Calabria. Il garante per l'infanzia annuncia una denuncia a Facebook per «eterofobia»



Antonio Marziale è il garante per l'infanzia e l'adolescenza presso Regione Calabria. Evidentemente intenzionato ad insultare e denigrare tutti quei bambini che lui vorrebbe non fossero mai nati in virtù di quanto a lui non siano gradite le loro famiglie, è attraverso il suo profilo Facebook che ha pubblicato la fotografia di un minore e dei suoi due papà prima di cimentarsi in insulti che gli sono costati un provvedimento disciplinare da parte del social network.
A quel punto, sfoderando quel tipico vittimismo di un integralismo cattolico che si dice discriminato quando non può discriminare, in un successivo messaggio piagnucola:

FATE GIRARE. Stamattina ho postato il mio pensiero definendo "mercimonio inaccettabile" la maternità surrogata a favore di coppie gay, una lesione al diritto fondamentale dei bambini. Facebook lo ha cancellato ammonendomi! Ribadisco il mio pensiero e chiedo all'amministrazione di Facebook perché non ha cancellato i post che ho segnalato io? E questo sarebbe un social democratico? #VERGOGNA! Domattina denuncio Facebook alle autorità competenti...

Ed ancora, scrive:

RIECCOMI dopo il blocco di 24 ore impostomi dall'amministrazione di Facebook per avere sostenuto - da GARANTE PER L'INFANZIA E L'ADOLESCENZA DELLA REGIONE CALABRIA - che la maternità surrogata è un mercimonio inaccettabile. RIBADISCO il mio pensiero e chiedo ai signori di Facebook perchè il gruppo che linko nella foto sotto ha il diritto di rimanere impunito quassù e un'Autorità costituita a tutelare i bambini (io) sia stata censurata!

Esordito con uno squallido "voi non sapete chi sono io" mischiato ad un "io sono la legge", il dipendente pubblico ha confezionato pure un video propagandistico in cui ribadisce il suo «no» alla dignità dei bambini nati in famiglie in cui papà non va a letto con una qualche donna.
Nel messaggio che accompagna il video, il garante scrive pure:

LA MATERNITÀ SURROGATA È UN MERCIMONIO e Facebook cancellando il mio post ha leso ai diritti dei minori ed offeso migliaia di utenti che lo hanno condiviso! CONDIVIDETE ANCORA PER FAVORE: basta con il silenzio politicamente corretto ed eterofobo!

Se lascia stupiti che una figura istituzionale possa carcare like e condivisioni peggio di un adolescente, agghiacciante è come paia ignorare che la gpa riguarda principalmente le coppie etero. Eppure il suo problema sembrerebbero solo ed unicamente i gay, da denigrare e insultare pubblicamente senza neppure conoscere le loro storie.
E quali garanzie potrà mai offrire ad un minore un tizio capace di parlare di «eterofobia»? Spingerà i genitori degli adolescenti gay ad attuare quelle barbare persecuzioni promosse da Adinolfi che statisticamente ne aumenteranno il rischio di suicidi? Dirà che i ragazzini gay meritano di essere discriminati perché a lui piace usare termini privi di senso che deridono il tema dell'omofobia?
Se per ottenere una presunta "ragione" troviamo istituzioni che ricorrono ad insulti propagandistici uniti ad una vergognosa elemosina di condivisioni social, l'impressione è che i minori siano messi a richio da un uomo che appare come divorato dall'ideologia. Un vero fallimento per uno stato che pare non saper garantire l'imparzialità dei suoi garanti.

