Mancuso contro la vergogna del comizio di Toni Brandi alla Festa de l'Unità



È attraverso un post pubblicato su Facebook che Aurelio Mancuso ha preso posizione contro la vergogna del comizio a senso unico di Toni Brandi tenutosi alla Festa dell'Unità di Roma. Un comizio in cui è stato vomitato il solito odio contro i gay e contro la laicità, ma liquidato come un semplice «inconveniente» da un presidente di partito che è apparso quasi infastidito da quei gay che osano lamentansi mentre lui invita chi prega contro gli omosessuali o promuove fantomatiche "terapie riparative" che hanno ucciso tanti loro fratelli. Insomma, il Pd ha dato loro la legge sulle unioni civili più retrograda d'Europa e quelli si lamentano pure se inviti chi da anni promuove disinformazione e isterie contro di loro, magari raccogliendo pure delle firme per assicurarsi che i giovani non siano difesi dal bullismo omofobico all'interno delle nostre scuole.

Scrive Mancuso:

Avrei dovuto probabilmente essere più morbido ieri sera con il segretario Andrea Casu alla Festa de l’Unità mentre narrava i magnifici risultati della kermesse che si stava chiudendo. Sarà che sono allergico alla demagogia delle “prime volte”, ma non sono riuscito a trattenermi. All’ennesima affermazione che: “questa è stata la Festa più aperta di tutte. Tutti hanno potuto parlare” e così via, gli ho risposto duramente e senza alcun accenno di critica costruttiva. Lo so di aver lasciato un po’ basiti gli amici e compagni che erano presenti, ma a volte è necessario non arretrare davanti ad affermazioni ridicole e non supportate da fatti. Ho inutilmente protestato perché si è permesso (tutti ora negano) ad esponenti di Pro Vita di salire su un palco dibattiti della Festa de l’Unità e propagandare senza alcun contraddittorio, (davanti a nemmeno dieci persone, c’è da dire…) le loro schifose menzogne sulle inesistenti teorie gender e contro l’eutanasia. Invece di rispondere sulla questione il segretario romano, evidentemente in un delirio di onnipotenza, mi ha accusato di polemizzare pubblicamente perché alla ricerca di visibilità. Direi che se Mancuso cita Casu, forse qualcuno a Roma, e non solo, si accorge dell’esistenza del nuovo leader del Pd. Ma per mantenersi seri, è tipico di una certa classe dirigente in allevamento, non rispondere alle questioni poste ed erigere il muro del vittimismo. Il ragazzo, che è simpatico e che ho pure votato, ha conquistato, con un risultato inequivocabile, le leve del comando del partito romano, quindi, si deve abituare al conflitto e all’assunzione di responsabilità. Rimane, che aver permesso uno show di reazionari alla Festa de l’Unità, è per quanto mi riguarda questione, non negoziabile sul piano politico e tanto più su quello personale: questi clerico fascisti, ogni giorno spargono odio sul mio diritto di esistere come cittadino pari agli altri, quindi, nessuna complicità è possibile. So che la vicenda non sarà mai chiarita e, che nessuno degli organizzatori chiederà scusa. E passare per il solito duro rompiscatole, mi importa assai poco; lo hanno compreso nei decenni scorsi molti autorevoli dirigenti delle sinistre italiane, ben prima che il rappresentante del Pd dell’Urbe indossasse i calzoncini. La libertà e l’autonomia si pagano, ma ti fanno alzare la mattina in pace con te stesso.
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