Le Quattro Giornate di Napoli e la storia dimenticata dei femminielli che sfidarono i nazifascisti



Il 27 settembre del 1943 i napoletani si rivoltarono al nazisfascismo e nel corso di quattro lunghe giornate riuscirono a liberare la città con un giorno d'anticipi rispetto all'arrivo degli Alleati. I disordini scoppiarono dopo che il Prefetto chiamò alle armi tutti i maschi di età compresa fra i 18 e i 33 anni, ma sui 30mila napoletani previsti, si presentarono solo in 150. I tedeschi si misero così alla ricerca dei disertori, mentre madri e fidanzate scesero in strada per cercare di proteggere i loro uomini. Una pagina di storia meno conosciuta è quella che riguarda il ruolo che ebbero i femminielli nelle Quattro Giornate di Napoli.
«Quando scoppiarono le insurrezioni, i femminielli scesero in strada sparando al fianco di noialtri. Si trattava di maschi omosessuali travestiti da donna, presenti a decine nel quartiere dove erano soliti riunirsi in un terreno nella zona di Piazza Carlo III», spiega Antonio Amoretti, oggi Presidente dell’Anpi di Napoli. Antonello Sannino aggiunge: «Quando ci fu la barricata a San Giovanniello i femminielli erano in prima linea, secondo la logica che non avevano niente da perdere: non avevano figli, la famiglia li aveva ripudiati e la società li rispettava culturalmente ma comunque entro certi limiti. Abituati a fronteggiare la polizia e il potere, i femminielli non si tirarono indietro davanti all'occupazione nazista».
Il coraggio dei femminielli è ben rappresentato dalla storia di Vincenzo, ai tempi quarantenne che vendeva sigarette, cibo e fazzoletti durante il giorno e si prostituiva in strada la sera. La sua storia è stata custodita dalla transessuale Rosa Rubino, oggi ultrasettantenne, che racconta: «Lo chiamavano Vincenzo ‘o femminiello ed era un vero e proprio boss del rione San Giovanniello, nel senso buono del termine. Ci ha raccontato più volte della sua partecipazione alle Quattro Giornate, del suo contributo nell’ergere le barricate per non far entrare i tedeschi nel quartiere. Era una presenza fissa in strada, un punto di riferimento e questo spiega perché durante un momento così forte come le Quattro Giornate fosse in prima linea nei combattimenti».
Il contributo dei femminielli alla liberazione della città non venne mai celebrato, nemmeno a guerra finita. Solo l’anno scorso l’ex assessora per le pari opportunità di Napoli, Simona Marino, li ha voluti citatare tra i protagonisti della rivolta in una lettera inviata al Presidente della Repubblica per l’anniversario dell’insurrezione.
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