per noi si tratta di un marchio di garanzia».
In pratica, la Chiesa Cattolica avrebbe organizzato alcune conferenze omofobe in varie università cattoliche del Paese al fine di promuovere il "loro" candidato: un avvocato cattolico che ha collezionato nove figli.

Di lui Amato dice che:

Kast è uno che ha il coraggio di parlare pubblicamente di “dictadura gay” e di affermare che l’unica vera famiglia è quella fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna. Quando in un’intervista, per metterlo in imbarazzo, gli hanno chiesto cosa avrebbe fatto se lui fosse stato omosessuale, ha tranquillamente risposto che avrebbe vissuto la sua condizione in piena castità senza avanzare pretese assurde. E quando gli hanno chiesto che cosa avrebbe fatto se uno dei suoi figli fosse stato gay, lui ha risposto che i figli non si può smettere di amarli qualunque cosa facciano o comunque siano, e quindi lui avrebbe continuato ad amarli e aiutarli, precisando però che non avrebbe mai potuto partecipare al loro “matrimonio”.

In quella sua abitudine di inserire a forza le sue tesi nella bocca delle sue vittime, spergiura pure che «ci sono diversi omosessuali che hanno dichiarato pubblicamente di votarlo perché è una persona corretta, e certamente migliore rispetto a tanti altri candidati che a parole si dicono “aperti alla diversità” e gay friendly, mentre in privato si esprimono con parole irriferibili sull'omosessualità. Tipica ipocrisia dei politicanti».

Giafranco Amato loda il suo candidato anche perché promette che vieterà l'aborto ed imporrà alle gestanti di partorire a forza. O, meglio, ridurrà l'aborto ad un atto illegale condotto nella clandestinità a rischio di madi e bimbi esattamente come avveniva anche da noi oltre cinquant'anni fa. Scrive:

Kast è anche uno che ha il coraggio di affermare pubblicamente che crede nella difesa del diritto alla vita dal concepimento fino alla morte naturale. Sulla proposta di legge in tema di aborto che sta avanzando nell’iter parlamentare, Kast ha dichiarato che utilizzerà qualunque mezzo per arrestarla, ivi compreso il ricorso alla Corte costituzionale. Nella denegata ipotesi in cui la legge dovesse venire approvata, Kast ha già annunciato di avere pronto un disegno di legge per la sua abrogazione. E alla stampa ha dichiarato: «Si salgo presidente, ése será el primer proyecto de ley que voy a mandar». Il suo primo atto come presidente sarebbe quello di abrogare l’eventuale legge sull’aborto. C’è una bella differenza rispetto a certi annunci di candidati premier italiani i quali promettono come primo atto di governo la riapertura delle case chiuse, la liberalizzazione della prostituzione, il papponaggio di Stato.

Tragicomico è il passaggio in cui afferma:

Kast sarebbe un perfetto candidato del Popolo della Famiglia, e incarna pienamente la mission di questo movimento politico: essere la garanzia della tenuta di un futuro governo sui principi non negoziabili in tema di vita, famiglia, educazione e l’attuazione concreta della Weltanschauung cristiana alla luce della dottrina sociale della Chiesa.

Spiegando che lui si considera l'uomo che ha tolto pari dignità alle famiglie gay messicane e auspicando che potrà danneggiare anche le famiglie cilene in quella sua promozione dell'omofobia come doma di fede, Gianfranco Amato afferma:

Il 3 ottobre tutto il giorno è dedicato ad incontri che terrò a Valparaíso la sede del Congresso Nazionale, il parlamento cileno, dove parlerò e pranzerò invitato da deputati e senatori.
Visto l’esito della mia visita ai parlamentari del Messico – dove lo scorso novembre è stata bocciata la proposta di legge del “matrimonio” gay – qualche politico cileno dice scherzosamente che io forse porto fortuna. E quindi vorrebbero che io parlassi il più possibile. Non so si tratti di fortuna, io credo più nella Provvidenza e il “caso” che io mi trovi in Cile ne è una conferma.
E’ poi previsto che io partecipi ad una trasmissione a Radio Maria cilena, e che mi sottoponga al consueto rito della interviste, conferenze stampa, tavole rotonde e dibattiti. Anzi, per essere precisi le interviste mi hanno preceduto in Cile. Alcuni giornalisti mi hanno contattato prima della mia partenza e hanno già pubblicato le mie risposte.
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