Così Forza Nuova strappava i minorenni dalle loro famiglie per indottrinarli all'odio religioso e razziale



Stando ai manifesti che amano affiggere illegalmente per le città, è per "difendere i bambini" che i loro camerata sfruttano la religione come giustificazione ad ogni più perversa e violenta forma di odio e di discriminazione. Eppure appare assai diversa la storia che emerge dalla 352 pagine dell'informativa dei carabinieri del Ros che hanno portato la procura di Roma a chiedere il rinvio a giudizio di svariati esponenti di Forza Nuova. Per loro l'accusa è di incitamento all'odio razziale.
Le indagini parlano di attività volte al reclutamento e all'indottrinamento di minorenni, strapparti alle loro famiglie per essere addentrati al cieco odio verso il prossimo. Le intercettazioni hanno permesso di appurare che ai leader della sede di via Amulio interessavano soprattutto «i ragazzini», spinti ad ignorare l'educazione delle loro famiglie e fidarsi ciecamente solo dei leader di partito.

I carabinieri riportano la telefonata del padre di un ragazzino di 17 anni, più volte denunciato per l'affissione abusiva dei manifesti di Forza Nuova, che parlando con con uno dei responsabili del partito neofascista chiedeva se non fosse «il caso di non utilizzare più i minori per queste cose» e spiegava che né lui e la moglie sarebbero riusciti a far desistere il figlio dato che «noi non esistiamo più , esistono solo il partito e i capoccioni del partito, noi genitori non contiamo un c...».
Un altro genitore ha spiegato agli investigatori di aver dovuto mandare suo figlio dallo psicologo «perché era necessario ricorrere a cure specialistiche per gestire gli scatti d'ira e l'odio sviluppato» nei mesi in cui aveva frequentato la sezione. La violenza e l'ira erano infatti indicati come il mezzo di risposta a qualunque questione, spesso anche senza neppure sentire il bisogno di inventarsi un qualche pretesto.
Tra le attività proposte ai minori, infatti, il volantinaggio illegale era tra le cose più auspicabili. Altri ragazzi venivano coinvolti in quello che era stato ribattezzato come il "Bangla tour", ossia una ronda nelle vie cittadine al fine di trovare bengalesi da poter pestare in gruppo. Dal 2011 al 2014, sono ben 59 i cittadini bengalesi che sono stati medicati per aggressioni fisiche al pronto soccorso del Vannini, ossia l'ospedale che si trova ad appena un paio di chilometri dalla sede di Forza Nuova di via Amulio.

Le carte redatte dai carabinieri sottolineano come «proprio l'indottrinamento nei confronti dei minori, a cui i capi puntano in maniera particolare, è risultato profondo» e spiegano come all'interno di quei locali si insegnasse «l'incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali e religiosi, nonché il ricorso alla violenza come mezzo di risoluzione delle controversie». Ed ancora, si afferma che l'indagine  «evidenzia come l'attenzione del gruppo si concentrino sull'attività di indottrinamento dei giovani sin dall'età adolescenziale, al fine di meglio coinvolgerli in una devota condivisione di intenti dettati dal movimento e ai quali ispirare la propria militanza e la propria vita». Ed ancora: «Tale capacità di trasportare i minori in un contesto caratterizzato da dettami rigidi e intriso di odio e razzismo - sottolineano gli inquirenti nell'informativa - evidenzia la portata reale della pericolosità di un gruppo che riesce così a radicarsi negli aderenti sia da un punto di vista ideologico che comportamentale».
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