Cile. La figlia della leader del bus transofobico di Arsuaga fa coming out: è trans



Marcela Arnada è la leader cilena di CitizienGo, l'organizzazione integralista da anni impegnata nella promozione della discriminazione basata sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. In quella globalizzazione che vede alcune lobby integraliste di estrema destra a capo della costante creazione di isteria e di pregiudizi contro la dignità di chiunque non risulti uniforme al loro modello, la donna risultava l'autista dell'autobus transofobico di Ignacio Arsuaga. Lo stesso autobus che in Italia viene condotto per le strade delle nostre città da Filippo Savarese al fine di alimentare la transofobia con slogan semplicistici e populisti come: «I bambini nascono maschi e le bambine nascono femmine».
A spiegarci la ferocia di quei movimenti è come la signora Arnada abbia preferito quello slogan a sua figlia, la 19enne Carla González Aranda. Da tre anni non le parla perché transessuale. Nonostante sia figlia abbia iniziato da tempo un processo di transizione, sua madre si ostina a parlare di lei esclusivamente al maschile. Quella figlia non è come lei la voleva e quindi si batte perché il mondo possa farle del male.
Non solo. Marcela Arnada ha duramente attaccato anche il Movimiento de Integración y Liberación Homosexual (Movilh), infastidita da come abbiano offerto aiuto e supporto a quella figlia che lei aveva rigettato. Dice che sua figlia sia stata usata contro di lei, forse perché più interessata alla sua carriera che al bene della sua famiglia. Sostiene pure che lei, quale madre cristiana, debba avere il pieno diritto di battersi perché sua figlia possa avere maggiori possibilità di essere emarginata, sfruttata, perseguitata o uccisa.
Nulla id nuovo, dunque, dinnanzi ad un movimento che vede tra i suoi ideologia anche quel Volonté che su Libero rivendicava il presunto diritto dei genitori a rifiutare i figli che non fossero stati eterosessuali come loro li volevano.

Clicca qui per guardare il video con le dichiarazioni di Carla González Aranda.
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