Non va meglio con il videoproclamo, nel quale l'uomo dice di parlare in nome del suo ruolo istituzionale. Riferendosi ad una fotografia (gia strumentalizzata dai neofascisti) in cui sono ritratti due padri canadesi in compagnia della madre biologica di loro figlio, Marziale inizia a dire sia raffigurata «una donna che, appena partorisce un bambino, lo getta sul petto di un signore che è omosessuale».
Il fatto parli di «gettare» un bambino chiarisce l'intento diffamatorio, un po' come se qualcuno pubblicasse la fotografia di suo figlio per disquisire su come lui abbia trombato sua moglie per infarcirla di sperma (a voler scegliere termini dispregiativi, si potrebbe fare come lui nel tentare di suscitare ribrezzo tra i lettori).
Interessante è anche come emetta sentenze di condanna senza contemplare la versione dell'imputato, magari soergiurano pure ci sia stato un passaggio di denaro (cosa che in Canada è vietato).
Poi aggiunge: «Lo direi anche quando si trattasse di una coppia eterosessuale, ma quando si parla di gay è una situazione ancora più forte. Mi sono detto che mi sono stancato di non poter rivendicare questo diritto (ossia la diffamazione dei genitori altrui dall'altro di una posizione cui nessuno può mettere in discussione la sua famiglia, ndr). Oggi la società è diventata eterofoba, cioè se sei eterosessuale devi stare zitto. Se sei omosessuale puoi rivendicare. Io rivendico il diritto di ognuno a poter rivendicare in pace il proprio benessere, ma rivendico anche il diritto dei minori di attaccarsi una mammella».
Sostenuto dunque che un bambino abbia più bisogno di una tetta che di una famiglia che lo ami, Marziale inizia a dire che «Facebook ha censurato il mio post perché lo ha trovato razzista. Razzista! Difendere i minori è diventato razzista!». Ma se pare più verosimile che Facebook lo abbia sanzionato per una promozione dell'odio, opinabile è che insultare i genitori dei bambini a lui sgraditi significhi «difenderli». Anzi, forse andrebbe osservato che quei bambini non sarebbero mai nati se il "garante" avesse messo in atto la sua "protezione" contro di loro.

Sostenendo che lui abbia il diritto di denigrare due genitori canadesi «perché nel mio Paese la maternità surrogata è vietata», annuncia un esposto contro Facebook per rivendicare il suo diritto di pubblicare fotografie private con cui insultare quelle famiglie. Sarebbe come se l'Isis chiedesse la censura delle pagine del Vaticano perché nel loro Paese vige la sharia.
Ed ancora, ripete: «La maternità surrogata è una mercificazione inaccettabile sia se eterosessuale e a maggior ragione se omosessuale. Ho il diritto di rivendicarlo, e soprattutto il signore che ha cancellato il post ha offeso in maniera incredibile la sensibilità e il pensiero di migliaia e migliaia di utenti che avevano condiviso. Io voglio vivere in un Paese libero in cui in cui si rispettino le leggi del mio Paese. Non è consentito a nessuno l'anarchia della censura, nemmeno a Facebook. Se lo stato ha ceduto la sua sovranità a Facebook, stiamo freschi. Ditelo».
In realtà è l'articolo 595 del codice penale italiano a punire la diffamazione, così come il contratto firmato da Marziale all'atto della sua iscrizione a Facebook presupponeva il rispetto di determinate regole a lui sgradite.

Tra i commenti si assiste ad un clima da stadio con gruppi di fondamentalisti che si raccontano a vicenda che solo gli etero devono poter aver figli o che i gay dovrebbero ricorrere all'adozione (forse ignorando sia vietata proprio a causa di gente come loro).
La premessa è che nessuno debba permettersi di valutare le capacità genitoriali di un Adinolfi che alle sue figlie vuole imporre la sottomissione ad un uomo, ma che chiunque debba potersi inventare le tesi che più preferisce per denigrare i genitori dei bambini molestati dalla propaganda adinolfiniana. I diritti vengono messi in dubbio sulla base dell'ideologia, armati da un uomo che agita la figlioletta durante i suoi comizi quasi la ritenesse un oggetto di cui poter disporre impunemente per trarne un guadagno.
In uno stato laico, lascia sbigottiti anche come tutti loro citino ossessivamente Dio per sostenere che i gay sarebbero dei cattivi genitori, evidentemente preferendo un Gandolfini che ha adattato una manciata di figli a cui vuole imporre con chi debbano andare a letto, ma per loro va tutto bene dato che al fondamentalista piacciono le tette. E in tutto ciò le istituzioni diventano una burla che parla a slogan, negando garanzie a chi non è gradito al garante.

Clicca qui per guardare il video di Marziale.
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