Piacenza lascia la rete R.E.A.DY su iniziativa dellaLega. Le associazioni: «Atto grave contro i diritti dei piacentini»



La Giunta Comunale di Piacenza, su proposta della Lega Nord, ha deliberato per uscire dalla rete R.E.A.DY. contro il contrasto alla violenza basata sul l'orientamento sessuale e identità di genere.
Pare dunque che il silenzio dinnanzi alle violenze omotransofobico sia il nuovo biglietto da visita di un partito che ha fatto dell'odio il proprio biglietto da visita.
Alla rete rete hanno aderito i comuni italiani che si impegnano contro le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere, non comporta nessun costo e si tratta di uno scambio di buone prassi. L’uscita è un’occasione persa per il governo della Città di Piacenza per dimostrarsi vicino ai propri cittadini.

L’Atomo Arcigay Piacenza denuncia:

Tra le motivazioni avanzate dalla Lega Nord si apprende come la rete sia definita «strumento della teoria del gender», denunciando una fondamentale ignoranza in tema: questa “teoria” non esiste, come smentito dalla comunità scientifica italiana in più occasioni. Siamo rammaricati dell’uso che la Giunta fa dello stipendio pagato con soldi pubblici per legiferare su argomenti di fantasia.
Questa azione avrà come conseguenza il peggioramento della qualità della vita di tutte le cittadine e i cittadini della nostra città, poiché le discriminazioni di qualsiasi tipo possono colpire chiunque, da noi stessi fino ai nostri familiari e amici.
L’uscita della rete R.E.A.DY. non considera i bisogni del territorio di Piacenza, ma risponde agli equilibri politici nazionali, lontani dal rapporto che dovrebbe esserci tra Comune di Piacenza e tutti i piacentini. Un sintomo di una politica disattenta e lontana dalle persone.
Ci sorprende, infine, come la Giunta Comunale si sia fatta abbagliare dalla propaganda della Lega Nord di Piacenza, attenta, in questo caso, solo al tornaconto personale dei suoi rappresentanti in giunta. Crediamo in una Piacenza senza discriminazioni per nessuna persona.
Invitiamo il sindaco Barbieri ad un incontro con le associazioni LGBTI del territorio piacentino per assicurare a chi vive a Piacenza, tutte e tutti senza distinzioni, l’incolumità e il godimento dei diritti. Confidiamo che non lascerà inascoltato l’appello dei suoi cittadini.

Di «un atto politico retrogrado e pericoloso, che non a caso porta la firma della Lega Nord» parla il gruppo consigliare del Partito Democratico di Piacenza, commentando la «gravissima» decisione della Giunta comunale di uscire dal protocollo. «La Giunta Barbieri ha finalmente gettato la maschera, affidandosi all’ideologia leghista di chiusura e intolleranza: ritirarsi da “Ready” significa ignorare i numerosi casi di bullismo, di vessazione e di abuso che avvengono in Italia, compresa Piacenza, segnati dalla piaga dell’omofobia», spiega il Pd. «Vuol dire dimostrarsi insensibili ai temi di orientamento sessuale e di discriminazione di genere, nonché svelare una scarsa capacità culturale evidentemente estranea al rispetto delle diversità. Dopo i primi cento giorni di mandato trascorsi approvando gli ottimi atti istituzionali già avviati e definiti dalla precedente amministrazione di centrosinistra, questo atto politico invece lascia spazio a un’ideologia di destra preoccupante. La precedente amministrazione stava per inaugurare l'iniziativa "Tana libera tutti", mirata a rafforzare lo sportello antidiscriminazioni. Con la neoeletta amministrazione, al contrario, in via Taverna d'ora in poi a certi piacentini forse verrà impedito l'accesso. Che tristezza».

