Il Giornale fa l'indignato perché i dipendenti gay verranno trattati come quelli etero



Non sembrerebbe così strano che tutti i contribuenti siano trattati nello stesso modo, indipendentemente da ciò che fanno nel loro letto. Ma pare proprio che il principio costituzionale della pari dignità sia assai indigesto a Il Giornale, pronto a mostrarsi indignato se il portarsi a letto una donna non viene ripagato con privilegi esclusivi.
L'affondo è contenuto in un articolo di Nino Materi intitolato: "Permesso matrimoniale pure a conviventi e gay". E se forse anche i nazisti si lamentavano che alcuni loro diritti venissero riconosciuti «pure» agli ebrei, è con quello che appare come un vergognoso sarcasmo che l'uomo scrive:

Lui sta con lui? Lei sta con lei? Lui sta con un transgender? Un transgender sta con lei? No problem.
Il nuovo contratto degli statali non fa differenza: il dipendente «in oggetto» - legato civilmente al suo partner (di qualsiasi sesso esso sia) - ha diritto ai medesimi permessi e congedi riconosciuti per legge a una coppia - «tradizionale». Mai più differenze quindi - anche in tema di diritti dei lavoratori - tra unioni civili, «creativamente omosex o intersex», e matrimoni etero «vecchio stile».

E se il lettore medio non avesse compreso che il giornalista pretende di essere ritenuto superiore agli altri in virtù delle sue fantasie erotiche, scrive pure:

C'è poco da storcere il naso. E chi lo fa si illude di poter fermare le lancette dell'evoluzione (o dell'involuzione?) sociale.

Se basterebbe scorrere la lista degli articoli firmati da Materi (o le pagine a lui dedicate sui siti anti-bufala) per domandarsi se la vera involuzione non sia quel giornalismo su commissione che cerca di creare isterie immotivate al fine di giustificare razzismo, xenofobia e omofobia, da brividi sono i commenti lasciati da alcuni loro lettori. Gente che parrebbe frequentare quelle pagine solo per fare branco e sentirsi legittimati ad ogni più perversa forma d'odio.

Un tizio dice: « Poi si stupiscono che vince Casa Pound?». Un altro aggiunge: «Roba da sinistrati e carciofi nel nulla della loro esistenza!».
Si sprofonda sempre di più con chi commenta: «Adesso capisco dove siamo arrivati! I pidioti sono tutti -quasi tutti- dall'altra sponda, ed allora, si fanno le leggi a loro piacimento. Potrebbero farne una legge, ottenere un giorno prima, oppure dopo, di riposo per fare sesso lesbico. Vendola crocetta, ecc.ecc. sarebbero sempre in ferie».
Tanto basta per comprendere come questa gente non accenda manco il cervello, trovando ne Il Giornale una piazza virtuale in cui poter dare libero sfogo agli insulti, magari ricamando pruriginise fantasie attorno ad un permesso che viene garantito da decenni a tutte le coppie etero. Ed ovviamente il lettore insulta quel Vendola che non ha mai goduto di un permesso matrimoniale, ma non domanda se le lap dance della Minetti sarebbero valse come permesso per Berlusconi o per la sua assessora regionale pagata con soldi pubblici.

Unendo all'omofobia un po' di xenofobia, una tizia rincara: «Giusto, stesso diritto per tutti gli sposi del matrimonio poligamo, il quale auspicabilmente entrerà ben presto nell'ordinamento italiano perché è una questione di civiltà, dobbiamo fare nostro lo stile di vita delle risorse. E se io, cittadina italiana, voglio diventare musulmana, avrò diritto di essere una delle tante mogli di mio marito, no? Potrò cedere le mie ferie allo sposo e anche alle mie co-mogli. Che bello, che meraviglia, grazie pd, grazie m5s!!!».
Ed ancora, sempre sulla linea razzista, è chi aggiunge: «E che dire dei rilasci dei permessi di soggiorno ad omosessuali e travestiti conviventi o coniugati? L'ennesimo schifo a cui occorre porre rimedio».

Chiude la processione chi dice: «Hanno almeno stabilito quanti scioglimenti e ricongiunzioni sono consentiti al fine di evitare che aumentino in maniera esponenziale le assenze (pagate da noi) per i congedi schifosamente e matrimonialmente opportunisti? Dire che fate schifo, ribrezzo, senso di repulsione, disgusto, ripugnanza, nausea, sarebbe troppo limitativo».
Curioso che questa stessa gente non abbia poi nulla da ridire se una giornalista Rai non fa registrare il suo matrimonio in chiesa con il suo futuro capo per poi farsi pagare il congedo una volta eluse le regole contro l'assunzione di parenti e familiari.
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