Teodora Film, lettera aperta del Cassero «Tweet sbagliato ma fermiamo questa lotta fratricida»



A seguito della polemica scatenata da un tweet diffuso dalla casa di distribuzione cinematografica Teodora Film, il Cassero lgbt center di Bologna ha diffuso la seguente lettera aperta, a firma del consiglio direttivo del circolo:

Non c’è nulla di più insopportabile del discorso d’odio che serpeggia in una comunità –come quella lgbti– che del discorso d’odio pare essere vittima predestinata. Nelle ultime ore abbiamo seguito la polemica scatenata dall’infelice tweet della casa di distribuzione cinematografica Teodora Film. In 140 caratteri quelli di Teodora riversavano tutta la rabbia e la delusione per i numeri disastrosi al botteghino di 120 battiti al minuto, il film acclamatissimo in Francia che racconta le battaglia di Act Up, gruppo attivo dagli anni Ottanta.
Il tweet in particolare rimproverava la comunità lgbti di non aver riempito le sale in cui il film era distribuito nel suo esordio italiano e concludeva: “Ve lo meritate Adinolfi”. “Una provocazione” hanno spiegato poi da Teodora Film, un errore clamoroso diciamo noi. Perché nessuna vittima si merita il proprio carnefice, in primo luogo. E perché se un film non raggiunge i risultati previsti, prendersela col pubblico è uno sbaglio grossolano, forse consolatorio ma che non porta da nessuna parte. A rendere ancora più fastidioso quello sfogo c’era poi quel “vi”: a voi. Come se chi scrive possa godere del lusso –pur essendo omosessuale– di stare fuori da quella comunità, magari in un mondo Adinolfi free.
Insomma quel tweet è stato senza dubbio uno scivolone.

Tuttavia le reazioni che quell’errore ha scatenato rischiano di sommergere l’errore stesso e di sommare ad uno sbaglio una serie di altri sbagli, tutti dannosi e tutti evitabili.
Bisogna ricordare innanzitutto che Teodora Film è la casa di distribuzione che ha realizzato in Italia operazioni culturali importanti sui temi dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale: prima ancora di 120 battiti al minuto, pellicola preziosa che racconta la reazione della comunità lgbti all’epidemia dell’Hiv, c’è stato il bellissimo Weekend di Andrew Haig, lo straordinario Pride di Matthew Warchus, lo spiazzante Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie. E sono solo alcuni esempi, i più recenti, che testimoniano la persistenza di scelte coraggiose, spesso fuori dalle logiche di mercato, motivate da un’idea di Cultura ricca, progressista, militante. Pertanto, leggere le accuse di omofobia che diverse persone rivolgono a Teodora Film in seguito a quel tweet è un fatto doloroso e ingiusto. Usare l’omofobia come grimaldello per armare una lotta fratricida, tutta interna alla comunità lgbti, è il modo migliore per avvantaggiare chi dell’omofobia ha fatto una scelta politica strategica. Non dobbiamo assolutamente cadere in questo errore.

Piuttosto dovremmo tutti e tutte riprendere in mano i numeri deludenti del botteghino di 120 battiti al minuto e superare le reciproche accuse, cogliendo invece l’occasione per accendere i riflettori sulla grande rimozione che dentro e fuori dalla comunità lgbti c’è sul tema dell’Aids. Una rimozione che ha tanti ingredienti e che non dobbiamo accontentarci di additare, perché è fatta anche di tanto dolore, di un cassetto di ricordi che non tutti hanno la forza, la voglia o il coraggio di aprire.
Eppure l’Aids è ancora lì e la battaglia di Act Up, ostinata e senza compromessi, attende di essere raccolta e rilanciata nei giorni nostri, in una situazione profondamente diversa, ma in cui ancora c’è bisogno di lottare.

Messi da parte gli errori e i rancori, varrebbe la pena ripartire da qui.
Commenti