Con Putin per l'instabilità d'Europa



Alla fine i nomi sono sempre gli stessi. L'immagine di apertura mostra un convegno organizzato dall'organizzazione "Provita Onlus" con la partecipazione dell'europarlamentare leghista Lorenzo Fontana e del solito deputato Alexey Komov, presiedente della fondazione San Basilio di Mosca, dipendente del magnate russo Kostantin Malofeev e portavoce dell'organizzazione integralista del Forum delle famiglie a cui aderisce Brandi.
In quell'occasione l'eurodeputato leghista era stato chiamato a raccontare ai presenti che Putin è la via, la verità e la vita per un'europa che potrà sopravvivere solo sotto la sua ala protettrice. Raccontò che «c’è una deriva nichilista e relativista della società occidentale, ma la Russia è l’esempio che l’indirizzo ideologico e culturale in una società si può cambiare. Infatti se trent'anni fa la Russia, sotto il giogo comunista, materialista e internazionalista, era ciò che più lontano si possa immaginare dalle idee identitarie e di difesa della famiglia e della tradizione, oggi invece è il riferimento per chi crede in un modello identitario di società».
E il gioco è sempre quello: sostenere che Putin sia il modello politico che potrà ristabilire il concetto di Patria, in una guerra alla libera circolazione delle genti e in un'aggressione a chiunque non contribuisca a generare bambini di cui poter disporre per una guerra contro l'Islam. E poco imposta importa se i dissidenti russi vengono fatti sparire, i bigotti applaudono estasiati quando Komov racconta loro di come Putin stia costruendo tante nuove chiese.

Ma la posta in gioco è assai più alta del consenso di qualche vecchietta. Secondo quanto rileva il think tank statunitense Atlantic Council, Mosca vuole «destabilizzare sempre di più l'Occidente» e l'Italia è una delle carte sul tavolo da gioco. Con l'approssimarsi delle elezioni, la propaganda del Cremlino conta appoggiarsi a partiti come Lega Nord e Movimento 5 Stelle, denuncia il report. La guerra verrà condotta tramite fake news, mistificazioni e strumentalizzazioni orientate a creare divisioni sociali e instabilità politica.
È noto come la Lega Nord sia diventata molto filo-putiniana da quando Matteo Salvini è stato nominato premier alla presenza di Komov. Note sono anche le sue collaborazioni con Alexander Dugin, l'esperto di geopolitica ultranazionalista russo che teorizza la creazione di una "eurasia" che veda in Mosca la sua capitale e che si basi su un sistema politico che lui chiama "il fascismo perfetto".
In campo c'è dunque una politica basata sull'odio per gli stranieri e sull'omofobia, fine stratagemma per ottenere consensi sia nel mondo cristiano che in quello islamico e, conseguentemente, permettendo un'espansione del dominio di Mosca sia verso est che verso sud.
Nel caso del Movimento 5 Stelle, le posizioni filorusse sono giunte col tempo e ancor oggi non vengono ammesse pubblicamente. Lo studio sostiene che la svolta sia nata con l'arrivo di Davide Casaleggio, figlio del fondatore Gianroberto, al vertice della Casaleggio associati che gestisce il blog e le altre strutture informatiche del partito.
È nell'aprile del 2015 che Beppe Grillo rilascia un'insolita intervista a Russia Today, il canale televisivo di propaganda internazionale legato al Cremlino. E da lì a poco il M5S lancia una campagna contro le sanzioni europee nei confronti della Russia.  Sui social inizia la diffusione di bufale pro-Putin e i viaggi dei "grillini" verso Mosca.
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