Il Royal College of Psychiatrists chiede scusa per le violenze perpetrate con le fantomatiche "terapie riparative"



Il Royal College of Psychiatrists, principale organizzazione di psichiatria del Regno Unito, è ancora una volta tornata a chiedere scusa per le morti e le violenze che sono state perpetrate mediante quelle fantomatiche "terapie riparative" che ben presto potrebbero essere bandite dal regno di sua maestà. Vere e proprie torture psicologiche che ancor oggi vengono promosse da quei fondamentalisti alla Adinolfi che paiono non farsi problemi nel causare morti pur di vantarsi di come si siano capaci di portarsi a letto molteplici mogli. E se c'è la speranza che ben presto la Chiesa cattolica possa rispondere sei crimini compiuti contro l'umanità mediante il suo cieco appoggio all'estremismo o a quei fodamentalisti che affiancano Luca Di Tolve in convegni volti a sostenere che san Giuseppe ci insegnerebbe ad usare l'ascia per ammazzare il prossimo, la scienza spiega che si è dinnanzi a crimini motivate da cieco odio che rinnega quella che un cattolico sano non esiterebbe a considerate l'opera di Dio. Scrivono:

Non esistono parole che possano riparare i danni fatti a chiunque sia stato mai considerato “malato mentale” semplicemente per amare una persona dello stesso sesso. Per coloro che sono stati “trattati” utilizzando procedure non basate su prove da parte di professionisti della salute mentale fino alla fine degli anni ’70, il trauma di tali esperienze non potrà mai essere cancellato.
È importante riconoscere che questa era una volta una procedura standard nei servizi di salute mentale, e in effetti rifletteva un più ampio atteggiamento sociale della paura e dell’odio verso gli omosessuali.
È anche fondamentale sottolineare che i tempi sono cambiati. Studi che una volta avevano affermato di avere una “cura” per l’omosessualità, o di classificarla come malattia in primo luogo, sono stati tutti confutati e sconfitti. Studi che hanno dimostrato che le terapie di conversione hanno avuto successo sono state tutti esposti come metodologicamente difettosi. Ad oggi non esiste uno scenario fattibile in cui un professionista della salute mentale pienamente formato, possa somministrare tale trattamento.
Il Royal College of Psychiatrist ritiene fortemente che il nostro primo compito come dottori sia non arrecare nessun dolore e consideriamo immorale chiunque cerchi di curare ciò che non è un distrubo. La nostra presa di posizione indica chiaramente che l’omosessualità non è un disturbo e non deve essere trattata.
La psichiatria è una delle specialità mediche più diverse che riflette pienamente la diversità dei pazienti. Per noi è un onore e un privilegio conoscere ogni individuo che si addentra nel nostro luogo di lavoro per comprendere le loro preoccupazioni, desideri e ambizioni, e tutte quelle parti che non sono state condivise con qualcun altro. È il nostro compito offrire consulenza non giudizio a chiunque cerchi il nostro aiuto, nonostante il background, l’età, il genere, la sessualità, la razza o religione. Allo stesso modo, incoraggiamo tutti gli interessati alla salute mentale a scegliere la psichiatria e ad assumere ciò che può essere descritto solo come una delle carriere più soddisfacenti e gratificanti.
L’ingiustizia di coloro che si trovano all’interno della comunità LGB che sono stati trattati come malati mentali a causa del loro orientamento sessuale è fortemente sentita dai professionisti di oggi della salute mentale. Non possiamo riscrivere la storia, ma quello che possiamo fare è chiarire che oggi le nostre porte sono aperte e che i principi di uguaglianza e diversità saranno portati avanti con passione.
Per chiunque sia in cerca di sostegno, siamo qui. Per chiunque abbia il desiderio di scegliere la psichiatria e di sostenere gli altri, siamo qui.
Per chiunque spera di lavorare con noi per risolvere i torti del passato, siamo qui. È con grande rammarico che sentiamo le storie di pazienti come Jeremy Gavins, che ci confermano quanto l’impatto sia stato duraturo, su di lui e su tutti quelli sottoposti alle terapie.
È con apertura, gentilezza e umiltà che alziamo le mani, apriamo le nostre porte e combattiamo instancabilmente per fornire il trattamento etico e basato sulla salute mentale che tutti noi meritiamo
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