I consiglieri del Pd rispondono anche alle dichiarazioni dell’assessore alla famiglia Polledri, per il quale il protocollo avrebbe favorito la divulgazione della fantomatica "ideologia gender" a discapito dell’autonomia educativa della famiglia. «Sono parole pretestuose, che rischiano di far avanzare il contrasto e la divisione tra esseri umani. L’ideologia gender è un’invenzione che ha lo scopo di impedire l’insegnamento nelle scuole di un’educazione finalizzata al contrasto dell’omofobia, del bullismo, dell’esclusione sociale e della misoginia. Nessuno in ambito accademico parla di teoria gender: è un’espressione usata per creare consenso intorno a posizioni sessiste e omofobe», prosegue il Pd. «Una domanda sorge spontanea: che fine ha fatto l’assessora alle Pari opportunità? Perché non è intervenuta in difesa di questo presidio di civiltà?».

Il comitato del REmilia Pride aggiunge:

Piacenza offre questa mattina una prova tangibile della necessità di una legge regionale contro l’omo-transfobia che promuova in ogni città la lotta alle discriminazioni, visto che evidentemente alcuni amministratori sono incapaci di difendere la propria cittadinanza. La legge regionale, che verrà presentata in Consiglio Regionale dall’onorevole Roberta Mori, era uno dei punti principali del programma politico del REmilia Pride che si è svolto il 3 giugno 2017 a Reggio Emilia, evento di cui Piacenza tramite il Comitato Arcigay L’Atomo ha fatto parte integrante dal primo minuto, arrivando con diverse centinaia di persone a marciare per le strade di Reggio Emilia, assieme alle 15.000 persone presenti (stima della questura).
Il REmilia Pride chiede all’amministrazione comunale di essere onesta: non è certo la fantomatica teoria gender il problema, del resto dopo le Sentinelle in piedi nessuna persona di buon senso può più cadere in una trappola di malafede del genere. Piuttosto la sindaca di Piacenza Patrizia Barbieri ammetta che si esce dalla Rete RE.A.DY perché si vuole discriminare contro le persone gay, lesbiche, bisessuali, trans. Si elimina questo strumento perché si vuole che i bambini e le bambine di Piacenza crescano in un mondo di bullismo, discriminazione, pericolo.
Non si illuda l’amministrazione comunale: il popolo emiliano del REmilia Pride non resterà a guardare. Siamo pronti in qualunque momento ad intervenire e spiegarle pubblicamente come si attua l’articolo 3 della costituzione, anche se ormai una decisione come quella piacentina rimarrà nella storia della regione come un esempio di pessima amministrazione.

Si dicono preoccupate anche le segreterie CGIL CISL UIL di Piacenza:

Le notizie di stampa riguardanti l’uscita del Comune di Piacenza dalla rete R.E.A.DY., nata e sviluppatasi con l’adesione di diversi comuni con lo scopo di promuovere culture di riconoscimento delle identità di genere e di prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione contro le comunità LGBT, ci lasciano fortemente indignati e preoccupati.

E’ l’art.3 della nostra Costituzione, in primis, che riconosce il diritto di ogni cittadino ad avere pari dignità sociale e a non subire discriminazioni legate alle proprie condizioni personali e sociali, di sesso, di religione, di lingua, di razza, richiamando fra i doveri della Repubblica quello di rimuovere ogni ostacolo che possa limitare le libertà e l’uguaglianza delle persone.
E’ quindi particolarmente grave che l’Amministrazione Comunale, con obiettivi chiaramente espliciti di visibilità politica di una parte significativa della maggioranza al governo della città, abbia ritenuto di procedere con un netto passo indietro su questi temi, creando cosi le condizioni anche culturali di nuove forme di intolleranza e discriminazione che non possiamo accettare in silenzio.
Noi vogliamo una città aperta, solidale, inclusiva e che sia in grado di riconoscere ed accettare ogni forma di diversità, da quelle di genere a quelle religiose e di razza; su queste tematiche le nostre Organizzazioni continueranno ad essere fortemente impegnate e pronte a collaborare con tutti i soggetti che nel territorio sono attivi nella promozione e nella tutela di ogni diritto civile e sociale. Nel contesto attuale, in cui ogni giorno si ha notizia di atti discriminatori e violenti che attaccano le diversità, appare ancora più inopportuno il dissociarsi dalla rete R.E.A.DY che promuove la tolleranza e il rispetto di tutti.
Chiediamo quindi che l’Amministrazione, che ha il dovere di rappresentare e tutelare tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro idee e dalle appartenenze, operi per una Piacenza civile, accogliente e moderna.
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