L'omosessualità descritta come «traviamento» e «devianza» sul periodico della diocesi di Nocera



Don Silvio Longobardi si dice certo che un genitore debba provare «dolore» dinnanzi ad un figlio gay. Sostiene che ci debba essere un «legittimo riserbo» e lamenta di come ad una coppia di genitori con un figlio gay sia stato detto «che riconoscere e accogliere l'omosessualità è un atto di civiltà. Il dolore e la vergogna, ai contrario, sono segni di arretratezza culturale e sociale. Sentimenti che appartengono ad un mondo ormai tramontato. II mondo cambia. dicono in molti, anche nella Chiesa. È davvero cosi? Hanno ragione i nuovi maestri -quelli che hanno rubato l'immagine biblica dell'arcobaleno per farne icona di un mondo che si pone agli antipodi della Scrittura- oppure è meglio restare aggrappati a quella Parola antica che sfida i secoli?».
No, non si tratta di un documento scritto nel Ventennio dalla propaganda nazista, ma di un articolo apparso sulla rivista "Insieme" della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, diretta proprio dal prete omofobo. E se provoca tristezza la volontà di attribuire alle scritture ogni forma di odio attraverso il sostenere che l'allegoria valga solo quando ci si deve auto-assolvere da qualcosa ma non quando si debba condannare il prossimo, grave è anche come Dio sia ormai costantemente sfruttato per incoraggiare l'odio. Manco fossimo davanti a dei miliziani dell'Isis.

La premessa proposta dalla diocesi è che l'eterosessualità sia il dogma di fede su cui ruoterebbe il cristianesimo e che l'omosessualità sia un peccato. Più o meno è quanto dissero di quei mancini che perseguitarono per anni, di quei pellerossa che sterminarono o di quelle persone di colore che segregarono citando i brano della Torre di Babele. Afferma l'articolo:

"Maschio e femmina li creò", leggiamo nella Genesi. Questa verità originaria, che Dio ha scritto nel cuore dell'uomo, determina orientamento essenziale e costitutivo. Ma il peccato ha inquinato ogni cosa, anche e soprattutto il modo di vivere la relazione tra l'uomo e la donna. Siamo tutti "sotto il dominio del peccato, scrive Paolo (Rm 3,9). La Scrittura presenta casi eclatanti di omosessualità, basta ricordare la scena di Sodoma (Gen 194). La piena e totale condanna dell'omosessualità è espressamente riferita nella Tradizione sacerdotale. Prendiamo due testi dal Levitico: "Non avrai relazioni con un maschio come si avranno con una donna: è abominio [...] Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte" (Lv 18.22; 2033). Stando all'autore sacro la relazione omosessuale appartiene agli atti che rendono impuro l'uomo. Lo considera un abominio e lo punisce con massima pena. Si tratta dunque di un comportamento da cui bi-sogna assolutamente astenersi.

In realtà il testo citato condannava la mancanza di accoglienza, tant'è che pare difficile che si possa parlare di omosessualità dinnanzi ad un brano che illustra come l'eroe biblico della vicenda abbia fatto stuprare le sue figlie da quelli che secondo la diocesi sarebbero stato omosessuali. Eppure è creando un proprio dogma che l'autore dell'articolo sentenzia con certezza che:

La legge morale viene qui espressa con la massima chiarezza, ricorda che c'è un limite oggettivo, un confine oltre il quale la libertà deborda e finisce per inquinare la vicenda umana.

Spiegando che non c'è da preoccuparsi di quel Gesù che tacque sull'omosessualità quando si può tranquillamente attingere all'omofobia di un suo seguace che mai lo conobbe (e il quale predica anche l'inferiorità delle donne, giusto per non farsi mancare nulla), l'autore afferma:

Il Vangelo tace. Alcuni interpretano questo silenzio come segno di tolteronza, un implicito invito ad astenersi da ogni giudizio, un criterio bizzarro. Il Vangelo non è un prontuario farmaceutico o un'enciclopedia. Ad esempio, non vi troviamo una condanna esplicita dell'aborto. Dobbiamo allora dedurne che anche questo gesto sia lecito o sia comunque lasciato all'insindacabile coscienza individuale? Non tace invece l'Apostolo Paolo che ripropone con estrema severità la tradizione. Tra i peccati che escludono dal Regno a cui Dio ci chiama, pone anche l'omosessualità.

Sostenendo che il principale scopo del cristianesimo sia la repressione sessuale, l'articolo aggiunge:

Il testo più significativo dì Paolo lo troviamo nel primo capittolo della la Lettera ai Romani. Il quadro sociale che descrive è impressionante: nel mondo pagano, prima dell'annuncio del Vangelo, regna il disordine sessuale e il caos sociale. Tutto questo è il segno di una società senza Dio. L'apostolo usa parole chiare che non possono essere in alcun modo equivocate: "Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi. lasciando il rapporto naturale con la femmina. si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi. ricevendo tosi in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento".

Si passa così al sostenere che l'omosessualità femminile sia meno grave di quella maschile dato che il "cattolico" medio si eccita nel vedere due lesbiche che si baciano:

Paolo fa espressamente sia omosessualità femminile che quella maschile. Questo duplice riferimento indica che l'immoralità coinvolge tutto genere umano. Anzi, contrariamente al solito, Paolo fa riferimento prima al comportamento femminile poi a quello maschile, questa collazione deriva probabilmente dal fatto che egli parla della omosessualità maschile con parole molte più dure, come se volesse descrivere un crescendo di depravazione.

Se ormai si è abituati alla sfilza di insulti che la frangia estremista della Chiesa Cattolica è solita riservare ai gay (definita come «traviamento» e «devianza» prima di sentenziare che «l’omosessualità appartiene al caos sociale»), grave è anche come si dica che la Bibbia andrebbe letta letteralmente mentre si propone un brano in cui si invita a condannare a morte i gay.

Via: Gaypost.it - Immagini: [1] [2]
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