Il GUP respinge la richiesta di archiviazione: Silvana De Mari andrà a processo



Le lobby integraliste avevano cantato vittoria troppo presto: nonostante la richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero, il GUP ha stabilito che Silvana De Mari dovrà affrontare il processo che la vede imputata per le sue gravissime affermazioni contro gay e lesbiche.
Rappresentata da avvocati rigorosamente legati all'integralismo cattolica, la sua linea difensiva era basata sul sostenere che le sue offese fossero rivolte ad una pluralità di persone e che quindi non fosse identificabile il nome e il cognome delle persone colpite. Un cavillo che aveva convinto il Pubblico Ministero ma evidentemente non il GUP, ancor più a fronte di una difesa che pare non avessw neppur tentato di nagare la natura diffamatori delle frasi che la dottoressa aveva dispensato ai proseliti di Mario Adinolfi dopo aver sostenuto si trattasse di oggettività "scientifiche". Tra le varie asserzioni, il suo sostenere che «l’omosessualità è un disturbo che si può curare», «i gay sono la nuova razza ariana» o «l’omofobia è un diritto che rivendico».
Alessandro Battaglia, coordinatore Torino Pride, commenta: «Siamo molto contenti della decisione presa dal GUP di respingere la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero e che per la prima volta sia stato individuato in un’associazione di secondo livello come il Coordinamento Torino Pride il soggetto diffamato in una triste vicenda che ha visto me e migliaia di persone omosessuali diffamate e offese nella nostra. Adesso si aprirà una vicenda giudiziaria triste e dove la nostra comunità sarà esposta in modo importante ma crediamo fermamente che non tutte le esternazioni siano effettivamente delle opinioni. Crediamo nella giustizia e ci auguriamo che il corso della vicenda veda finalmente chiarite posizioni e atti. Le parole hanno sempre un peso ed è nostro dovere difendere tutti e tutte coloro che, in qualche modo, soffrono per la propria condizione e certamente non possono essere aiutate da una società e da soggetti che rivendicano il diritto all’odio».
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