Ragazzo cinese vince la causa contro l'ospedale che l'aveva costretto a sottoporsi a fantomatiche "cure" dell'omosessualità



Purtroppo le mortali e fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità non esistono solo sui palchi dei comizi di Adinolfi o sui giornali cattolici, ma sono una reale tortura a cui vengono sottoposti troppi giovani che risultano non graditi alle loro famiglie in virtù del loro naturale orientamento sessuale.
In Cina, dove l'omofobia è molto diffusa, è elevatissimo il numero di giovani che viene costretto a subire quelle violenze. Ma una prima vittoria giuridica è stata portata a casa da Hu fu, un ragazzo che è stato costretto dai propri parenti a sottoporsi alle cure del reparto psichiatrico dell'ospedale di Zhumadia dopo che sua moglie ha scoperto che aveva un rapporto con un altro uomo.
Nonostante Hu si stesse apprestando a divorziare da sua moglie, si è trovato costretto ad essere ricoverato contro la sua volontà all'interno della struttura psichiatrica.
«Ho continuato a dire che non avevo una malattia e che non avevo bisogno di alcuna terapia, ma nessuno ha tenuto conto della mia parola. Non mi hanno fatto alcun esame, ma sono stato costretto a subire ignezioni e a prendere pillole ogni singolo giorno», ha raccontato il 33enne al Beijing News.
Il ragazzo di Hu ha cercato aiuto tra i volontari che si battono per i diritti dei gay e dopo 19 lunghi giorni sono riusciti a liberarlo da quella prigionia. Hu si è così ricolto alla polizia, denunciando di essere stato detenuto involontariamente.
I giudici hanno stabilito che un ospedale non può costringere un uomo gay a subire una "terapia di conversione" destinata a "renderlo" eterosessuale. L'ospedale dovrà dunque risarcire l'uomo per i danni inferti da quella prigionia illegale.
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