Australia, è il trionfo del «sì» nel referendum sul matrimonio egualitario



Alle 9 in punto, ora australiana, il governo ha annunciato i risultati del referendum non vincolante sul matrimonio egualitario voluto dal governo. Tra i 12,7 milioni di voti espressi, il 61,6% ha espresso parere favorevole all'introduzione del matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Se i diritti hanno finalmente trionfato sull'odio, restano i danni di una violenta campagna che ha creato e fomentato divisione sociale. Non a caso le associazioni lgbt si erano dichiarate contrarie alla consultazione, consci di come gli avversari aderenti all'integralismo religioso non avrebbe avuto remore o etica nel raccontare scenari apocalittici che potessero spaventare i più bigotti. Ad esempio una coppia eterosessuale si è vista cancellare il loro matrimonio dal prete per aver osato esprimere il loro sostegno al matrimonio egualitario su Facebook, così come milioni di spettatori si sono sorbiti uno spot televisivo in cui si sosteneva che i bambini sarebbero stati obbligati ad andare a scuola vestiti da donna se il matrimonio non fosse restato un privilegio riservato ai soli eterosessuali. E mentre qualcuno legittimava ogni sentimento d'odio e benediva qualunque ostentazione del pregiudizio, il danno maggiore è giunto un governo che ha fatto passare l'idea che la pari dignità delle minoranze sia un qualcosa che può essere affidato al sentimento popolare delle maggioranze. I diritti non sarebbero tali, ma vanno intesi come una concessione della maggioranza dettato da un sentimento di pancia.
Resterà da vedere anche come il governo deciderà di reagire, dato che il risultato non è ritenuto vincolante per l'eventuale rimozione del vincolo sul matrimonio come “unione tra uomo e donna”. Nonostante i 122 milioni di dollari speri per la consultazione, nessuno potrebbe dire nulla persino se il Parlamento decidesse di non occuparsi più del tema.
Di contro, il fronte del «no» si è già attivato per chiedere nuove norme che tutelino quello dietro una presunta «libertà religiosa» si concretizzerebbe come una totale impunità dinnanzi alla discriminazione. Un po' come acceded nel 1998, quando la chiesa chiese ai giudici del processo per l'omicidio di Sheppard di valutare l'opportunità di ritenere che l'omosessualità del giovane potesse essere ritenuta un'attenuante per il suo assassinio.

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