Savarese torna a sostenere che i gay siano simpatizzanti della pedofilia e vogliano «omosessualizzare i bambini»



Filippo Savarese appare come un imprenditore che si è inventato un fantasma «gender» da poter utilizzare al pari di un prodotto commerciale. Ha venduto le anime dei partecipanti del Family day all'integralista spagnolo Ignacio Arsuaga ed ora vende quell'isteria a tutti quei partiti di estrema destra che la richiedono nella speranza di poterne trarre voti. Non pare un caso che il 5 ottobre sia stato ospite di Fratelli d'Italia per sostenere che «l'ideologia gender esiste e Faafafine ne è la prova», di fatto spergiurando che uno spettacolo orientato a sostenere che nessun bambino debba sentirsi sbagliato sarebbe la prova di quella fantomatica teoria che non è mai esistita nei termini che lui sostiene. Ed ovviamente non manca un uso politico della disinformazione, invitando indirettamente i suoi adepti a ritenere che solo i partiti di estrema destra potranno garantire discriminazioni e mancanza di tutela per quei bambini a lui sgraditi in virtù del loro orientamento sessuale.
Basta osservare il manifesto dell'iniziativa per osservare come i loro "dibattiti" siano sempre e unicamente comizi a senso unico in cui si alternano persone a loro associate che sono state chiamate a darsi ragione a vicenza, senza alcuna possibilità di dibattito o di contraddittorio. E non potrebbe essere altrimenti, dato che il populismo di Savarese si basa proprio su slogan semplici che mirano a negare una natura che non sempre è binaria. Lui dice che se lui ha un pene e gli piace così tanto infilarlo nella vagina di sua moglie, allora quello deve necessariamente essere ritenuto l'unico modo giusto di poter essere e non deve esserci tolleranza per chi non dovesse volersi trombare sua moglie. E non si lascia sfuggire neppure un uso politico della religione, ponendosi come un sedicente predicatore "cristiano" che vende le chiavi del paradiso a chiunque aderisce alla sua ideologia, arrivando pure a garantire che lui permetterà l'ingresso nel Regno dei Cieli a chiunque si sia premurato di trombarsi una ragazza mentre ignora gli insegnamenti di Gesù quando c'è da occuparsi dei siriani che muoiono sotto i nostro occhi.

La più grande difficoltà nel voler contrastare l'ideologia anti-famiglie e anti-bambini di Savarese è che non tutti gli oppositori hanno la capacità o la mancanza di dignità necessari a poter eguagliare le sue bassezze. Ci vorrebbe veramente molto pelo sullo stomaco per essere capaci di dire tutto e il contrario di tutto, così come lui è solito fare. Ad esempio è in combutta con il senatore omofobo Lucio Malan che Savarese racconta ai suoi seguaci di Twitter che qualcuno vorrebbe «omosessualizzare i loro bambini». E dinnanzi alla prima contestazione, immancabile giunge il suo vittimismo e il suo sostenere che tale panzana terroristica debba essere ritenuta una lecita «opinione».
A questo punto il contestatore dovrebbe poter far sia tale tesi e dovrebbe sentirsi legittimato ad andare in giro a raccontare pubblicamente che Savarese sia un pedofilo a cui piace molto trombarsi bambine minorenni. E lui dovrebbe tacere, dato che è proprio lui a sostenere che ogni accusa priva di prove debba essere ritenuta legittima quale «opinione» dell'altro.

Interessante è osservare anche la modalità con cui Savarese difenda a spada tratta la stampa dell'estremismo cattolico, spergiurando che la si possa citare come "prova" a danno di interi gruppi sociali dato che si tratterebbe di «pensarla diversamente» al pari di come quei poveri nazisti stavano semplicemente pensandola diversamente sul contro degli ebrei che hanno massacrato nei campi di sterminio. E scrive: «Oh, tutti quelli che non la pensano come te sono estremisti cattolici. Sei cattofobo».
Si commenta da sé il bieco tentativo di deridere l'omofobia e di coniare termini che facciano scompisciare dalle risate chi è complice delle aggressioni omofobiche e dei suicidi che vengono raccontati sui giornali. E se Savarese non manca di insultare l'opinione di chi osa pensarla diversamente da lui, l'integralista non si lascia sfuggire l'occasione per cercare id sottrarsi al dibattito ricorrendo al suo solito sostenere che i gay sarebbero amici dei pedofili (anche se nei fatti è la sua gente ad aver strenuamente difeso i preti che hanno abusato sessualmente di minori nel coro diretto dal fratello dei Benedetto XVI). Ed è così che, senza apparenti collegamenti logici, inizia a scrivere: «Io ho detto, e ripeto, che non parlo per conto di chi non ha nemmeno una voce univoca. Io condanno la pedofilia, difesa da Mario Mieli».
In realtà Mario Mieli non ha mai promosso o esercitato alcuna forma di pedofilia, semplicemente espresse in modo colorito il suo dissenso dalla mentalità dell'poca che considerava i bambini come esseri assessuati. Il resto lo fecero gli integralisti cattolici, capaci di prendere una qualche frase decontestualizzata per screditare Mieli, nella più totale noncuranza dell'illegittimità di chi definisce «pedofilo» una persona che non ha mai avuto un solo rapporto con un minore.
A quel punto Savarese inizia a dire: «La Chiesa non intitola ai pedofili le Parrocchie, voi intitolate Circoli a chi difendeva la pedofilia. Ripeto, guardati in casa». Rispetto al caso Caso Spotlight, si giustifica asseerendo: «Lo conosco benissimo e lo condanno, e lo considero una macchia orribile. Ma voi gli intitolate le associazioni. Vergogna». E riguardo a Ratisbona, aggiunge: «Condanno ogni singolo prete pedofilo: mai alcuna pietà. Voi avete associazioni intitolate a chi esaltava la pedofilia. Nessuna morale».
Insomma, nel nome di una frase decontestualizzata pronunciata quarant'anni fa, Savarese giustifica un susseguirsi di casi avvenuti nella Chiesa attaccando un unico personaggio contro il quale non ha prove. E se si vuole sostenere che l'epoca storica non abbia rilevanza sui fatti, allora forse Savarese dovrebbe spiegarci perché mai Maria avesse solo 14 o 16 anni quando sposò un Giuseppe che pare fosse cinquantenne.
Con l'arroganza tipica di chi è stato messo alle strette ma vuole rispondere con ferocia, Savarese  dice che il tempo non conta e liquida la discussione scrivendo: «Il Circolo Mario Mieli esiste ancora. Cambiategli nome, poi torna e ti rispondo. Prima di allora, ciao». E se davvero non serve contestualizzare i fatti nella loro epoca, chissà se dirà anche ai preti che non vuole più parlare per loro sino a quando non avranno rimosso le statue di quel cinquantenne che sposò una minorenne.
Fatto sta che nel frattempo Savarese sta costando soldi e risorse alla popolazione, mentre il suo tour di promozione dell'oidio transofobico (contro tutte le famiglie che non siano la sua e quella dell'unione infeconda fra Gandolfini e sua moglie) sottrae la polizia a compiti assai più importanti mentre si cerca clamore mediatico con proclami diffusi dal quotidiano Belpietro (qui e qui) che pare non avere vergogna nel non sottolineare come a scriverli sia stato proprio portavoce dell gruppo omofobo.

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