Il farmacista Antonio Mallamo insiste: «Gli psicologi possono riorientare i gay, è l'ordine che inibisce i suoi iscritti a farlo»



L'Ordine degli psicologi vieta qualunque tentativo di praticare fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità, sostenendo sia inappropriato che un professionista possa alimentare o supportare l'aspettativa che l'assistito possa cambiare orientamento sessuale. Il motivo di quella presa di posizione è molto serio: è infatti provata la propensione al suicidio e ad atti autolesionistici causate dalle teorie di Nicolosi, interamente incentrare nell'inculcare sensi di colpa alle proprie vittime.
Se l'argomento pareva ormai chiuso da anni, è l'integralismo cattolico ad aver cercato di riesumarlo e i sfruttare a proprio vantaggio l'idea che i gay debbano essere ritenuti "colpevoli" per la loro natura. Se Adinolfi si è affrettato ad iniziare a promuovere le screditate teorie di Nicolosi, ancor più grave è come anche Avvenire abbia iniziato a pubblicare articoli in cui si sosteneva fosse una vera vergogna che l'Ordine impedisse ai suoi iscritti di andare da degli adolescenti gay per dire loro che essere gay è sbagliato e che sicuramente Dio li odia per questo.
Da prassi, però, la vera guerriglia dell'integralismo cattolico viene spesso combattuta sui social network, ossi in spazi in cui si possibile spergiurare qualunque cosa senza avere particolari conseguenze. L'obiettivo è quello di rafforzare il pregiudizio e di scatenare violenze contro interi gruppi sociali, raccontando a gente fieramente omofoba che il loro odio sarebbe giustificato nel nome di personaggi che agitano titoli di studio e rosari come se fossero strumenti di offesa.

In più occasioni ci siamo occupati di Antonio Mallamo, il farmacista di Lamezia Terme che ama sventolare il suo titolo di "psicologo" per scrivere messaggi pubblici come questo:

A volte l'ideologia  copre il raziocinio. Comunque ragioniamo. Se mi si dice che dei "genitori" omologhi tranquilli (non uso la parola omosessuali, perché non esiste l'omosessualità) possano essere più funzionati di una coppia tradizionale, ma fortemente conflittuale e disturbata, io son d'accordo. Ma l'aprioristico assunto che sia la stessa cosa e che le coppie omologhe abbino lo stesso diritto di figliare di quelle tradizionali è una aberrazione antropologica. Per quanto riguarda invece la nostra categoria stendo un velo pietoso. Sto attendendo qualcuno che, in piena onestà, mi dia conferma che mi paziente con pulsioni o orientamenti omosessuali abbia avuto un'infanzia e una relazione Medica sufficientemente serena e funzionale. L'Ordine, come sai, inibisce ai suoi iscritti di franare esiti di questo tipo in senso reorientativo, chiamandola terapia ripartiva. Ma, scusate, se uno soffre di depressione o di ansia, o di aggressività, la terapia non deve essere ripartiva, o diciamo, "va bene continua cosi che sei forte"? E l'eziologia di tutti i disagi non la riscontriamo sempre nella relazione triadica? Io faccio un esempio, è come se l'Ordine degli ingegneri dicesse ai propri iscritti: puoi progettare qualsiasi edificio, ma quello a 4 piani con il rivestimento, che ne so, color bianco, non lo puoi progettare, stop.

Sostenendo di fornire consulenza via Facebook e spergiurando di conoscere psicologi che "curano" i gay, aggiunge pure:

Non ti attaccare alle virgole, omosessualità come pulsione, certo, non come status naturale categorico. Tanto è vero che le pulsioni di questo tipo sono notoriamente variabili (viraggi, bisessualdà, ecc ecc) quindi psicodinamiche. Io ho persone che mi scrivono in privato che descrivono la loro variabilità in questo senso, a volte rieorientandosi grazie allo psicologo Na, da clinico, te ne capteranno a iosa.

Ostentata è anche la sua certezza sul fatto che non avrà provvedimento da parte dell'Ordine, nonostante usi un titolo accademico per promuovere teorie prive di ogni fondamento scientifico. In messaggi diffusi sulle pagine legate all'integralismo cattolico, afferma:

Io non ci vivo di psicologia, quindi mi posso permettere di essere processato. Ma l'Ordine della Calabria è molto tollerante rispetto a quello lombardo, o forse non mi considerano, come in effetti non lo sono una persona influente nel campo.

Se qualcuno volesse chiedere all'Ordine degli Psicologi della Calabria perché mai non ci siano conseguenze in chi spergiura l'esistenza di fantomatiche "cure" dell'omosessualità, l'indirizzo di riferimento è info@psicologicalabria.it. Ed è invece all'indirizzo ordinefarmacisti.cz@virgilio.it che ci si dovrà rivolgere chi volesse chiedere quali garanzie professionali possano essere garantite da un farmacista che dice ai suoi clienti che l'omosessualità non esiste o che lui conosce psicologi che la "curano" nella totale noncuranza del codice deontologico (e non certo perché il palazzo ha quattro piani, ma perché il tentare di inculcare sensi di colpa è la provata causa di istinti autolesionistici e suicidi fra chi ne è vittima).
Quindi sì, se l'Ordine degli ingegneri dicesse ai propri iscritti che non possono fare una gettata di cemento sopra i passanti, non sembra si stia chiedendo qualcosa di così assurdo anche se lui spergiura che dovrebbero permettere ai loro iscritti di murare viva quella gente qualora la cosa gli faccia piacere.
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