Luca Di Tolve in Spagna: «L'omosessualità è un problema di relazione. Chi vuole può cambiare»



L'omosessualità «ti seduce da quando sei giovane perché dà ascolto ai tuoi istinti, alle tue emozioni, non tanto alla ragione. Proprio, ti invade completamente». Esordisce così la video-intervista a Luica Di Tolve realizzata dal sito spagnolo ultra-integralista Actuall.
Stando a questa teoria dovremmo dedurne che probabilmente gente come Mario Adinolfi sia stato divorato dal desiderio di portarsi a letto altri uomini e abbia dovuto sforzarsi con tutto sé stesso di pensare che il suo pene gli imponeva di trovarsi un paio di mogli da ingravidare. Questo, perlomeno, è quanto ci suggerisce la teoria esposta da quel sedicente "ex-gay" che ha invitato sul palco dei suoi comizi.
Il suo sostenere che si debba rigettare la passione e l'amore per mettersi lì a ragionare su chi ci si debba portare a letto in totale apatia sembrano la conferma di come Di Tolve si sia uniformato al pensiero unico dell'integralismo cattolico e rilanci la loro idea sul fatto non è importante, ad importare è solo che si pensi all'uomo come ad una razza finalizzata alla riproduzione.

Ripetendo a pappagallo gli slogan di Amato, Di Tolve prosegue dicendo che «sei rapito dal pensiero unico. Da queste associazioni che purtroppo sono le uniche che aiutano. Ti danno un sogno. Ma sappiamo che non è comunque la la realtà e quindi poi si va verso delle complicazioni molto molto tristi e molto serie».
Considerato che Arcigay è nata il 3 marzo 1985 e che l'omosessualità esiste sin dalla notte dei tempi, pare un po' strano che per "essere gay" servano delle associazioni. Curioso sarebbe anche capire quali sarebbero queste fantomatiche «complicazioni molto molto tristi e molto serie». Se il riferimento è all'HIV che ha contratto prostituendosi e facendo sesso non protetto nei parchi, allora forse dovrebbe guardare alle sue scelte e non certo supportare quei gruppi che vanno negli oratori a dire alle ragazzine che i loro fidanzatini non devono assolutamente usare il preservativo o è peccato.

Riguardo alla fantomatica «ideologia gender» spergiura che «bisogna alzarsi in piedi tutti e renderci conto che è un grande pericolo e che bisogna capire che loro hanno lavorato molto bene, sono stati un esempio per noi perché sono uniti sono uniti, lavorano su questo tema e quindi noi abbiamo questa sfida di far capire le nostre ragioni, che non sono ostili ma sono ragioni di libertà e di democrazia. Noi non siamo contro, non siamo per questa omologazione e questo pensiero unico dominante, questa politica a senso unico e non democratica».
Esatto, a sostenere che si sia dinnanzi ad un'omologazione è quel gruppetto che colora le femminucce di rosa e i maschietti di azzurro, che divide i giocattoli a seconda del genere e che non accetta possano esistere differenze che minaccino la loro omologazione (da lui definita come «la verità» in quel suo essersi uniformato agli slogan di Amato).
Al limite del comico è il suo sostenere che non sia contro nessuno, anche se poi crea un «noi» e un fantomatico «loro», spergiurando che il loro opporsi alla dignità altrui debba essere messo  sullo stesso piano di chi rivendica il suo diritto alla vita.

A quel punto inizia a dire che nei suoi seminari racconta alle persone «di non di non omologarsi in quello in cui la società vuole incasellarlo. Deve pensare a cosa c'è dietro alla sua omosessualità, perché per esempio non riesce a ad avere amicizie maschili, o femminili nel caso delle donne e lesbiche. E quindi devono fare un esempio sulla loro rubrica, di vedere se realmente hanno delle amicizie sane dello stesso sesso. Perché questo aiuta veramente ad avere intimità con le persone del proprio sesso quindi ad appianare quella compulsività che poi ti porta a stare male. Quindi non diciamo di cambiare (ossia "diventare" etero, ndr) perché lo possiamo dire ma non lo possiamo imporre. Chi vuole può cambiare. L'omosessualità è un problema di relazione. Questo percorso aiuta nelle relazioni e quindi chi ha problemi di promiscuità può star meglio. Devono verificarsi e non farsi prendere da altre persone che dicono l'opposto».
Curioso, dato che quel Giorgio Ponte che diceva di essersi sottoposto alle sue "cure" è tutt'oggi gay come lo era prima, nonostante ostentasse il suo odio per la sua sessualità e si dicesse pronto a qualunque cosa pur di uniformarsi ai suoi carnefici. E se è assurdo si voglia sostenere che sia una società omofoba a spingere i gay ad essere tali (si fosse potuto "scegliere", probabilmente non si sarebbero certi fatti massacrare nei centri di sterminio nazisti), intollerabile è come suggerisca che una naturale variante dell'orientamento sessuale debba essere bollato come «un problema».


Una nota. A screditare il personaggio forse basterebbe anche solo osservare come anche in Spagna vada in giro a dire che lui sarebbe stato eletto Mister Gay Italia. Falso! Lui stesso si lasciò sfuggire in una intervista che quello sarebbe stato un titolo goliardico che gli è stato dato durante una serata tra amici alla discoteca Nuova Idea di Milano durante una serata dove «c'era poca gente e mi hanno chiesto se volevo partecipare». Il fatto che cerchi di spacciare titoli che lascerebbero pensare al ben più noto concorso nazionale lascia intendere intendere quanta poca etica possa esserci in quell'uomo. Sarebbe come se una ragazza dicesse di aver vinto Miss Italia solo perché al villaggio turistico c'era quella scritta su una fascia che le è stat data per gioco.

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